– Raccontami tutto dall’inizio…
Le ho detto nella speranza di fermare il flusso di lacrime che le cadono giù dalle guance.
Sono lacrime particolarmente dotate, fanno una doppia evoluzione, stile salto mortale, sulle di lei guance, che hanno grandi proporzioni.
Ci sono ricascata e sto sostituendo mia cugina Cinzia, partita per le sue ferie di ottobre, ne “La Pergoletta”, il favoloso hotel.
A piangere a dirotto è la cameriera, Ninetta. Ma ancora non siamo, io e Gino, riusciti a capire perché. Poi, finalmente, tira fuori una fotografia dalla tasca. È un po’ sgualcita, il soggetto ritratto, comunque, si vede benissimo. Sarà una foto di dieci anni fa.
– Che bella ragazza.
Dico gentile, e poi aggiungo incautamente.
– È tua sorella?
Perché delle tre scimmiette non ho preso nulla?! Non faccio che parlare, altro che non vedo, non sento, non parlo… Gino mi lancia un’occhiataccia e continua comprensivo:
– Ma si vede benissimo che è lei!
Io non vedo benissimo, ma in quella foto non c’è assolutamente la stessa donna che ho davanti adesso.
– Grazie Gino.
Dice Ninetta sollevata.
– Ma zia Tita ha ragione. Non sembro più io… Tutte quelle punturine sulle guance, sulle labbra, guarda persino sulla fronte… adesso come faccio, come faccio?
Devo dire che, nonostante la sua perspicacia, anche Gino non ci sta capendo nulla. E io sono abbastanza preoccupata perché tra meno di un’ora arriva un bus con dieci piccoli cinesi, alla faccia di Agatha Christie, e devono dormire tutti qua. E Ninetta non ha finito di riordinare la metà delle camere che servono. La vicenda va dunque risolta velocemente.
– Senti Nina, tu sei una bellissima ragazza. Però, sei anche di servizio stamattina. Dicci che cosa c’è, e chiaramente per favore! Cercheremo di aiutarti, lo sai che io e Gino siamo potentissimi insieme. Allora?
– Viene mio padre a trovarmi, da Breslavia, arriva dopodomani. Non sa che io ho fatto tutte queste punturine e si arrabbierà moltissimo.
– Ma figurati! Non se ne accorgerà nemmeno. È un uomo. Tu non dire niente e lui, se anche dovesse pensare che qualcosa non torna, penserà solo al bene che ti vuole… Se poi dovesse insistere puoi sempre dire che hai avuto una brutta allergia alle noccioline e sei rimasta un po’ gonfia, nonostante le medicine.
Lo so, lo so, a volte sono sbrigativa sulle tragedie degli altri, ma questa cosa delle punturine mi fa saltare i nervi. Incontro continuamente splendide ragazze che si stravolgono i lineamenti senza motivo.
Non puoi prendertela neanche più con i medici estetici, perché la maggior parte di queste, va da gente senza arte né parte che compra a caso gonfiatori in farmacia.
E non è come farsi le mèches che poi te le tagli e i capelli ricrescono. La faccia non ricresce, puoi tenertela di bronzo e fregartene, a quel punto, di quello che pensano gli altri, soprattutto di quelli che ti vogliono bene, a cui piacevi prima e piacerai sempre e comunque.
Eccoli, sono arrivati!
Il capo delegazione ha uno stemma gigantesco sulla giacca. Sembra quello delle polo famose, Ralph qualcosa, solo che questo non è a cavallo, ed ha in braccio una gigantesca pala…
Una bella ragazza, cinese a sua volta, con i capelli raccolti mi sorride e traduce:
– Buongiolno, siamo qui pel campionato mondiale di pelota, nostro plesidente vollebbe sapele se possibile tutte camele vicine per fare blifing… possibile?
Certo, è possibile. Mia cugina me lo ha ripetuto circa cinquecento volte, dunque spedisco i dieci piccoli cinesi a dormire, ma solo dopo che hanno fatto una foto con me, dal momento che, come mi ha spiegato la traduttrice, vogliono far vedere a qualcuno nel loro Paese, come siamo ridotti in Italia con le pensioni, se una vecchia come me è ancora al lavoro.
Non ho ritenuto utile spiegare nulla, poiché il trend mi sembra esattamente questo ed effettivamente c’è il rischio che la prossima legge spedisca la gente a riposo, solo alla fine dei propri giorni.
I momenti più belli in hotel, dietro il banco della reception, sono quelli del pomeriggio. Tutti hanno già fatto colazione, il cane zebrato è mollemente accasciato sul divanetto dell’ingresso, i cinesi sono andati ad allenarsi a Fuorigrotta, io mi gusto un thè speciale, con corredo di mini sfogliatella frolla, sottratta alla guantiera della colazione e serbata gelosamente per questo momento.
Sono all’ultimo morso quando entra Ninetta, seguita da un anziano signore.
Io ripenso alla pazienza che ci vuole per noi anziani a stare al mondo. Essere serviti dai commercianti, per esempio, suppone di evitare le ore di folla e studiare gli orari in cui possono darti retta, calibrando la propria spesa su quelli.
Fare i turni, segnandoti quale nipote ti ha accompagnato per ultimo, non rompere le scatole sempre agli stessi. Anche questa è vecchiaia.. per cui sorrido e chiedo a questa benedetta donna:
– Cara è questo il tuo papà?
– Sì zia… Grazie dei consigli, è andato tutto bene.
– (Meno male e dunque?)
– “Miło mi. panią poznać”
Mi fa lui e poi rivolto alla figlia
– Ona jest trochę stara…
– Ma che sta dicendo Ninetta?
Chiedo sempre più perplessa.
– Ahahha, zia, no devi scusarci. Allora lui dice che è onorato di conoscerti, anche sei un po’ troppo grande per sposarti…
Siamo diventati tutti matti!
Non mi sono mai voluta scientemente sposare e non lo farei mai ultraottantenne, anche se sposare uno del quale non capisci una parola poteva essere una soluzione cinquant’anni fa. Il matrimonio è l’unica cosa della quale non ho mai sentito la mancanza
– Lo so, lo so…
Continua lei, vedendo le mie sopracciglia alzarsi vertiginosamente
– Io volevo sapere se hai qualche amica più giovane che poteva essere interessata, così… per farsi compagnia. Papà è una bravissima persona. Vorrebbe trasferirsi qui a Napoli e questa mi sembra una buona soluzione..
– Nina questa è una buona soluzione soprattutto per te, mi pare di capire.
Apprendo così che, nonostante le punturine, non si perda la capacità di arrossire. E ben le sta. Propinare il padre a un’altra povera donna non si fa.
Per sviare offro, comunque per buona creanza, un po’ di the e sfogliatelle anche a questo sorridente polacco.
Lo faccio accomodare nella saletta laterale, che riserviamo agli amanti di lungo corso. Lui si leva il cappello, rivelando una serie di tinte venute male a strati. Le sfumatura dal bianco al rosso, passando per svariate strisce marroni, mi convincono che il fai da te estetico è un problema di famiglia.
Squilla il telefono. È Cinzia, vuol sapere come me la sto cavando con la reggenza del suo palazzo!
– Benissimo tesoro… Senti, ma tu che ne pensi della Polonia?
Trovo che questo interessante papà polacco, non troppo decrepito, possa essere di aiuto a una donna con tanta voglia di girare il mondo, come mia cugina Cinzia, che spesso sorvola sul fatto che ha pure un albergo da mandare avanti.
Io, invece, penso che me ne andrò a Pechino a vedere la finale di pelota.
Uno sport che non immaginavo potesse essere così avvincente.













