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Zia Tita e gli UFO

Zia Tita e gli UFO- illustrazione Umberto rgk bogard
Zia Tita e gli UFO- illustrazione Umberto rgk bogard

Apro la porta di fretta per andare dal fruttivendolo, prima che Antonella del 6F si accaparri tutte le puntarelle che Saverio ha disposto sulle appetibili cassette, all’ingresso del suo negozio.

Oramai verduraio e gioielliere hanno gli stessi prezzi, ma a, differenza del gioielliere, il fruttivendolo finisce anche quasi subito i suoi gioielli.

Mentre scendo le scale mi sembra di scorgere due tipi, dal caschetto biondo che salgono insieme all’unisono le scale, ma appena ne voltano la rampa, spariscono. Indagherei volentieri, ma non posso perdermi le puntarelle.

Con la sensazione che le pillole per il colesterolo debbano avere un necessario stop (perché tutto, ma le allucinazioni no) mi infilo rapidamente la giacchetta dei mezzi tempi. Appena arrivo dal fruttivendolo mi rendo conto che c’è una strana agitazione tra le signore.

– Allora ‘ste carote le pigliamo o no, signora Maria?

Saverio è insolitamente scocciato. Non sfodera il suo ammaliante sorriso a denti alternati oro, incenso e mirra, per infilare qualche frutto ammaccato in mezzo a quelli tirati a lucido.

– Titina ti dico che l’ho vista chiaramente!

– E pure io, quindi siamo in due.

Insiste Carmela.

Aggiungendo al puzzle le diverse frasi smezzate che le signore si contendono, vengo a sapere di un disco volante che stamattina ha scelto proprio il nostro palazzo per atterrare.

A quel punto Saverio, preso da una crisi di nervi, comincia a portare tutte le casette di verdure prelibate dentro il negozio.

– Basta con queste storie! Se non la smettete chiudo il negozio e me ne vado. Anzi, me ne vado lo stesso!

E continua a trasportare la merce nel fondo nel magazzino.

Ha appena afferrato le puntarelle che, non del tutto disinteressatamene, lo ammetto, mi aggancio al suo braccio.

– Saverio, ma che succede?

Entro con lui nel negozio, mentre le altre clienti, indispettite, stanno andando al Municipio, dai Vigili Urbani. Sono certe che sul tetto non si possa parcheggiare, nemmeno un’astronave.

Si morde nervosamente le labbra.

– Sono cose tremende, che ho tentato di dimenticare per anni…

Faccio solo sì, lentamente con la testa, per non interrompere il flusso dei ricordi e farlo tornare in sé.

– Ero solo un bambino, la mia famiglia tiene la terra da generazioni, lo sapete, a Pianura… Una notte, mia nonna ci ha svegliati tutti urlando, perché gli alieni si erano succhiati la nostra vacca…

– Ma come succhiati?

Non ho potuto fare a meno di chiedere.

– Sì, sì… succhiati proprio. Prima, dei nostri vicini avevano trovato pezzi mancanti degli animali, ma succhiati mai. Solo la nostra vacca. Mia nonna non si è ripresa più.

Riesco a portare via le mie puntarelle, prendendone anche un mazzetto per Antonella del 6F, perché non c’è verso di farlo ragionare, Saverio chiude la bottega per oggi.

Insisto nel dire che, seppure il disco volante o la sfera luminosa (su questo non è stata fatta chiarezza) fosse atterrata, non si era sentita nessuna aspirazione (stile cucchiaiata da brodino) e che nessuno dei viventi esseri umani e i loro cani, gatti, papere, cavie, pitoni, e porcellini d’India, che rappresentano attualmente lo zoo del quartiere, era sparito o eccessivamente dimagrito, perdendo i liquidi corporei.

Ma niente. Ha chiuso i battenti e sul futuro, risponde sibillinamente andando via:

– Domani si vedrà.

Faccio dietro front e vado verso la palazzina di Antonella, scrutando i tetti e il cielo, senza scorgere particolari stranezze. Mi tornano in mente i due di stamattina e mi dico, dal momento che sono letteralmente spariti mentre salivano le scale, che potrebbero essere gli autisti del disco volante.

Ma chi ce la fa a fare due rampe di scale solo per scoprire, poi, magari, che questi due sono spariti già.

Penso che, tutto sommato, dal balcone di Antonella riuscirò a vedere meglio il tetto di fronte, dove si trova casa mia, e in quella palazzina l’ascensore funziona bene.

Suono al citofono.

– Chi è?

– Sono Tita, ti ho preso le puntarelle… aprimi che te le porto su.

– Ah… Tita, mi dispiace non posso aprirti adesso, grazie comunque, sono certa che le potrai congelare. Ciao.

Mette giù senza darmi nemmeno il tempo di salutare. La faccenda mi puzza. Non è da Antonella rinunciare alle puntarelle. Scenari apocalittici mi si parano davanti: rettili dalle lingue biforcute, gnomi saltatori e ridanciani, intere edizioni di X-Files e Incontri ravvicinati del terzo tipo, più tutti i film di Star Trek e Guerre stellari, forniscono solo immagini deliranti alla mia testa. Non posso permettere agli alieni di portarsi via Antonella.

È una brava persona, ed è lei la controllora dell’amministratore, l’unica che riesce a trovare gli sbagli fortuiti o ragionati con cui fa la cresta sul condominio.

Vado dalla portiera e dalla figlia a chiedere man forte per carpire qualche notizia in più, e vedere se a loro Antonella apre la porta.

Arrivo alla loro abitazione e trovo sull’uscio la figlia della portiera alle prese con un Vigile Urbano che, insiste, deve assolutamente andare sul tetto.

È il nipote di Carmela, sua nonna è andata in Municipio e non vuole assolutamente che vi ritorni nelle prossime due ore.

Sragiona di sfere luminose e fruttivendoli impazziti, ha raccontato a tutti di sua moglie Eleonora e minaccia di passare agli altri membri della famiglia, se non si occupa direttamente lui (o almeno il Comandante della stazione) degli UFO.

Allora la aprono o no, questa terrazza condominiale?

La portiera arriva trafelata con chiavi al seguito e, quindi, non mi resta che unirmi alla spedizione, armata delle mie puntarelle che, magnanimamente offro a portiera e figlia (ma niente per il Vigile, che comunque sembra non conoscerne la prelibatezza).

L’ascensore fa, per una volta, il suo dovere, sebbene a fermate obbligatorie al secondo e quarto piano; finalmente arriviamo alla porta del tetto.

La chiave nella toppa della serratura non gira, la portiera si rende conto allora che, forse, ha preso quella della palazzina sbagliata.

Stiamo per tornare tutti giù tutti e quattro, a cercare la chiave del palazzo giusto, quando, la porta del tetto si spalanca senza preavviso.

Ci voltiamo di scatto tutti, un gabbiano enorme ci guarda altrettanto stupefatto dall’altra parte dell’uscio. Poi si gira e vola via. A quel punto il Vigile, non senza un po’ di timore, fa capolino oltre la soglia.

La terrazza è completamente vuota. Fa caldo, il sole ha bruciato tutti i gerani e risparmiato le piante grasse. Mentre l’uomo sospira sollevato, io non sono ancora convinta che sia tutto così regolare come sembra e, soprattutto, devo ancora verificare che Antonella stia bene, sia sana e salva.

Mi sporgo, quindi, oltre il cornicione per guardare il balcone del 6F e vedo Attilio che fuma disinvoltamente il suo sigaro dell’ora dopo.

Adesso so perché Antonella non poteva farmi accomodare in casa sua…
Ci risiamo, Margherita lo scoprirà e saranno altri guai per il condominio.

Devo ammettere che sono delusa che si risolva tutto in così poco, sentendo fare il resoconto del mancato ritrovamento al Vigile, mentre lo comunica al telefono a sua nonna.

Mi consolo pensando alle puntarelle che mi gusterò a pranzo, e sto per chiederne una ricetta nuova alla portiera, anche lei fantastica cuoca, quando lei stessa, precedendomi, a sua volta mi domanda:

– Zia Tita, ma da quando abbiamo sul terrazzo questi due nani da giardino?

Nota dell’autore

Ringrazio per questa avventura di zia Tita, la documentazione ricevuta da Nicola Guarino, ufologo italiano, che da anni raccoglie cronache di avvistamenti sugli oggetti volanti non identificati e altri fenomeni non spiegabili.

Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Per la narrativa pubblica ‘Zaro. Avventure di un visionauta’ (2003), ‘Il mercante di favole su misura’ (2007), ‘Allora sono cretina’ (2013), ‘Pazienti inGattiviti’ (2016) ‘Le metamorfosi di Nanni’ (2019). Il libro ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ ed ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.