Credo che la cosa più difficile alla mia età, sia inventarsi ogni giorno.
I vecchi hanno bisogno di programmi e, possibilmente, di programmi che coinvolgano altre persone, per non trovare scuse che, all’ultimo momento, li mettano in condizione di starsene senza fare un beato niente.
Anche coinvolgendo queste persone poi, non è detto che, alla fine, non si rinunci comunque a fare, ad andare. Si ritrova lo spirito dell’adolescente al liceo, che si pone la domanda: ma a che vale?
Cui prodest? Studere, studere… post mortem quid valere?
Quando poi, come me, non si hanno mariti e figli, ma solo nipoti oramai grandicelli e di sicura autonomia, la voglia di inventarsi la giornata ti passa.
Ed è così che, a miglior vita, sono passati diversi anzianissimi amici che, semplicemente, hanno smesso di vivere. Sembra, quindi, la perfetta conclusione: mi lascio andare al niente.
Io, però, ho troppa voglia di vivere ed è, questa voglia, la forza creatrice che mi spinge a inventare le mie giornate.
Questo caldo ammazza-vita mi fa tentare, per ingannare il tempo, una prima serie di soluzioni semplici: intanto la mattina, dal momento che non è possibile uscire di casa, punto tutto sulla TV.
Bud Spencer e Terence Hill mi fanno pensare a mio fratello Umberto, che ci andava pazzo… io meno. Per cui alleno alternativamente tutte le dita di ciascuna mano a spingere a ritmo cadenzato, velocità sostenuta, tutti i tasti del telecomando, in una mia forma personalissima di fisioterapia.
Lo zapping a ritmo folle, comunque, rallenta sempre troppo quando scendono in campo i mignoli. E quindi passo dalle azioni di Polizia che, mentre arresta il malvivente, lancia sguardi significativi in tralice prima di un’irruzione, alla cuoca che nel frattempo, nel canale accanto, oltre la soglia dell’agguato, sta preparando dei manicaretti e piatti succulenti che io ho dovuto smettere di mangiare per “non consegnarmi senza fare sciocchezze”, come dice il tenente, all’ASL.
Passo, allora, alla fase due: bricolage. Prendo le fotocopie di diverse foto di famiglia, di varia grandezza e colore, ritaglio dai gruppi quei parenti che mi stanno più sulle scatole e li sostituisco con personaggi famosi e non, incollando tutto poi su un gigante foglio bristol, che forma una famiglia tutta nuova.
Mia mamma, in questa mise di inizi Novecento, è tra Antonella Clerici e Carlo Conti, mentre, affianco a loro, fa capolino il mio strepitoso nipotino Andrea, tenuto in braccio da Marlon Brando.
Regalo questi quadri a miei nipoti che, se la collocazione nella foto corrisponde o meno al loro gradimento, tappezzano amenamente pareti varie. Sto per incollare mia cugina Rosaria accanto a Peppino di Capri anni ’70, quando suonano il campanello.
Borbotto tra me e me che “vogliono tutti retta!” e questo suono, già lo so, finirà per togliere tempo all’arte, anche di chi, come me, non è certo un pittore pittoresco, e ha quindi grande bisogno di concentrazione.
Ma è il mio essere umano preferito: la figlia della portiera.
Il condominio è al completo per la festa di Ferragosto. Quest’anno, per prezzi e caldo, sono aumentati i vecchi lasciati alla nostra custodia.
La figlia della portiera sostiene che sulla terrazza, anche di sera, fa troppo caldo, dunque come CI organizziamo?
Dovrebbe dirlo lei e, invece, lo dico io: chiediamo a Internet. Lei mi guarda scettica.
Ho imparato, oramai, che nessuno di noi è originale, ma che, per fortuna, ci sono gli altri. Qualunque cosa ti capita, a un altro è già successo e te lo racconta, comprese le sue soluzioni. Come siamo banali.
La domanda fatta al computer è stata: “come rinfrescare una terrazza per una festa di sera?”. E la rete anche stavolta non ha deluso. Perché non esiste più la Beata Ignoranza, purtroppo, oggi tutti sanno tutto.
Per tirare giù uno schemino di sopravvivenza alla festa di Ferragosto in terrazza, passiamo due ore al mio computer, tra risate e proposte oscene e alla fine, per magnanimità, stampiamo un piccolo vademecum da sottoporre ai condomini. Tutti quelli rimasti e partecipanti alla festa dovranno dare il loro piccolo contributo.
Mangiamo insieme una buonissima insalata di pomodori da gioielleria, i famosi cuore di bue, e della mozzarella che ci porta su dalla latteria la portiera, sua mamma.
Il tempo passa più velocemente insieme e, mentre mamma e figlia aggiungono complicazioni e inventano contestualmente soluzioni per il nostro Ferragosto, penso a come la Rete oggi, aiuti la mia vita.
Senza la rete, una certa stanchezza a ripetere le cose mi assale, ma la Rete mi mostra ogni giorno come e quanto il mondo cambia, trovando strade diverse, molte inimmaginabili.
Certo con la Rete, ma senza la presenza delle persone dal vivo, degli amici, dei parenti, di chi raccatto per la via (perché so che ha bisogno di compagnia) la mia vita non avrebbe più senso. Ce l’ha perché degli altri mi importa; gli altri sono sempre una riserva incredibile di novità, più della Rete.
Novità belle e brutte, come quella di Margherita e il suo cane Titinella, che arrivano alla mia porta e si insediano nel mio salotto, insieme a tutti gli anziani rimasti nel condominio che, con ingresso a grappolo, si accomodano su divani e sedie sparse.
Hanno, in un’unanimità che mi esclude, deciso che la riunione organizzativa si tiene a casa mia.
Viene stilato un programma della serata, arricchito del torneo di scopone, senza il quale suor Giovanna e Giacomo non verrebbero proprio. Chiedo a questo punto le chiavi della portineria, ci sono infinite obiezioni all’approvazione e, dunque, la guardiola rischia di restare sguarnita per troppo tempo.
Mentre tutti stanno a casa mia, adesso, io mi godo il fresco della portineria, insieme all’ultimo numero della settimana enigmistica, che risolvo senza l’aiuto di nessun computer, in barba all’altrui beata ignoranza.














