Ci sono giornate che di alzarmi dal letto non mi va proprio, so che è l’anticamera della morte.
Mi sento stanca, scocciata e non vedo il senso di mettere le gambe fuori dal materasso.
Interviene sempre in questi momenti una occasione salvifica che mi impedisce di diventare una mummia nel mio letto.
Stamattina è il caldo soffocante.
Non ho mai detto che l’occasione sia divertente e sana: anche le seccature tornano utili a sconfiggere l’apatia.
So che la soluzione più a portata di mano è il supermercato sotto casa e la sua pregevole aria condizionata, nella quale mi sollazzerò almeno fino alle 13:30, quando anche l’ultimo pensionato fermo davanti al banco frigo sarà portato via con la forza.
Sto canticchiando un motivetto a caso, capisco dagli sguardi in tralice di un ragazzo nel supermercato con me, che gli sto dando parecchio sui nervi. E lo comprendo benissimo.
Quando io ero pazza per Tom Jones e Delilah, e mia mamma ne stroppiava tutte le parole inglesi che Fiorello al confronto è un linguista di eccezione, avevo l’impulso di prenderla a ceffonate.
Sto per allungare la mano verso il gorgonzola, quando un pianto sommesso mi ferma.
Faccio già per posare il formaggio, che so bene non dovrei guardare nemmeno con il binocolo.
Temo sempre che ci sia il mio medico curante. Fa la spesa nel mio stesso supermercato e come deterrente a comprare schifezze è fenomenale, ma questo non aggiunge informazioni su chi piange.
Un ventenne, più o meno, parla al telefono con qualcuno e spiega che odia l’università, odia i proff. che ti giudicano come persona e non per la tua preparazione e adesso chi glielo dice a mio padre.
Le risposte all’altro capo del telefono, però, non lo soddisfano e con un ultimo singhiozzo mette giù.
– Hai visto che cercano personale?
– Scusi?
– Sì, all’ingresso c’è scritto che cercano qualcuno per le consegne questi due mesi… perché non ci fai un pensierino?
– Ma io… dovrei studiare per gli esami di settembre…
Guido è un ragazzo a modo e quando lasciamo entrambi il supermercato alle 13:33, ci spostiamo solo di qualche metro alla gelateria all’angolo, raggiungibile a rischio sincope.
Mi spiega che quel lavoro non poteva proprio accettarlo e seguono svariate buonissime ragioni.
Che allora dovresti ripetere a te stesso, ribatto io.
– Io ho lasciato economia e commercio, aperto questa gelateria e fatto tre figli.
– Signor Armando ma quaranta anni fa…
– E che vuol dire!
Armando il gelataio si siede accanto a noi, alle 13:40 non c’è nessuno…
– Capiamoci. Signora zia Tita la voglia della felicità è come uno scoppio nella testa.
Quando senti che quella cosa che fai, oppure la persona con cui stai, quello che fai del tuo tempo, non sta andando in una direzione che ti rende felice: devi scappare.
Hai capito guagliò? Non è che te ne devi andare, te ne devi scappare proprio. Ma questo sempre, non solo a venti anni. Sempre, sempre! Ogni leccatina è fondamentale, non si perde tempo a leccare gusti sbagliati!
Il mondo è sorprendente, ho fatto bene ad alzarmi dal letto. E quindi me lo chiedo pure io: sono felice?
Un nuvolone copre il cielo all’improvviso. Una cascata di acqua ci lascia a bocca aperta, piove così forte che non riusciamo a vedere il marciapiede di fronte. Per strada non c’era nessuno e quindi nessuno sta correndo, ma non potrebbe raggiungere nessuna destinazione seppure ci fosse.
Vedo il basilico gigantesco della signora del primo piano lasciare la casa con le foglie che salutano, navigando verso sud…
Poco a poco, sedotto dal nostro silenzio attonito, il tempo si calma e anche il nostro animo.
Sorrido a Guido e Armando e lascio la gelateria, pattinando piano piano nelle pozze piene di acqua, mentre i raggi timorosi dietro le nuvole mi avvertono del ritorno dell’estate.
Non riesco a spiegare questa euforia pacata che sento nella pelle, come se il mondo mi volesse ricordare che, anche quando non sono io a procurarmi compagnia e presenza, non sono sola, come a dirmi che l’universo sente che ci sono anche io e che mi parla. Apro le finestre della libreria, fino a che dura questo insperato fresco, e mi scelgo un Terzani d’annata.
Il suono del citofono mi sveglia. Guardo l’orologio sono le otto. Che bel riposino pomeridiano insieme a Tiziano.
– Sì?
– Zia Tita?
– Sì? Chi è?
– Sono Guido, il nuovo fattorino. Oggi ha lasciato la spesa alla cassa, posso portargliela su?
Potrei aver vinto in questo momento il campionato di sorriso più largo dell’universo nella stagione 2024/2025.













