La ragazzina mi guarda implorante. Ed io ai giovani, si sa, non resisto.
Si è sparsa la voce nel palazzo che sono fenomenale nel cucito. Tutta colpa della figlia della portiera, la mia più grande fan.
Le avevo tagliato e cucito un intero guardaroba per le sue bambole e lei, che per anni aveva mantenuto un rigoroso riserbo, dal momento che pretendeva di essere l’unica a rifornirsi nella mia esclusiva boutique, arrivata nella sua epoca universitaria, non solo ha regalato l’intera collezione a tutti i piani del palazzo, ma ha pure spifferato che la meravigliosa stilista non è altri che la sottoscritta.
E dunque eccoci qua.
– Signora zia Tita, le ho preso anche una stoffa bellissima, di seta azzurra, guardi qua.
– Eh Martina, lo so – mi fa una tale tenerezza che mi strangolerei da sola – ma si tratta del tempo…
– Ma lei è vecchia, che deve fare?
In compenso adesso strangolerei anche lei.
Ma come darle torto? In fondo è vero sono vecchia, ma ho l’agenda del Papa nuovo, tra le famiglie arcobaleno e i nuovi nazisti da ricevere, di tempo ne rimane proprio poco.
Insomma, eccomi qui, ago filo e gatto di Martina.
Sono due giorni che dormiamo poco. Questa è una città che non ti fa annoiare. Abbiamo vinto lo scudetto. La palazzina trova modo di dividersi anche qui.
Partiamo da Antonella, inquilina dell’ultimo piano, incazzata nera. Con i nervi già provati da mesi di bradisismo è stata gentilmente obbligata dal primario a ‘ritirare’ il padre dall’ospedale nel quale era ricoverato, dal momento che non essendo propriamente in fin di vita, deve far posto a quelli che, nelle stima della probabilità della Prefettura, sono pronti a sostituirlo.
Tra infarti per la vittoria o la mancata vincita, gente che per l’entusiasmo salta giù dal balcone, più matti vari, non vogliamo mica che le statistiche parlino degli incidenti, invece che del grande risultato raggiunto dalla squadra di Conte!
I ragazzi del palazzo, invece, non stanno nella pelle: urlare a squarciagola, infradiciarsi, dipingere di azzurro qualunque parente gli venga a tiro, il tutto non solo impunemente, ma con il plauso di familiari di diverso ordine e grandezza. E adesso la parata.
Inutile dire che Martina, tifosa di sei anni, non può mancare. I genitori stanchi morti dopo la partita non le hanno consentito di mischiarsi alla folla che ha invaso il centro e la zona dello stadio, e quindi ha visto la festa solo attraverso le mille versioni televisive che hanno attraversato strade vicoli e palazzi insieme a Margherita e Cocciante.
Ora non scherziamo: non se ne parla di perdere per nulla al mondo la parata del lunedì, solo che la mamma lavora alla mensa della Banca e suo padre è di turno al Municipio.
Ed io sono vecchia, che avrò mai da fare? Alla parata andremo, dunque, io, lei e il gatto, rigorosamente vestiti di azzurro.
Siamo spettacolari, tutti e tre. Martina poi con i capelli diritti in testa, sembra la mamma dei Simpson e il gatto, con la mantellina azzurra che gli ho cucito, potrebbe spiccare il volo e lasciarci per sempre da un momento all’altro.
Su di me taccio, se non per le borchie al collo che mi danno l’aria di una rinsecchita superstite, scolorita dal nero all’azzurro, buttata fuori da Blade Runner.
Oscillo come al solito, tra la paura di non essere vista e la paura di essere vista. Sono anche io adesso dentro la parata e dunque dentro la TV, solo meno a fuoco, poiché oggi la televisione così definita mi pare così a fuoco che è più vera della realtà.
Accanto a noi una marea di varia umanità, solo coerentemente azzurra. Tutta.
Un cinquantenne che pare il genio di Aladin, con pochi capelli ma pancia abbondante e gambe piccole e chiaramente completamente ricoperto di azzurro, sta lamentandosi con il suo amico di corteo, tra un coro e l’altro – I campioni di Italia siamo noi siamo nooooiiii… –
Tu capisci Vitto’… C’è sempre qualcuno più vecchio, più povero, più malato! Anche lamentarsi da soli è diventato impossibile perché pure nella testa tua si affaccia il tizio, pure nel tuo pensiero e ti fa sentire una chiavica e che cazzo! Adesso mia figlia mi ha fatto pure lei una chiavica per Gaza! Capisci Vitto’ Gaza, io manco so dove sta Gaza!
E lei:
– E perchè Napoli è la città della brava gente e delle persone insieme… e quanti siamo per lo scudetto e perché non stiamo in piazza per Gaza… Insomma pure lo scudetto me vonno intosseca’!
Mi sembra di essere nelle ultime file di un funerale, dove si parla anche di altro, visto che ormai del morto abbiamo detto tutto.
La giornata è bellissima.
Martina e il gatto mi pare si stiano divertendo molto. Ci metto un secondo per capire che la faccia davanti alla mia non è vittima di un esorcismo, ovvero con la faccia attaccata alle spalle, ma è quella di Maradona disegnato sulla schiena di una ragazza che mi precede.
Accanto a Maradona, passando per la Madonnina anche lei naturalmente in bianco azzurro, sulla schiena di un altro tifoso vedo il volto del giovane calciatore scozzese, oramai naturalizzato napoletano, che ha imparato a dire Mac Fratemo.
La manina di Martina stringe la mia:
– Grazie zia Tita.
Le sorrido.
Intanto penso a quanto sono grata a questa bimbetta, che stamattina mi ha obbligata a vivere pienamente un altro giorno della mia vita. Vita che ho rischiato pure di perdere quando ad un certo punto non la vedevo più dentro il corteo.
Ma, come dice mio nipote Davide
Perdersi è parte del viaggio.
Autore Barbara Napolitano
Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Per la narrativa pubblica ‘Zaro. Avventure di un visionauta’ (2003), ‘Il mercante di favole su misura’ (2007), ‘Allora sono cretina’ (2013), ‘Pazienti inGattiviti’ (2016) ‘Le metamorfosi di Nanni’ (2019). Il libro ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ ed ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.













