Ultimamente non faccio che chiedermi:
– Ma quand’è che sono diventata vecchia?
Non ho capito subito i segnali, evidenti per la verità, del passare del tempo che mi stava lasciando, un giorno dopo l’altro, ostaggio di osteoporosi e sordità.
Ci ripenso adesso, ancora sdraiata nel letto e piuttosto refrattaria ad alzarmi, perché appena mi sono girata nel sonno, il male alla schiena mi ha svegliata.
Faccio fatica a muovermi nel letto e mi sveglio. O meglio la mia schiena mi sveglia perché ho tentato vanamente di cambiare lato. Ma anche così supina a fissare il soffitto, la schiena mi duole. E va bene mi alzo!
Sento anche la pioggia battere… lo avevano detto alla radio che oggi sarebbe piovuto. Apro le imposte e il sole caldo di ottobre invade la stanza e il letto sfatto. Eppure io sento piovere ancora.
Apro la porta del bagno e due centimetri buoni d’acqua mi abbracciano affettuosamente, entrando in camera da letto.
Accidenti.
Mi piace vivere da sola, ma queste sono le volte che rimpiango non poter condividere le parolacce che escono, a frotte come l’acqua, dalla fontana improvvisata nel centro del mio bagno, ma ancora di più mi servirebbero due coinquiline braccia, che mi aiutino a sollevare l’acqua da terra.
Da sola proprio non se ne parla. Potrebbe stroncarmi definitivamente il tentativo di asciugare, eroicamente in solitaria, il pantano.
Vivere da soli significa essere attenti a portarsi tutto quello che serve in bagno, per esempio la carta igienica. Nessuno a cui urlare di portarla alla bisogna del bisogno, come non bisogna mai dimenticare di portarsi il bicchiere d’acqua fresca accanto al letto, sul comodino.
Non tento nemmeno di fare qualcosa. So bene che è inutile. So bene che i tentativi di fermare (noi piccoli individui che vivono da soli!) il destino avverso, le ingiustizie del mondo, i treni partiti, sono vani. Per tutte queste imprese il gruppo è importante.
Fondamentale direi.
Chiamo, quindi, il mio idraulico storico, Guido.
Dopo un paio di squilli parte la segreteria registrata dal figlio di Guido, avvocato penalista. Informa via messaggio registrato sul numero del padre, noi tutti vecchi clienti, del recente trapasso a miglior vita del povero Guido.
Pace all’anima sua, ma ritorno alla sequela di parolacce, cui assiste solo il povero Ciccilluzzo, il mio aucelluzzo. Unico coinquilino della sottoscritta. Canarino giallo, premio miglior gorgheggio del Vomero.
E Ciccilluzzo fa finta di concentrarsi sulla parte ancora mangiabile della sua foglia di insalata, perché ha capito bene che non è aria, manco quella di Tosca.
Sono campionessa mondiale del piano B. Quindi mi faccio coraggio a scendo dalla portiera, con la sua sfilza di parenti tuttofare qualcuno ci sarà, e so già che mi costerà caro.
– Allora signo’… per il momento ci sta poco da fare. Come riapriamo la chiave dell’acqua qua riparte tutto!
La chiave dell’acqua, per inteso, l’avevo già chiusa io.
– E quindi?
Chiedo a questo cugino di secondo grado della portiera che, gentilmente è venuto a dare un’occhiata.
– Bisognerebbe alzare il pavimento di tutta la casa e cercare di capire dove si è schiattato!
Qui ci vuole l’Avvocato penSalista, altro che.
Lo congedo e chiamo Davide, il mio pronipote, ben sapendo che non ha alcun tipo di capacità manuale, né idraulica né muratoria, ma so che maneggia come nessun altro ChatGPT, e, da quel che so, ChatGPT è l’equivalente del genio della lampada.
Siamo tutti e due davanti allo schermo che alla domanda:
– Come si ripara un rubinetto rotto?
Risponde: OCCORRENTE chiave inglese o a rullino, cacciavite, guarnizioni di ricambio, o cartucce ceramiche se è un miscelatore…
E continua con sequela di attrezzi da usare e casistiche secondo le quali un rubinetto può perdere.
Per fortuna nessuno dei due ha perduto il senso dell’umorismo, ma la soluzione appare lontana.
Poi Davide ha l’illuminazione:
– Zia Tita abbiamo sbagliato tutto! Qua non ci vuoleChatGPT ma un tutorial! Chiamo Andrea e mi faccio portare l’occorrente per darmi una mano.
– Bene! Allora fate pure, io esco porto Titinella, il cane di Margherita, a fare un giro.
È oramai pomeriggio inoltrato, tra una mancata riparazione e l’altra, si è fatto buio. Il computer in assenza di manodopera specializzata non ha risolto un beneamato tubo, nemmeno quello dell’acqua.
Finalmente anche le previsioni del tempo ci hanno azzeccato e piove. Non più in casa mia, perché ho chiuso la chiave portante, e dove anche per tirare l’acqua del water devo andare dalla vicina a riempiere la bacinella.
È una pioggia di ottobre, fa tanto la spavalda, ma poco dopo si ferma e le nuvole si dispongono in caselle come per giocare a scacchi. Mi dico che è tutta una questione di punti di vista. Di illuminazioni.
Il mio amico Nicola, del gruppo del cineforum, ci ha folgorati tutti con l’improvvisa chiave di lettura di Kubrick, il regista. Alla fine di Odissea nello Spazio, sui titoli di coda, nel buio ha esclamato:
– Ho capito! Il cinema! Il cinema è l’astronave.
E abbiamo tutti gridato al genio.
I miei nipoti hanno ereditato dal nonno l’incapacità alle riparazioni. Mi ricordo bene di quando il loro papà cambiava l’interruttore della luce e la signora del piano di sopra prendeva la scossa.
Suonano il campanello.
È l’amministratore, accompagnato da un idraulico.
La figlia della portiera ha detto, in confidenza, all’amministratore, che avrei fatto causa al condominio per la mancata riparazione delle condutture fuori norma per alcune non specificate infiltrazioni, che hanno compromesso anche la mia abitazione.
Caspita. Io chiaramente non ne so nulla. Benedetta ragazza, quanto bene le voglio, è una vera amica.
Intervisto subito l’idraulico, trascurando l’amministratore che da sempre mi è grandemente antipatico, per saperne di più sul suo conto e soprattutto venire a parte del suo numero di telefono.
Come una ragazzina innamorata, lo osservo mentre muove agile e sicuro le sue mani attorno al mio impianto idraulico, la sicurezza con cui affronta il rubinetto, e come in mezz’ora ha finito.
– Lei è stato bravissimo! Non mi prenda per una sfacciata, ma mi lascerebbe il suo numero?
– Papà posso lasciare il numero alla signora?
Guardo stupefatta l’amministratore, non perché il suo ragazzo fa l’idraulico, ma solo perché non avrei mai supposto che un uomo così antipatico potesse essere il papà di un giovane così in gamba.
– Ma certo Tonino! Ma certo. La signora Silvia è una condomina perfetta.
Poi guardandomi aggiunge che Tonino frequenta giurisprudenza da cinque anni, ma facendo l’idraulico, perde molto tempo e non è in regola con gli esami.
Mi dico che questo ragazzo guadagna sicuramente di più di quanto potrebbe come avvocato, penSalista o no, ma so che per certi padri avere il figlio laureato conta. E per Tonino?
Sorride al padre, non mi sembra in conflitto con lui. Mi astengo dunque dal dire che ho letto, proprio ieri, che in Italia ci sono più avvocati che lavatrici.
Mi riconcilio con Ciccilluzzo che, benché fuori orario, acconsente a cantarmi l’ultima aria di Norma, normalmente a modo suo.
La serata è fresca. Mi sistemo un plaid sulle gambe e mi metto in posizione comoda per la schiena, sulla mia poltrona preferita, con tanto di lampada da lettura.
Il suono della pioggia accompagna un Hemingway di annata: Per chi suona la campana.
Un romanzo che rileggo volentieri, che racconta dell’interconnessione tra gli esseri umani e… continuerei a filosofeggiare se alzando gli occhi non vedessi una splendida luna piena e manco una goccia di acqua. Quindi non piove. Il rumore viene dal mio bagno. Di nuovo.
Rinnovo il turpiloquio e Ciccilluzzo smette di arieggiare.
Ma perché, perché, perchééééé è diventato così difficile riparare le cose nelle nostre case, perché studiamo come scaricare più velocemente un film e non riusciamo a scaricare più il water.
Perché le cose sono fatte in maniera tanto complicata che invece di ripararle bisogna comprarne di nuove? Ed anche io, vecchia ciabatta, che mi ostino a non farmi nuovi gli occhi, le orecchie, la schiena?
Ma per oggi ne ho abbastanza. Richiudo la chiave dell’acqua, ignorando quella sul pavimento e rubo il proverbio preferito di Davide, dicendomi che questo sarà un problema per la Tita di domani.
Che, tra l’altro, ha il numero di un idraulico e se non funziona se ne servirà come quello di un promettente avvocato, che farà in modo di avere dal condominio un vero idraulico, ammesso che ancora ne esistano.
Intanto caro Ciccilluzzo riprendi pure a cantare, se possibile mi piacerebbe “all’alba vincerò”, perché è proprio quella l’ora in cui chiameremo insieme l’idraulico.
Autore Barbara Napolitano
Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Per la narrativa pubblica ‘Zaro. Avventure di un visionauta’ (2003), ‘Il mercante di favole su misura’ (2007), ‘Allora sono cretina’ (2013), ‘Pazienti inGattiviti’ (2016) ‘Le metamorfosi di Nanni’ (2019). Il libro ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ ed ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.













