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Zia Tita e l’entusiasmo – Seconda parte

Zia Tita e l'entusiasmo - illustrazione Umberto rgk bogard
Zia Tita e l'entusiasmo - illustrazione Umberto rgk bogard

Peppe, proprietario e cuoco amico di Giosy, è mortificato, e continua a scuotere la testa guardando, lì a terra, sprecato un piatto di vongole che sosta sulla testa della sottoscritta.

– Che cazz’ Philippe! Maronna mia… Te l’ho detto mille volte! Sì curt… a gente nun te vere’ areto a porta da’ cucina. Rosina traduci!!!

Segue traduzione della nipote/cameriera. Intanto io spero che non mi riconosca, ma le mie speranze vengono presto deluse. Nel chiedermi se va tutto bene e dandomi un vero e proprio abbraccio, giacché una mano non ce la fa da sola a tirarmi su, avvicina il suo naso al mio. Attraverso resti di pomodorino del piennolo e vongole, mi guarda meglio una seconda volta.

– Uè, ma tu sei l’amica di Giosy… Comme no! Quella della pizza di carciofi! Aspetta, aspetta, non me lo dire… comme t’ chiamm’ uhhmmm.. Aah, sì: Pipa!

Interviene la moglie, che prende le prenotazioni, e anche lei, come ad aver solo adesso messo fine ad un pensiero che la tormentava dalla mia prenotazione, dice:

– Ah ecco qua. Tita! Peppe, si chiama Tita. Dicevo io che non mi era nuovo sto nome streuzo.

I due si lanciano un’occhiata di intesa, ed io, che comincio ad averne abbastanza e, soprattutto ad odorare troppo di aglio, mi spazientisco.

– Adesso sarò costretta ad andare via. Un vero peccato, avrei mangiato volentieri da voi, ma come faccio combinata così…

– Ragazze nun ‘a crerete a Chesta! Sta fissata con la mia pizza di carciofi. Io t’aggio capito a te!

Intanto anche Alfonso, preoccupato nel non vedermi tornare, si avvicina e trasecola nel notare la pettinatura di spaghetti oliati.

– Ma Tita, cosa ti è successo?

– Le è successo che la fortuna non è stata dalla sua parte, a chesta mariola!

Strepita Peppe.

La moglie lo redarguisce, ma io sto zitta perché ha ragione.

Continua:

– Lo sai Marì io la ricetta gliela volevo dare, ma lei in cambio avrebbe dovuto darmi la sua, quella delle polpette di melanzane.

La discussione diviene animata, si alza qualche altro cliente del ristorante per venire a curiosare. La nipote Rosina, non riesce a stare dietro alla continua traduzione napoletano verace a favore del parigino à la page.

Per disperazione Maria fa una videochiamata a Giosy in Italia e, a sentire la voce della comune amica magistrato, sia io che Peppe siamo costretti a darci pace.

Dice Giosy:

– Propongo una sfida. Tita farà il suo cavallo di battaglia, le polpette di melanzane, mentre Peppe si esibirà nella pizza di carciofi. La cucina ha spazio per entrambi. Saranno i francesi, super partes a decidere il migliore.

– E sia!

Domani torno con la mia spesa e vedrà questo mentecatto.

Nel percorso di ritorno verso il nostro albergo, un delusissimo Alfonso, protesta ad alta voce e con lui il suo stomaco. Non mi do pena di calmarlo, sono schiumante di rabbia. Per essere stata scoperta, per essere stata affrontata senza riserve, per non aver alcuna voglia di mettermi a fare le polpette segrete davanti ad un pubblico di francesi che me le potrebbe copiare.

Ma che fare? Arrendersi? Lo sappiamo bene che non è proprio da me.

Incredibile come anche il raggiungimento della veneranda età, dove appunto il venerando sta per degno di venerazione, ci lasci, invece, ancora alla mercè delle pretese altrui! Ma hai voglia a fare l’offesa, c’è una piccola Tita, quella che mia sorella Teresa chiamava ‘na santarella, che persiste dentro di me e mi dice che ho torto. Marcio.

Nel silenzio della mia camera d’albergo, immersa in una vasca piena di schiuma profumata, dalla quale non so come alzarmi, rimugino su come uscire: dalla vasca e dalla sfida.

Poi mi viene un’idea. Chiamo Giosy e chiedo il numero di Peppe. Il suo non quello del ristorante, né di affini e congiunti. Titubante dapprima, si lascia convincere dal mio piano.

– Ah Giosy… per favore chiama Maria Clara e dille di farsi dare il passepartout per la mia stanza… e di venire a sollevarmi dalla vasca.

Il giorno dopo, a “La Paposcia”, come ironicamente chiamato il ristorante di Peppe, ci presentiamo armati di ingredienti, cronometri e pubblico adorante, uno di fronte all’altra: io e Peppe.

Metà del mio condominio ha rinunciato alla gita a Versailles, con motivazioni che rasentano l’assurdo dopo essere arrivati fino a Parigi, del tipo:

– Ma meglio Caserta, la reggia e i giardini so’ tali e quali.

– Non possiamo abbandonare da sola, zia Tita, ai fornelli nella trasferta fuori casa.

– Facciamo il culo ai francesiiiiiii

alla blanda obiezione di qualcuno circa la nazionalità italiana, anzi napoletana DOC, dello sfidante, si risponde

– ma è diventato francese!

La giuria è composta da tre membri scelti a caso tra gli incauti passanti davanti a “La Paposcia”, che credo cambieranno strada da domani in poi.

La gara dura un’ora. Tagliamo, cuociamo, spadelliamo, ci offendiamo in napoletano antico, o nuovissimo, inventiamo offese due punto zero.

Fa caldo in cucina, il pubblico strepita, stanno morendo dalla fame. Rosina offre un aperitivo gratis e uno a pagamento, Alfonso ha fittato una chitarra a poco, non so dove, e cantiamo tutti bene, come solo i napoletani sanno fare e soprattutto facciamo il casino che il mondo si aspetta da noi. E ne sono fiera, anche perché, devo ammetterlo, in questo momento la mia vita ne ha bisogno.

Assaggiano.

HO VINTO.

Grazie. Grazie Peppe. Grazie alla mia veneranda età. E grazie alla mia capacità di ammettere quando sbaglio, al nostro incontro di mezzanotte con scambio delle ricette segrete che, almeno per questo secolo, resteranno alle nostre due famiglie.

E grazie ai francesi che, con tutta la loro alta cucina, hanno assaggiato solo una blanda versione della nostra, e già chiamano a gran voce: BIS!

Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Per la narrativa pubblica ‘Zaro. Avventure di un visionauta’ (2003), ‘Il mercante di favole su misura’ (2007), ‘Allora sono cretina’ (2013), ‘Pazienti inGattiviti’ (2016) ‘Le metamorfosi di Nanni’ (2019). Il libro ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ ed ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.