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Yemen: chi è il leader Houthi inserito nella lista dei terroristi

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Definito il Nasrallah dello Yemen nella lista delle persone sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti

Il leader della formazione sciita yemenita Ansar Allah, Abdul-Malik Al-Houthi, è rimasto a Saada, nel nord dello Yemen, fino alla metà degli anni 90, quando si è trasferito a Sana’a per lavorare come guardia del corpo.

Dopo la mossa annunciata lunedì 11 gennaio dal Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, di inserire nella lista dei gruppi terroristici la milizia Houthi, braccio armato iraniano nello Yemen, gli Stati Uniti intendono includere anche il leader Abdul-Malik al-Houthi, insieme ad altri due nella lista dei terroristi internazionali.

Ma chi è Abdul Malik Badr al-Din al-Houthi? E perché molti lo descrivono come un’altra versione di Hassan Nasrallah?

Nessuno si aspettava che Abdul-Malik Al-Houthi, un’ex guardia del corpo, sarebbe diventato il capo di un gruppo settario che l’Iran ha creato sin dal suo inizio, con armi, addestramento e finanziamenti, come suo agente e braccio armato sul lato del Golfo e nella regione araba.

Nato nel distretto di Dhahyan a Saada, nell’estremo nord dello Yemen, nel 1979, è il figlio più giovane della guida spirituale degli Houthi, Badr al-Din al-Houthi, che ha risieduto in Iran nel periodo tra il 1994 e il 2002, dove ha abbracciato la setta più vicina allo sciismo duodecimano abbandonando lo zaidismo che ha rappresentato lo sciismo yemenita, più vicino alla dottrina sunnita.

Abdul-Malik Al-Houthi è rimasto a Saada fino alla metà degli anni novanta, quando si è trasferito nella capitale, Sana’a, per lavorare come guardia del corpo del fratello maggiore, Hussein, fondatore e padre spirituale della milizia Houthi, allora membro del parlamento yemenita.

Non possiede alcun certificato di istruzione formale, non è mai andato a scuola durante la sua vita ed è stato soddisfatto dell’educazione religiosa ricevuta dal padre che, all’età di 18 anni, gli ha dato una licenza di scienze religiose.

L’Iran ha quindi replicato un’esperienza identica a quella del Libano dove si trova un altro suo agente, Hassan Nasrallah. Al-Houthi lo imita infatti perfettamente nei movimenti e nelle apparizioni mediatiche ed entrambi non si vergognano di usare gli slogan iraniani nel proprio Paese e di attuare i suoi ordini per servire il suo progetto di espansione.

Dopo l’uccisione del fratello maggiore Hussein, si trovava nel 2004 a combattere contro le forze governative nelle guerre di ribellione condotte contro lo stato nella loro principale roccaforte a Saada, con l’appoggio del padre. Guidava le milizie sul fronte nonostante la giovane età e la mancanza di esperienza.

Ha seguito le orme del fratello, proseguendo le guerre di ribellione contro lo stato fino al 2010, senza però mai apparire in pubblico. In quel periodo, infatti, stava ricevendo formazione da esperti iraniani e Hezbollah libanesi sulla retorica, su come tenere dei discorsi e sulle precauzioni di sicurezza.

Solo dopo è diventato l’agente del primo progetto iraniano in Yemen, finché Teheran ha colto l’occasione favorevole e la milizia Houthi è stata armata ed equipaggiata e l’ha spinta ad assaltare Sana’a esautorando l’autorità legittima. Ciò è avvenuto nel settembre 2014 quando ha eseguito il suo colpo di stato, prima che intervenisse una Coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Il 7 novembre 2014, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha incluso Abdul-Malik Al-Houthi nella lista nera delle sanzioni, secondo la risoluzione 2216 emessa ai sensi del capitolo sette, insieme ad altri, tra i quali il fratello Abdul Khaleq e Abu Ali Al-Hakim, con accuse tra cui coinvolgimento in atti che minacciano la pace, la sicurezza e la stabilità nello Yemen.

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Autore Redazione Arabia Felix

Arabia Felix raccoglie le notizie di rilievo e di carattere politico e istituzionale e di sicurezza provenienti dal mondo arabo e dal Medio Oriente in generale, partendo dal Marocco arrivando ai Paesi del Golfo, con particolare riferimento alla regione della penisola arabica, che una volta veniva chiamata dai romani Arabia Felix e che oggi, invece, è teatro di guerra. La fonte delle notizie sono i media locali in lingua araba per dire quello che i media italiani non dicono.