Home Territorio Estero Yemen: 350 morti sotto tortura nelle carceri Houthi

Yemen: 350 morti sotto tortura nelle carceri Houthi

344
prigionieri degli houthi


Download PDF

Lo rende noto il Governo yemenita

Il Governo yemenita ha rivelato di aver monitorato più di 350 casi di morte sotto tortura nelle prigioni delle milizie Houthi, tra cui quelli che riguardano 33 donne rapite che sono state torturate a morte.

Una dichiarazione emessa dal Ministero degli Affari legali e dei diritti umani ha condannato gli efferati atti criminali compiuti dalle milizie Houthi, primi dei quali atti di tortura e violazione del diritto alla vita, che hanno colpito i rapiti e gli scomparsi con la forza nei loro centri di detenzione.

Atti criminali che evidenziano la brutalità di quelle milizie, l’ultimo dei quali è stato il crimine efferato commesso contro un uomo portato nelle loro carceri nel Governatorato di Dhamar, un cittadino di 28 anni che è morto sotto tortura dopo essere stato rapito dalla sua casa nel quartiere di Azzan e nascosto con la forza per un anno e mezzo. Hanno fatto trovare un corpo senza vita sfigurato da torture severe e sistematiche.

Ha anche sottolineato che i rapiti sono sottoposti a trattamenti crudeli e disumani, che sono proibiti e condannati dalle leggi e dai costumi locali e internazionali, che ricadono nelle violazioni delle norme del diritto internazionale sui diritti umani.

Il Ministero ha invitato le Nazioni Unite e l’Ufficio dell’inviato delle Nazioni Unite a fare pressione sulle milizie Houthi per fermare immediatamente questi crimini.

Print Friendly, PDF & Email

Autore Redazione Arabia Felix

Arabia Felix raccoglie le notizie di rilievo e di carattere politico e istituzionale e di sicurezza provenienti dal mondo arabo e dal Medio Oriente in generale, partendo dal Marocco arrivando ai Paesi del Golfo, con particolare riferimento alla regione della penisola arabica, che una volta veniva chiamata dai romani Arabia Felix e che oggi, invece, è teatro di guerra. La fonte delle notizie sono i media locali in lingua araba per dire quello che i media italiani non dicono.