Sognare. Nient’altro che inseguire un sogno a un prezzo spesso troppo alto, nella generale logica del compromesso.
Un “Aut Au”, una scelta che pone dinnanzi ad un bivio: restare o partire. Apprezzare ciò che la terra natìa può offrire o cercare opportunità altrove.
È questa la panoramica di una generazione che la Storia attuale non sempre premia nel merito.
La necessità di trovare vantaggi in altro luogo, lontano da radici e Amore e tutto ciò che appariva saldo, non segue alla mancanza di ambizioni ma alla convinzione che “altrove” sia il luogo delle possibilità.
Le competenze, l’impegno e il sacrificio non sempre bastano. Ci si scontra con occasioni limitate, precarietà e prospettive che sembrano non cambiare mai. Così, l’unica strada possibile sembra essere quella della partenza.
Viaggi che iniziano molto prima di un treno, di un aereo o di un’autostrada. Cominciano nel silenzio di una stanza, davanti a una valigia ancora aperta, quando ci si rende conto che per inseguire il futuro bisogna lasciare indietro una parte di sé.
Il ritrovo in posti nuovi da scoprire ed ambientarsi in luoghi diversi dall’abitudine implica una necessaria forza d’animo e consapevolezza.
È una silente convivenza con la nostalgia che prende l’animo nell’osservare le curve del Vesuvio allontanarsi in quel treno che attraversa veloce gli infiniti chilometri di speranza, o incrociare lo sguardo lucido di chi si ama in stazione.
Ma la forza prevale e l’entusiasmo per il nuovo prende il sopravvento. Un’altalena emotiva destabilizzante ma in grado di fornire il giusto spirito di rivalsa e ricerca di un obiettivo sano e gratificante.
Partire, quindi, non è un tradimento. È un atto di coraggio. È la scelta di chi decide di non rinunciare ai propri sogni, pur sapendo che realizzarli comporterà mancanze e sacrifici.
La storia del Mezzogiorno si snoda tra le sue partenze e si colora nell’infinito intreccio di speranze. Cambiano le epoche, le occupazioni ma il copione sembra sempre ripetersi
Da Fine Ottocento ai grandi flussi migratori del secondo dopoguerra, milioni di meridionali hanno lasciato la propria terra per cercare lavoro in Nord Italia o oltre oceano. Oggi non parte più soltanto l’individuo ma partono con lui competenze, energie, sogni.
Eppure, il Sud non è soltanto la terra da cui si parte. È anche il luogo a cui si continua ad appartenere, qualunque sia la distanza. Vive nei ricordi, nei valori, nella capacità di trasformare le difficoltà in resilienza e la nostalgia in forza.
Ogni partenza porta con sé una storia; impossibile spezzare quel filo invisibile che lega chi va via alla propria terra.
Il Mezzogiorno conserva un patrimonio senza eguali: la sua umanità, la sua cultura, la sua straordinaria capacità di generare talento. I suoi giovani sono l’emblema e la dimostrazione di un potenziale che sa affermarsi ovunque nel mondo.
Ha conosciuto, nel corso della sua storia, periodi di straordinario splendore culturale, artistico e scientifico. È da quella tradizione, dalla forza della sua identità e dalla valorizzazione delle sue risorse umane che può nascere una nuova stagione di sviluppo.
Restituire centralità al sapere, alla cultura, all’innovazione e al merito significa offrire ai giovani non soltanto un motivo per tornare, ma soprattutto una ragione per scegliere di restare.
La nostalgia delle partenze, ma non ha mai smesso di custodire la forza di chi resta e il legame di chi, anche da lontano, continua a sentirlo casa.
È una terra che ha dato al mondo talento, cultura, sacrificio e umanità: qualità che meritano di trovare valore nei suoi stessi confini.
Perché la grandezza di una terra si misura dalla forza delle sue anime che inseguono i propri sogni.
Autore Pina Ciccarelli
Pina Ciccarelli, maturità Classica e Laurea in Giurisprudenza. Appassionata di Storia, Filosofia, Letteratura e Musica. La scrittura nasce dell'evasione, dal desiderio di donare colore alla vita, catartico abbandono all'immaginazione. Tra i sentieri nascosti del sublime, fuori dalle logiche del reale, per scoprire se stessi.













