‘Vinilici’: intervista a Fulvio Iannucci

‘Vinilici’: intervista a Fulvio Iannucci

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Quattro chiacchiere con il poliedrico intellettuale in occasione dell’uscita nelle sale del suo ultimo lavoro documentaristico

È uscito nelle sale il 20 novembre, distribuito da Mescalito Film, il nuovo documentario del regista Fulvio Iannucci, Vinilici. Perché il vinile ama la musica, da un’idea di Nicola Iuppariello, coautore Vincenzo Russo, realizzato da NFI – Napoli Film Industry e prodotto da Iuppiter.eu con la partecipazione di Hilux Vinyl e Carot One Audio Revolution e con la coproduzione di Luigia Merenda, Antonio de Spirito, Alessandro Cereda, Vincenzo Russo, Lino Santoro.

Ne avevamo avuto un breve assaggio già intervistando autori e regista qualche mese fa quando il progetto, ancora in fase di realizzazione, era stato presentato attraverso un’interessante mostra fotografica presso The Gallery Studio di Napoli. Alle pareti, ricordiamo, tredici bellissime foto di scena di Davide Visca, e proiettati su di uno schermo alcuni frame del docufilm.

Già allora era chiaro che il fil rouge della trama fosse l’Amore. L’amore per il vinile da parte dei collezionisti sempre in cerca delle rarità, dei professionisti del settore che della musica hanno fatto il loro lavoro, dei semplici appassionati che continuano a sognare non appena le note si sprigionano o dei neofiti che ne stanno scoprendo adesso la magia.
E, non da ultimo, dei 320 sostenitori che, da tutta Italia, hanno contribuito concretamente alla realizzazione di ‘Vinilici’ aderendo alla campagna di crowdfunding.

Ora, dopo 60 interviste effettuate, 50 ore di girato, 22 giorni di riprese in 10 città diverse e 24 mesi di lavorazione, durata 70 minuti, in occasione dell’imminente proiezione a Napoli il 23 novembre, presso il Cinema Modernissimo, doppio appuntamento ore 21:00 e 21:30, non ci resta che toglierci qualche altra curiosità rivolgendoci al poliedrico Fulvio Iannucci, regista documentarista, sceneggiatore, copywriter, direttore di doppiaggio, docente, affinché ci racconti il “suo” ‘Vinilici’.

Documentario a parte, qual è il tuo rapporto con la musica e, nello specifico, con il vinile?

Fin da piccolo la musica ha ricoperto un ruolo importante nella mia vita perché ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di appassionati musicisti.
Da giovane ho studiato la batteria e ancora oggi la musica sottolinea i momenti importanti della mia vita.

Il mio rapporto con il vinile, invece, è iniziato in modo traumatico: ero ragazzino e a casa avevamo il cosiddetto “stereo”, di totale appannaggio di mio fratello maggiore che mi aveva vietato di usarlo. Un giorno, dopo aver comprato il mio primo disco in vinile, ‘Take five’ di Dave Brubeck, approfittai dell’assenza di mio fratello per ascoltarlo e poi sistemai tutto, cancellando anche le impronte digitali! Ero convinto che non sarei stato mai scoperto. Non fu così. Mio fratello andò su tutte le furie e lì finì la mia esperienza con il vinile.

Sei stato già regista di importanti documentari, tra cui ‘Francesco da Buenos Aires’ e ‘Caffè Sospeso ma ognuno è storia a sé. Cosa ti ha lasciato ‘Vinilici’ e cosa ricorderai con piacere?

Ricorderò l’aver scoperto un mondo di professionisti e di appassionati che amano letteralmente il vinile. Vederli controllare un disco, classificarlo, ascoltarlo ed anche archiviarlo con grande dedizione è stata un’esperienza davvero unica.

Inoltre, credo che in questo film ci sia stata una grande armonia sul set, grazie alla professionalità e alla disponibilità della troupe di NFI che ha sempre migliorato le scelte tecniche e creative che proponevo. Mettere insieme la troupe è un lavoro davvero delicato perché è dall’armonia delle persone che vi collaborano che dipende il risultato del lavoro. Ogni piccolo malumore, lite, dissidio si riversa sempre a catena su qualcos’altro e lo danneggia.

Nel nostro caso è stata un’esperienza segnata dal divertimento ma anche dalla riflessione. Ci siamo divertiti a farlo e il maggior desiderio è che il pubblico si diverta a vederlo.

Molto spesso sei anche autore o co-autore delle sceneggiature dei tuoi documentari, stavolta hai fatto “solo” da regista. Cosa cambia nel tuo approccio all’opera?

Da regista cerco sempre di trovare le soluzioni cinematografiche che meglio raccontino le intenzioni e le emozioni volute da chi ha scritto la storia. Nel caso di ‘Vinicili’, in realtà, c’è stata una proficua collaborazione con i due autori, Nicola Iuppariello e Vincenzo Russo, in quanto, durante le riprese, come sempre accade in un documentario, la storia prendeva strade diverse da quelle previste. Alla fine, però, il risultato ha ripagato tutta la fatica.

La presentazione al Rome Independent Film Festival per una pellicola è sempre un momento prestigioso. Ci fai un bilancio?

È la seconda volta che un mio film partecipa a questo festival – l’anno scorso è stato presentato ‘Caffè sospeso’ – ma è sempre un’emozione molto forte parlare ad un pubblico competente ed attento come quello del RIFF. Devo dire che è andata molto bene, il film è stato accolto con entusiasmo. Stiamo ricevendo consensi anche da esperti di musica e da critici di riviste musicali molto importanti. Inoltre, ci hanno proposto di presentare il docufilm nelle scuole per far conoscere meglio alle nuove generazioni l’importanza e la storia della musica sul vinile.

Il lancio del film a Napoli, dove tutto ha avuto inizio, è particolarmente sentito, tanto che la prevendita ha fatto registrare un sold out in largo anticipo. Vi aspettavate un successo del genere o è stata una piacevole sorpresa anche per voi?

Avevamo immaginato che il film potesse piacere a Napoli, così come nella altre città italiane, perché il mondo degli appassionati di vinile è davvero vasto ma il sold out non ce l’aspettavamo. Siamo davvero grati al multicinema Modernissimo che è venuto incontro alle nostre esigenze mettendoci a disposizione un’altra sala e nuove proiezioni.

Nel docufilm ci sono varie testimonianze da molteplici punti di vista: musicisti, autori, collezionisti, audiofili, venditori, sociologi, appassionati. Con chi di loro ti sei trovato meglio a girare, magari anche solo perché lo avevi già diretto? Con chi ti sei trovato in migliore sintonia?

Mi ha particolarmente emozionato riprendere l’incontro tra Fernando Esposito, ultimo erede della storica famiglia proprietaria della Phonotype, e Bruno Venturini, una vera e propria icona della canzone napoletana nel mondo.

Il signor Esposito e Venturini non si incontravano da oltre quarant’anni e il loro abbraccio sincero mostra tutta la riconoscenza e l’affetto tra i due.

C’è qualche simpatico aneddoto legato al film di cui ci puoi parlare?

Sicuramente quello legato alle riprese con Carlo Verdone. Mentre raccontava le sue esperienze con il vinile vedevo la troupe che non riusciva a trattenersi dal ridere e il fonico Fabio Sorrentino, disperato, che mi segnalava problemi a registrare un audio pulito. In fase di montaggio, Paolo Barone ha fatto miracoli per nascondere le risate!

Non resta allora che attendere la visione al Cinema Modernissimo di Napoli, il 23 novembre, per goderci la pellicola, ricordando ai nostri lettori che ‘Vinilici’ sarà proiettato anche in altre città italiane. Il calendario delle proiezioni aggiornato è disponibile sulla pagina Facebook ufficiale Vinilici. Perché il vinile ama la musica.

Il regista Fulvio Iannucci con il montatore Paolo Barone sul set di 'Vinilici' - Foto di Davide Visca
Il regista Fulvio Iannucci con il montatore Paolo Barone sul set di ‘Vinilici’ – Foto di Davide Visca
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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.