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Villa Lebano: realtà esoterica o dimora degli spiriti?

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Villa Lebano – Trecase (NA)


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Il giorno 11 febbraio 2019, nell’ambito del programma televisivo ‘The Dark Side’, Rai 4, ha diffuso un video – documentario della Villa di Trecase (NA) appartenuta a Giustiniano Lebano.
La dimora, che versa ormai in uno stato di abbandono, alla luce di quanto evidenziato, potrebbe essere, veramente, dimora degli spiriti. Questo perché, chi ha realizzato il video, con moderni strumenti, ha rilevato sia un aumento di calore in un punto della casa, sia un’immagine catturata con un’idonea macchina fotografica e poi trasferita su laptop.

Ancora oggi si pensa che qui siano state praticate sedute spiritiche e arti magiche, sia perché riportato dai racconti popolari, sia perché sulla facciata principale è ben visibile il Sigillo di Salomone, a sei punte, erroneamente o correttamente, ritenuto in uso nelle arti magiche.

Molte sono le dicerie correnti e, tra queste, vi è quella che riguarda un passante che, trovandosi nei pressi dello stabile, vedendo un melograno, allungò la mano per cogliere un frutto sporgente dal muro, ma, sorprendentemente, costatò che gli si era paralizzato il braccio e l’arto era rimasto semiaperto. Si narra, anche, che intercorse molto tempo prima che Giustiniano Lebano, lo stregone di Torre Annunziata (NA), annullasse il maleficio.

Secondo quanto detto dal vecchio custode, l’immobile è ancora abitato dal fantasma della moglie del proprietario e chiunque veda il suo spirito è destinato a morire nell’arco di un mese.

All’interno della residenza, qualche anno fa, fu ambientato il film ‘Vitriol’; sembrerebbe che il regista Francesco Afro de Falco volesse cambiare location delle riprese data l’impossibilità di accedervi a causa di una folta vegetazione. A questo punto, pare che un fulmine avesse colpito una palma, innescando un incendio e aprendo, così, il varco permettendo di girare.

L’abitazione si compone di molti vani. Tre di questi, al piano terra, ospitavano la biblioteca, contenente 5000 libri e 2113 manoscritti. La stanza bianca era usata come anticamera, la blu come studio e la rossa conteneva, invece, testi e volumi. Il nome delle tre sale derivava, appunto, dalla tinta con cui erano verniciate.

È opportuno soffermarci sulla scelta e sul significato di queste tonalità e ricordare ciò che, in merito, affermava Paracelso. Secondo il medico alchimista ogni elemento ha una sua colorazione e bisogna badare con cura al colore elementare che predomina, giudicare secondo quello. Assegnava, pertanto, il rosso al fuoco.

Il blu ricorda la realtà dei mondi superiori, il cielo, l’ampiezza del mare, la calma, la pace e la bellezza dei cieli azzurri. Non dimentichiamo che i popoli primitivi credevano che le distese azzurre fossero dimora degli dei, degli spiriti e degli antenati. Questo colore è anche visto come archetipo positivo della madre, oltre ad essere utilizzato per affrescare le volte dei luoghi esoterici.

Il bianco, infine, è associato alla luce, quindi è presente nei miti della creazione. Rappresenta la purezza, la verginità, la spiritualità, la luce lunare ed è simbolo della divinità, della realtà spirituale. È associato alla nascita e alla resurrezione perché è simbolo dell’innocenza.

Ma torniamo alla villa. Fu fatta costruire nel 1862, sulla precedente masseria Scaudia, da Giustiniano Lebano, ricordato anche come lo stregone di Torre Annunziata. Giustiniano nacque a Napoli nel 1832 e morì a Torre Annunziata nel 1910, conseguì le lauree in Giurisprudenza e in Lettere e Filosofia. Esercitò la professione di avvocato e fu scrittore, poeta, storico politico, patriota, esoterista, cabalista, massone, martinista, filantropo, oltre a interessarsi di ermetismo iniziatico.

Annoverò, tra le sue tante amicizie, quella di Giosuè Carducci, Alexandre Dumas e Pasquale de Servis, alias Izar. Sposò Virginia Bocchini, nipote di Domenico Bocchini, avvocato, letterato ed ermetista ricordato, da molti, come illustre personaggio del mondo esoterico napoletano. Virginia era talmente presa dall’interesse per gli studi esoterici, che prese il nome iniziatico di Leila, in onore della poetessa catara, bruciata al rogo a Montségur nel 1244.

Giustiniano e la consorte si trasferirono a Villa Lebano, quando il colera, causando la morte di due figli, stravolse la vita di lei. Iniziarono a partecipare a sedute spiritiche con la medium Eusapia Palladino e l’alchimista Pasquale de Servis. In quel momento Napoli viveva il periodo del trionfo dello spiritismo.

L’esistenza di Virginia fu completamente sconvolta nel momento in cui l’epidemia di un misterioso morbo colpì il figlio Filippo. Donna Virginia, presa dallo sconforto, vista l’inutilità delle attività esoteriche, le evocazioni di Eusapia, di de Servis e di Ciro Formisano, per guarire il figlio, decise di tentare di salvarlo da sola.

La notte di San Michele, cingendolo tra le braccia, lo portò con sé al pianoterra, nello studio del marito, tracciò con la farina un cerchio per terra e vi depose quattro candelieri accesi per fare una seduta di magia eonica. Per espiare i peccati del marito nella speranza di salvare così il figlio, appiccò il fuoco a libri di magia, alchimia e teurgia.

Il fuoco si propagò, le fiamme lambirono la sua vestaglia e Virginia, avvolta dalle fiamme, subì ustioni alle braccia, alle mani e al viso. Data la gravità dell’accaduto, don Giustiniano e i suoi domestici dovettero accompagnare lei e Filippo in ospedale. Lu morì nella notte, mentre Virginia riportò ustioni di terzo grado e instabilità mentale così forte che costrinse il marito a legarla spesso al letto e a farla sorvegliare a vista per evitarne il suicidio.

La donna, in un momento di miglioramento psico – fisico, accolse la grande scrittrice e fondatrice della Società Teosofica, Madame Blavatsky e il medico bavarese Franz Hartmann, personaggio di spicco dell’esoterismo occidentale del momento e parte integrante della corrente spirituale rosacruciana.

Il conduttore della trasmissione televisiva ‘The Dark Side’, Sandro Giordano, allo scopo di percepire la presenza di fantasmi o altre entità, ha sostato con la sua troupe un’intera notte nella villa utilizzando un geofono, sensore che rileva le vibrazioni del suolo, un termometro a infrarossi che misura le variazioni improvvise o anomale di temperatura, una torcia a luce nera, la cosiddetta lampada di Wood, una fotocamera digitale, modificata per i raggi ultravioletti e un computer portatile. Prima dell’alba è riuscito a rilevare dei passi con il geofono e a scattare una fotografia che cattura qualcosa, nella fattispecie un’ombra che potrebbe essere quello che resta di Virginia.

Anche se Giordano ritiene che quest’ombra sia più di una coincidenza, di una strana vibrazione, la sua convinzione si contrappone allo studio effettuato 1981 da due studiosi di esoterismo, Roberto Sestito e Piero Fenili, che comprovarono l’assenza di fantasmi e spiriti malvagi, anzi, riportarono solo la sporadica presenza di zingari che utilizzavano le stanze della villa per ripararsi dalle intemperie e dalla pioggia.

Il video può essere sicuramente inteso come un viaggio iniziatico, ma essendo pianificato come percorso di esplorazione e indagine nel paranormale, resta circoscritto nell’alveo del metodo empirico o induttivo. Evidenzia sì, che nella villa furono iniziati alla massoneria personaggi importanti quali la succitata Madam Blavatsky, Carducci, il Senatore e Sindaco di Napoli Pasquale del Pezzo, ma, allo stesso tempo, mette in risalto la partecipazione dei coniugi Lebano a sedute spiritiche sia nei circoli deputati a tale pratica, sia nella stessa abitazione. Praticando queste sedute nella propria casa e generando onde di pensiero non sempre di tipo positivo, l’immobile è stato classificato nel settore spiritico, come monumento negativo.

Gli autori dei racconti popolari, restando circoscritti alla fenomenologia del paranormale e non suffragati da studi e conoscenze esoteriche atte a supportare e spiegare certi fenomeni, avvenimenti o simbologie, narrano che Don Giustiniano avesse un anello magico e un libro nero con il quale, pare, evocasse gli spiriti e compisse strani prodigi.

Trattandosi di leggende e storie popolari, non rientrano nell’accezione di “esoterismo” inteso come studio delle dottrine spirituali, destinate a pochi e, pertanto, celate ai più.

Riuscendo ad intraprendere un percorso conoscitivo, atto a far capire e combattere la paura, a sfatare i miti negativi, senza essere attratti, in modo asettico, dal mondo del paranormale, si può procedere ad un’analisi più approfondita di quanto raccontato in quel di Trecase e aggregarsi a quanti ritenevano, e tuttora ritengono, che lo stregone di Torre Annunziata sia stato uno dei più importanti esoteristi dell’Ottocento.

La verità non è mai dietro l’angolo; è sempre difficile scandagliare nei meandri del conscio e dell’inconscio, del bianco e del nero, del bene e del male. Resta comunque difficile capire quanto sia reale e quanto sia leggenda o credenza, ciò che si narra, ma una lettura approfondita dei testi scritti da Giustiniano Lebano, probabilmente, gli darebbe il giusto lustro.

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