Home Cronaca Vermicino 43 anni fa. La tragedia di Alfredino Rampi

Vermicino 43 anni fa. La tragedia di Alfredino Rampi

342
Alfredino Rampi


Download PDF

10 giugno 1981, il piccolo Alfredino cade in un pozzo artesiano. Inutili i tentativi di salvarlo e il 13 giugno muore

Un buon inizio quello del pomeriggio del 10 giugno 1981 per Alfredo Rampi, 6 anni. Una passeggiata con il papà nella campagna di Frascati, nelle vicinanze di Roma.

Al ritorno ha piacere di tornare a casa da solo, e chiede il permesso, che non gli viene negato, per raggiungerla.

Ma non vi arriva, e i genitori Fernando a Franca Rampi, allarmati dal ritardo, iniziano a cercarlo nella campagna circostante.

Non c’è traccia di Alfredino, e alle 21:30 decidono di avvisare la Polizia, che sopraggiunge con unità cinofile per la ricerca.

A mezzanotte circa, i lamenti del bambino vengono localizzati e provengono da un pozzo artesiano coperto da una grossa lamiera zincata.

Si tratta di un ‘buco’ largo appena 30 centimetri e profondo 80 metri, nel quale Alfredino è scivolato bloccandosi a 36 metri.

Arrivano i Vigili del Fuoco, che calano nel pozzo un microfono ad alta sensibilità con il quale Nando Broglio parlerà per ore con il bambino precipitato a grande profondità, infondendogli fiducia, con racconti di storie e promessa di portarlo con sé sul camion dei pompieri.

Nel primo tentativo di salvataggio, i Vigili calano nel pozzo una tavoletta di legno, cercando di ancorare il suo corpicino, ma per un restringimento del pozzo la tavoletta si incastra.

Alle 4 del mattino dell’11 giugno, un gruppo di speleologi del Soccorso Alpino raggiunge il luogo, per rimuovere la tavoletta e scendere più giù ed estrarre Alfredino da quella prigione.

Tullio Bernabei, prima, e Maurizio Monteleone, dopo, si calano nel pozzo e riescono a stabilire un contatto con il bambino, che è attivo, parla e risponde alle domande, ma la tavolozza calata in precedenza è di ostacolo e vanifica il salvataggio.

Il Comandante dei Vigili del Fuoco di Roma, Elveno Pastorelli, decide così di scavare un pozzo parallelo, per poi unire con un tunnel trasversale l’altro pozzo e raggiungere Alfredino.

Lanciato l’appello dalle emittenti radio-televisive per il reperimento di una trivella immediatamente disponibile, alle 8:30 è sul posto e inizia lo scavo.

Quando sembra quasi fatta, uno strato roccioso in profondità rallenta il lavoro.

Parte una diretta televisiva che per 18 lunghissime ore viene seguita da milioni di italiani; sentono la voce del bambino al microfono e vedono il suo volto da una fotografia mandata in onda, che lo ritrae sorridente e con una canottiera a righe orizzontali.

Una seconda e più potente trivella entra in azione alle 16:00, ma il tempo stimato è comunque di 8 – 12 ore.

Alle 21:30 dell’11 giugno sono trascorse 27 ore dalla caduta, gli scavi sono solo a 25 metri di profondità e il bambino viene idratato con acqua e zucchero da un tubicino calato nel pozzo.

Il 12 giugno, a 40 ore dalla caduta, le speranze di vita del Alfredino sono scarse.

Alle 16:30 arriva a Vermicino il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che vuole restare accanto alla famiglia sino alla fine delle operazioni.

Viene abbattuta la parete di roccia che ostacola il completamento del tunnel traverso, ma la speranza di raggiungerlo si perde scoprendo che, forse a causa delle vibrazioni di scavo, il corpicino è caduto a maggior profondità.

Lo speleologo Tullio Bernabei si cala ancora nel pozzo sino a quanto possibile, vede Alfredino e fa scendere un cordino sino a raggiungerlo, misurando che la profondità ora raggiunta è di 60 metri.

A mezzanotte del 13 giugno sono trascorse 54 ore, e Angelo Licheri, un uomo dalla corporatura molto esile, si cala nel pozzo, raggiunge Alfredino, gli parla, sente che respira faticosamente, libera la sua bocca dal fango, lo imbraca con una fune, che però scivola via dal corpo al primo strattone, e anche quest’ultimo tentativo fallisce.

Prova ancora ad afferrarlo per i polsi… uno si frattura… Alfredino non risponde più alle domande di Angelo, che dopo 45 minuti viene riportato in superficie.

Il 13 giugno Donato Caruso, giovane speleologo, in un ultimo disperato tentativo raggiunge il piccolo per imbracarlo, ma anche questo fallisce, e torna in superficie da solo, portando con sé la terribile notizia che Alfredino è morto.

Il Presidente Sandro Pertini è ancora lì.

Il dottor Evasio Fava, del reparto rianimazione dell’ospedale San Giovanni di Roma, anche lui presente, dichiara la presunta morte, dopo 60 ore di agonia in quella prigione.

Il corpicino di Alfredo viene recuperato l’11 luglio 1981, a 31 giorni dalla caduta.

Ripercorrere quanto accaduto a distanza di 43 anni, solleva sgomento al solo pensiero di trovarsi intrappolati in un buco profondo e stretto al punto tale da impedire qualsiasi movimento, al buio, al freddo e il terreno viscido, respirando nel fango, che entra nella bocca, senso di abbandono…

Per un attimo provare ad immaginare… noi, che viviamo una vita intera sotto il cielo, azzurro o grigio di nubi, ma liberi di muoverci e respirare…

L’immaginazione di una situazione vissuta in tale condizione evoca il claustrofobico orrore che assale prevalendo sui sensi, e che solo la morte può risolvere, in un tempo mai così breve, fosse anche solo di qualche ora, anziché tre giorni.

Accade di cadere, inciampando o perdendo l’equilibrio in posizione precaria, è un fatto normale, che diventa l’opposto per l’incoscienza di qualche sconsiderato che non ha reso visibile quel punto scavato dal buco della morte, costato una vita.

Una vita che oggi sarebbe felice al ricordo di un lontano pomeriggio trascorso nella bellezza della campagna estiva, con papà, la grande quercia dall’ombra che protegge, e mamma, la sua voce, musica che culla per non avere più paura di nulla.

Print Friendly, PDF & Email

Autore Adriano Cerardi

Adriano Cerardi, esperto di sistemi informatici, consultant manager e program manager. Esperto di analisi di processo e analisi delle performance per la misurazione e controllo del feedback per l’ottimizzazione del Customer Service e della qualità del servizio. Ha ricoperto incarichi presso primarie multinazionali in vari Paesi europei e del mondo, tra cui Algeria, Sud Africa, USA, Israele. Ha seguito un percorso di formazione al Giornalismo e ha curato la pubblicazione di inchieste sulla condizione sociale e tecnologia dell'informazione.