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Un sociologo DOC nel ventre di Napoli: intervista a Fabio Corbisiero

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Fabio Corbisiero


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Tra sociologia, turismo, sessualità

Nel pomeriggio partenopeo di un luglio caldo e soleggiato, ho avuto ai nostri microfoni, l’onore e il pregio di intervistare il Dr. Fabio Corbisiero – Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Sociali – Università Federico II di Napoli – Docente di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio, nonché fondatore e coordinatore dell’Osservatorio LGBT e OUT, Osservatorio Universitario sul Turismo, e membro coordinatore della sezione Studi di Genere dell’AIS, Associazione Italiana Sociologia.

Un uomo particolarmente gentile e garbato, che, nonostante i numerosi impegni legati al suo lavoro universitario e alle molteplici attività in cui è coinvolto, ha mostrato interesse e attenzione per tutto il corso dell’intervista.

Professore ci può spiegare la funzione e la valenza dell’Osservatorio LGBT?

L’Osservatorio LGBT è un’area di ricerca di questo dipartimento e si definisce come piattaforma scientifica; io ne sono ideatore, fondatore e coordinatore.
Ne ho avvertito l’esigenza, in quanto nell’ateneo c’era una mancanza di un centro di ricerca specifico che si potesse occupare di questioni di genere, in particolar modo di tematiche legate all’identità sessuale. Così nel 2015, insieme all’ex direttrice di Dipartimento, la Prof.ssa Enrica Amaturo concordammo e decidemmo di dare spazio a quest’area di ricerca.

Oggi l’Osservatorio è un gruppo di ricerca interdisciplinare; ne fanno parte sia i docenti di varie discipline di questo dipartimento, sia i docenti di altri dipartimenti di questo ateneo e di altri, come la Milano – Bicocca e l’Università della Calabria.

In effetti, l’Osservatorio è riuscito nel tempo a produrre molte ricerche interessanti; da ultimo ne è stata sviluppata una sugli stili di vita delle persone LGBT in Italia, che riprende un’indagine pubblicata oltre vent’anni fa da Barbagli e Colombo dal titolo ‘Omosessuali Moderni’; pertanto, abbiamo pensato di proporre uno studio, appunto vent’anni dopo, sugli omosessuali postmoderni.

Quali esiti, o meglio, che tipo di esiti ha raggiunto l’Osservatorio?

Beh, intanto si è raggiunto il riconoscimento a livello nazionale e anche internazionale di quest’area di ricerca; rappresenta, inoltre, una fonte di informazioni per altre organizzazioni e/o associazioni che si occupano di LGBT.

L’Osservatorio è rivolto agli operatori, alle associazioni LGBT, agli Enti Istituzionali; infatti, attualmente, fa parte del tavolo LGBT del Comune di Napoli e anche della Rete GIFTS, che è, appunto, una rete neonata di ricercatori e ricercatrici che si occupano di tematiche di genere e di sessualità. Ovviamente, l’Osservatorio è nato grazie alla condivisione con un gruppo di colleghe e di colleghi che ne fanno parte e alla deliberazione del Consiglio di Dipartimento. Oggi siamo davvero un bel team di persone e ne resto io alla guida.

Cosa ci può dire, invece, in merito all’Osservatorio OUT?

È una creazione più recente, che risale al dicembre del 2018, nata all’interno del Festival di IT.A.CA., ovvero del turismo responsabile, di cui io sono direttore da un paio di anni su Napoli, in quanto trattasi di un festival nazionale.

L’idea, in realtà, mi è venuta qualche anno fa, dato che insegno proprio Sociologia del Turismo, e la mia Napoli è tornata a essere una città turistica.

Anche per l’OUT ho voluto che il Dipartimento avesse la possibilità di monitorare alcuni processi comportamentali dei turisti in città, tipo quello che io definisco “economia del disordine” o “turismo caotico”, che poi è ciò che sta accadendo in questo momento a Napoli; un turismo, cioè, che va un po’ per fatti suoi, in assenza di una governance. Siamo, in realtà, in un periodo di over tourism che è un aspetto sociologico critico che teniamo sott’occhio.

L’OUT, ovviamente, espleta la sua funzione non solo a livello nazionale, bensì anche internazionale.

Nell’ambito delle tematiche affrontate dall’Osservatorio in questione, viene trattata anche la questione del turismo sessuale?

Sì, certo. In alcune lezioni di uno dei miei corsi universitari con gli studenti affronto proprio la tematica del turismo sessuale e ho sviluppato e pubblicato una monografia dal titolo ‘Sociologia del Turismo LGBT’, in cui tratto anche della sessualità, ovvero della relazione tra sessualità LGBT e destinazioni del mondo.

Qual è il fil rouge di questa monografia?

È il concetto di turismo come dispositivo di democratizzazione del mondo e, quindi, come meccanismo di ampliamento dei diritti LGBT; l’idea è quella che il turismo si ponga come supporto alla rivendicazione dei diritti.

Qual è il suo pensiero critico in merito al turismo sessuale?

In realtà, se è ferma l’autodeterminazione di tutti, sia dell’ospite che dell’ospitante, non bisogna sempre pensare che ci sia un abuso della sessualità dell’uno verso l’altro; ovviamente, se viene a mancare questo principio di autodeterminazione e non siamo più nell’ambito di un rapporto paritetico, allora posso ben dire di essere contrario a tutta la rete organizzativa che in alcune destinazioni del mondo si crea, per accogliere i turisti sessuali, che sono sia uomini che donne.

A ciò si aggiunge il cosiddetto fenomeno del turismo matrimoniale: esistono cioè dei posti al mondo, dove si combinano matrimoni ed è questa una tematica molto complessa che affronto anche insieme ai miei studenti e di cui si parla molto poco.

Lei è anche direttore della rivista scientifica ‘Fuori Luogo’, vero?

Sì, è una rivista scientifica che ho costituito nel 2016 e nasce da una ricerca che sto conducendo sul Vesuvio da circa quattro anni, grazie anche a una convenzione con l’Ente Parco del Vesuvio. Ho trovato “fuori luogo” che in quest’area geologica ci fosse una discarica di spazzatura e che, appunto, in un’area naturale e protetta come questa, non ci fosse una protezione dal pattume.

Purtroppo, esiste tutt’ora un’area preposta, dove viene collocata l’immondizia; quindi, in sostanza, la rivista si occupa fondamentalmente delle tre T della Sociologia, Territorio, Turismo e Tecnologia, in maniera alquanto bizzarra, ospitando articoli afferenti a dinamiche e processi “fuori luogo”.

Nel 2017 con il Dr. Salvatore Monaco lei dà alle stampe il libro ‘Le città arcobaleno’: come nasce questo lavoro a quattro mani?

Il testo nasce come progetto di ricerca finanziato dal Polo delle Scienze Umane e Sociali di questo ateneo; è stato finanziato dalla ricerca F.A.R.O., che verte su progetti originali.
Il libro parla delle città arcobaleno, intese come poli in cui l’inclusione sociale degli omosessuali è maggiore rispetto ad altri; quindi non si tratta di città maggiormente tolleranti, bensì di centri cittadini in cui il tasso di inclusione sociale è più alto; non città che mettono in vetrina le comunità omosessuali come proprio benessere, bensì città che includono tali comunità come parti sostantive delle città stesse.  

Lei ritiene ci sia bisogno oggi in Italia di una legge sull’omofobia? E se sì, come dovrebbe essere?

Certamente dovrebbe esserci una legge sull’omofobia a tutela delle persone che vengono discriminate sulla base del proprio orientamento sessuale; un dispositivo normativo che si dovrebbe riferire specificamente al comportamento omofobico.

Personalmente, ne ravvedo la necessità, in quanto non basta l’art. 3 della Costituzione. In realtà, basterebbe la sola Carta Fondamentale a tutelare chiunque in questo Paese, ma, purtroppo, c’è un’ignoranza di fondo che impera e bisogna riuscire a salvaguardare tutti, nessun escluso.

Professore, nel mio ultimo testo, Shoah – La cintura del Male, mi sono occupato dell’esoterismo nazista: lei ha un suo giudizio critico in relazione alla reale motivazione per cui gli omosessuali venissero deportati e uccisi nei campi di sterminio, durante il secondo conflitto mondiale?

Io credo che non ci sia un’unica risposta in merito, ma di sicuro c’era il timore di sporcare una razza, quella ariana, che, secondo me, era una perversione degenerativa del pensiero di Hitler e di tutto il sistema che ha poi messo in piedi.

Considerato poi che l’omosessualità fosse definita come una devianza e che rappresentasse l’interruzione di un ciclo riproduttivo naturale, allora, inevitabilmente, doveva essere condannata attraverso lo sterminio e quindi inclusa nella soluzione finale degli ebrei. Gli omosessuali erano visti come degli individui devianti e portatori di vizi, tant’è vero che lo stesso Fascismo li mise al confino.

Tra i tanti impegni e progetti di cui è oberato, c’è un lavoro imminente e di particolare interesse di cui ci vuol parlare?

Proprio con l’Osservatorio OUT stiamo organizzando un convegno internazionale sul turismo dal titolo ‘Walk About Tourism’, un incontro tra la comunità dei turisti e l’ospitalità di accoglienza; associata a questo convegno c’è la prima scuola di Metodologia della Ricerca Sociale sul Turismo e si terrà a Napoli nelle giornate del 25, 26 e 27 ottobre prossimo.

Saranno coinvolti gli studenti del nostro ateneo che si approcceranno alla tematica, sia con la prospettiva delle Scienze Umane e Sociali, sia con le principali tecniche di studio del turismo; è un qualcosa di veramente innovativo.

In merito al concetto di sessualità, se io le dico: “non bisogna tanto essere padrone dell’atto sessuale in sé, ma di esserlo energeticamente”, cosa mi risponde?

Il termine padrone mi sembra un po’ fuori luogo; in realtà io non credo nell’atto sessuale in sé, quanto nella dimensione della sessualità che ha certamente una portata più ampia del mero atto sessuale; questo perché la dimensione della sessualità è pur sempre di carattere relazionale, non c’è un padrone, ma, una relazione e, quindi, si tratta di un’energia che transita nel nudo delle persone.

Con il Prof. Corbisiero abbiamo parlato, nel corso del pomeriggio, di tanti altri temi come quello della situazione dei migranti, del valore della famiglia omogenitoriale, delle unioni civili, del concetto di turismo riproduttivo. Ciò che traspare dal volto di quest’uomo che concede sempre una risposta equilibrata e adeguatamente congrua è il principio assoluto dell’autodeterminazione, che ha come unico limite la libertà dell’altro.

Non incorre in slabbrature concettuali Corbisiero, né come sociologo, né come professore universitario né, soprattutto, come uomo. Nel guardarti negli occhi afferma il suo pensiero, senza essere in alcun modo ingerente o impositivo; con garbo e gentilezza, mostra genuinamente la sua preparazione, senza lasciarti addosso il peso di un accademismo utile a pochi.

Il “ventre di Napoli”, della cultura accademica partenopea, racchiude in sé talenti come Corbisiero che non possono non essere di orgoglio alla città, alla regione e alla Nazione intera, considerati i sui studi e le sue ricerche sociologiche, anche a livello internazionale e l’impegno totale che profonde nelle molteplici attività di cui si occupa.

ExPartibus sarà certamente presente al convegno internazionale sul turismo ‘Walk About Tourism’, che non mancheremo di documentare.

Ad maiora semper.

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Antonio Masullo

Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".