
Intervista ad Alessandro Di Nuzzo e Fulvio Iannucci
Più di un semplice cantante, più di un artista: Peppino di Capri è un’icona senza tempo. Con la sua musica ha attraversato i decenni, dai difficili anni Cinquanta della ricostruzione al boom economico dei Sessanta, fino agli amori romantici e malinconici celebrati negli anni Settanta.
La sua carriera non si è mai fermata: ha conquistato il pubblico internazionale, ricevuto omaggi da artisti di ogni generazione e lasciato il segno anche nel cinema e in televisione.
Con ‘Un grande amore e niente più’, Aliberti editore, Peppino si racconta per la prima volta in un’autobiografia che è anche il racconto di un’Italia in continua trasformazione.
Un bellissimo viaggio nel tempo, dal ritmo frizzante, che emoziona andando dritto al cuore, facendo completamente immergere il lettore in un atmosfere da sogno e panorami paradisiaci.
Non solo l’immagine del personaggio arcinoto a tutti, che ha fatto innamorare intere generazioni con le sue splendide melodie e quella voce un po’ nasale inconfondibile, in concerti dal vivo o in apparizioni attoriali al cinema e in TV, ma anche un ritratto più intimistico dell’appassionato collezionatore, del pittore dalla potenza espressiva notevole e del disegnatore e costruttore di barche, inventore di un motore, brevettato, poi, decine di anni dopo da altri, solo perché pensava esistesse già.
Un registro linguistico quasi dal taglio documentaristico, con l’attenzione al dettaglio, che indugia, a tratti, in descrizioni poetiche permettendo di calarsi appieno nella storia e ‘vedere’ le scene narrate.
Un viaggio tra successi, cadute, rinascite e incontri straordinari, scritto con Alessandro Di Nuzzo e Fulvio Iannucci, sceneggiatori e autori di progetti di successo come ‘Caffè Sospeso’ e ‘Francesco da Buenos Aires’.
Oggi abbiamo il piacere di parlare con loro per scoprire il dietro le quinte di questa straordinaria storia.
Come nasce l’idea del libro?
L’idea del libro nasce dalla volontà di raccontare Peppino di Capri in modo autentico, intrecciando la sua carriera musicale con la sua vita privata.
Il libro è un viaggio che non solo celebra i successi di Peppino ma offre anche uno spaccato dell’Italia dal Dopoguerra ai giorni nostri, attraverso gli occhi di un artista che ha vissuto e segnato più di sessant’anni di musica e cultura.
Quale criterio è stato usato per raccontare la prima autobiografia di Peppino di Capri?
L’autobiografia segue un criterio narrativo che combina la cronologia degli eventi con il racconto di episodi chiave della sua carriera e vita personale.
Si parte dall’infanzia a Capri, passando per il successo degli anni 60 e 70, fino alle recenti esperienze musicali e personali.
Il libro offre un ritratto intimo, con aneddoti e riflessioni che permettono al lettore di conoscere Peppino non solo come artista ma anche come uomo.
Ci raccontate qualche aneddoto inserito nel libro?
Il libro è ricco di aneddoti, tra cui l’incontro con Eduardo De Filippo, che gli consigliò ironicamente di aprire un ristorante, sottolineando che la ristorazione era un mestiere sicuro, mentre la musica no.
L’episodio con Pier Paolo Pasolini, che durante un’intervista gli chiese se il problema della sessualità fosse importante per lui.
Peppino, colto alla sprovvista, rispose imbarazzato ma sincero e una curiosa chiamata di una madre, che chiese a Peppino di parlare con il figlio piccolo con la voce del ‘boss’ che interpretava in un film, perché il bambino non voleva dormire senza sentirla.
Peppino di Capri racconta anche l’Italia dal 1939 ai giorni nostri. Perché?
La sua storia personale è un riflesso dei cambiamenti culturali e sociali dell’Italia.
Il libro racconta la sua infanzia nella Capri della Seconda Guerra Mondiale, il boom economico, gli anni della dolce vita e le trasformazioni musicali e culturali del Paese. Peppino è stato testimone diretto di questi cambiamenti, e la sua carriera ha attraversato tutte le grandi epoche della musica italiana.
L’uomo oltre l’artista: Peppino è timido e riservato. Questa impressione è confermata nel libro?
Sì, il libro conferma questa impressione. Peppino è un uomo riservato, quasi timido, che sul palco si trasforma e diventa un vero animale da spettacolo.
Anche durante le interviste si percepisce questa sua natura: riflessivo e modesto, ma con un’ironia che emerge nei momenti giusti.
Inoltre, nel libro raccontiamo anche di alcune passioni poco conosciute di Peppino di Capri: dalla sua collezione di treni in miniatura – un vero e proprio viaggio attraverso il tempo – ai gioielli della tecnologia che conserva accuratamente e che sono testimonianza di quel passaggio dall’analogico al digitale che ha segnato la nostra epoca.
Peppino è stato un riferimento per generazioni di musicisti. Raccontate dell’incontro con Pino Daniele. Come andò?
Era una mattina qualsiasi agli studi della Splash di Peppino di Capri, a Fuorigrotta, quando si presentò un giovane Pino Daniele, chitarra in mano e una ventina di brani da far ascoltare. Peppino ascolta il primo pezzo: ‘Napule è’. «Bella!» commenta entusiasta. «Ah, ti piace?» ribatte Pino. «Stavo pensando di inciderla io.». Peppino, con un sorriso, annuisce e passa al secondo brano. Anche questo è bellissimo. «Pure questa vorrei inciderla io», aggiunge Pino.
E così avanti per diversi pezzi, tutti incredibilmente belli… e tutti già ‘prenotati’ dal giovane cantautore. A quel punto, Peppino, con la sua proverbiale flemma, chiede: «Scusa, ma c’è almeno una canzone che non vuoi fare tu?».
Ed ecco che spunta fuori ‘Dimane’. Peppino la sente e subito intuisce che potrebbe essere perfetta per lui. «Ma questa almeno, posso farla io?» domanda con una certa speranza. Pino ci pensa un attimo, poi concede: «Sì vabbuò, questa la puoi fare pure tu…». E così fu: ‘Dimane’ finì nell’album ‘Viaggi’ del 1979 e poi in ‘Napoli ieri Napoli oggi’ del 2003. Perché, alla fine, anche il grande Pino sapeva riconoscere quando era il momento di lasciare qualcosa agli altri.
Peppino di Capri ha incontrato e collaborato con grandi personaggi della musica e non solo. Lo raccontate nel libro?
Sì e anche in maniera approfondita. A incominciare dal celebre concerto prima dell’esibizione dei Beatles in Italia nel 1965 al duetto con Dionne Warwick nel 1967 quando si esibirono insieme al Festival di Sanremo con ‘Dedicato all’amore’. Sebbene la canzone non ebbe grande successo in Italia, la versione americana divenne una hit.
Peppino, inoltre, nel libro ricorda con affetto l’incontro con Lucio Dalla, che si complimentò con lui per la canzone ‘Il sognatore’ presentata a Sanremo, e con David Foster, uno dei più grandi produttori americani, che ha arrangiato ‘Champagne’ per Andrea Bocelli.
Non dimentichiamo, infine, che Diego Armando Maradona, l’ex campione del Napoli, era un grande fan della musica di Peppino.
A proposito di Andrea Bocelli, c’è un suo contributo nel libro.
Sì e ne siamo orgogliosamente fieri perché è un contributo molto personale ed emozionante, che rende omaggio all’arte di Peppino di Capri.
Nel libro raccontate anche dei due lunghi sodalizi artistici di Peppino di Capri con Mimmo di Francia e Fred Bongusto.
Peppino di Capri conobbe Mimmo Di Francia nei primi anni 60, quando quest’ultimo era ancora un suo fan. Negli anni successivi, Mimmo incominciò a proporgli alcuni brani e, nel 1969, Peppino tornò al Festival di Napoli con ‘Tu’, scritta da Mimmo, che però non poté firmarla perché non era ancora iscritto alla SIAE.
Il brano si rivelò un successo, spingendo Peppino a collaborare sempre più spesso con lui.
Nel 1970 vinse il Festival con ‘Me chiamme ammore’ e nel 1972 portò a Canzonissima ‘Magari’, tutte canzoni scritte da Mimmo.
E fu proprio Mimmo, insieme a Depsa (Salvatore De Pasquale) e Sergio Iodice, a scrivere ‘Champagne’, brano destinato a diventare un classico senza tempo.
La relazione tra Peppino di Capri e Fred Bongusto, invece, è stata segnata da una presunta rivalità, alimentata soprattutto dalla stampa, ma in realtà erano grandi amici. Fred, inizialmente, si ispirava molto allo stile di Peppino, arrivando persino a imitarne il modo di vestire. Peppino racconta con ironia che spesso Bongusto gli chiedeva in prestito le giacche.
Un altro episodio divertente riguarda il tennis: Peppino e il suo batterista Bebé giocavano regolarmente a Forte dei Marmi. Un giorno notarono Fred che li osservava da dietro la rete senza mai entrare in campo. Tempo dopo, Peppino lo vide a Napoli mentre si allenava con grande impegno: probabilmente aveva imparato guardando loro. Alla fine, i due finirono per palleggiare insieme.
Nel 1996 decisero di fare una tournée insieme, intitolata ‘Di Capri – Bongusto: Due ragazzi così’, unendo le loro voci in un tour che celebrava la loro lunga carriera. La loro amicizia rivive nel recentissimo brano ‘Ischia’ dei Fitness Forever, dove Peppino con uno spoken word racconta l’amicizia speciale e senza tempo che lo ha legato a Bongusto, un legame che continua a vivere attraverso la musica.
Un approfondimento su ‘Champagne’ è doveroso.
Nel 1973, Peppino di Capri ricevette tre brani da Mimmo Di Francia, scritti insieme a Depsa e Sergio Iodice. Tra questi, c’era un pezzo intitolato ‘Champagne’. Inizialmente, Peppino pensava che fosse perfetto per Charles Aznavour, che, con il suo vibrato da chansonnier, avrebbe potuto interpretarlo alla grande.
Tuttavia, dopo aver registrato un provino, si rese conto che la canzone sembrava scritta apposta per lui e decise di tenerla. Chiamò Mimmo Di Francia e gli altri autori, dicendo: “Champagne la canto io”.
La canzone racconta di un uomo che brinda da solo con lo champagne per mascherare il dolore di vedere la sua amata con un altro.
Peppino stesso ha sempre trovato ironico il fatto che sia diventata una delle canzoni più suonate ai matrimoni, nonostante parli di un tradimento.
Quando ‘Champagne’ venne presentata alla finale di ‘Canzonissima 1973’, Peppino arrivò solo quinto su nove, battuto da ‘Alle porte del sole’ di Gigliola Cinquetti. Tuttavia, il brano divenne subito un successo planetario.
Negli anni successivi, ‘Champagne’ è stata reinterpretata da artisti di fama mondiale, tra cui Andrea Bocelli, come abbiamo già ricordato, e da Roberto Carlos, che ne ha fatto spesso il pezzo di chiusura dei suoi concerti.
Nel libro menzioniamo anche chi ha amato profondamente questa canzone: da Antonio Carlos Jobim a Roberto Murolo, da Julio Iglesias a Domenico Modugno, da Diego Armando Maradona a Paulo Roberto Falcao.
Nel novembre 2023, Peppino ha celebrato i 50 anni di ‘Champagne’ con una serata esclusiva al Grand Hotel Parker’s di Napoli, dove ha presentato un’edizione speciale in vinile del 45 giri, prodotta insieme a Mimmo Di Francia.
Per l’occasione, ha suonato al pianoforte nella suite in cui avevano soggiornato Oscar Wilde e Virginia Woolf, brindando con champagne ‘Billecart-Salmon’.
Dieci anni prima, nel 2013, per celebrare i 40 anni del brano, Peppino di Capri ha realizzato un cartone animato ispirato alla grafica lounge di artisti come Shag.
Il video, ambientato in una Capri fantastica degli anni 60, è stato presentato in anteprima al Capri Hollywood Film Festival ed ha avuto un grande successo online.
Oltre ad essere un classico della musica, ‘Champagne’ è stata utilizzata in numerose produzioni cinematografiche e televisive. Tra le più celebri: ‘Profumo di donna’, Dino Risi, ed ‘Everybody Loves Diamonds’, serie con Kim Rossi Stuart e Gianmarco Tognazzi.
Peppino è famoso in tutto il mondo, soprattutto in sud America. Cosa vi ha raccontato nel libro?
Sin dagli inizi, Peppino di Capri ha varcato i confini italiani, ma è stato negli anni 70, con il successo planetario di ‘Champagne’, che si è consacrato definitivamente come artista internazionale.
Tra i tanti Paesi che lo hanno accolto con entusiasmo, il Brasile ha avuto un ruolo speciale, tanto da diventare per lui una sorta di ‘seconda Napoli’.
L’amore dei brasiliani per la sua musica è esploso quando una telenovela locale ha usato ‘Champagne’ come sigla per sei mesi, facendolo diventare una celebrità. Da quel momento, Peppino ha fatto tournée memorabili nel Paese, riempiendo teatri e stadi gremiti di fan entusiasti.
Durante un concerto a Rio de Janeiro, chiese quanti italiani ci fossero tra il pubblico: si alzò solo un uomo, che esclamò: ‘Io song ‘e Napule’. Tutti gli altri erano brasiliani che cantavano le sue canzoni a squarciagola.
Ma il Brasile non gli ha regalato solo successi musicali: tra gli episodi più surreali della sua carriera c’è l’invito al matrimonio di una miliardaria brasiliana che, per portarlo alla festa, gli mandò un jet privato. Sull’aereo, Peppino si ritrovò seduto di fronte a Lula, futuro Presidente del Brasile. Arrivato alla villa della sposa, scoprì una stanza chiusa a chiave: era la camera dei suoi cinque ex mariti… tutti defunti! Un’atmosfera degna di un romanzo di Jorge Amado.
L’amore di Peppino per il Brasile si è trasformato anche in musica: nel 1997, ispirato dal ritmo pulsante del Paese, ha creato ‘Mambo’, un riarrangiamento di ‘Scusa’, un suo vecchio successo.
Per il videoclip, ha coinvolto amici e famiglia e alcune delle riprese erano state girate dallo stesso Peppino durante un viaggio a Natal, nel nord del Brasile, tra feste sulla spiaggia e un volo adrenalinico su un ultraleggero.
Oggi, Peppino sorride ripensando a quegli anni. Alla fine dell’intervista ci ha detto: “Il Brasile è diventato una parte di me. È un amore che continua a cantare nel mio cuore”.
Dalla conversazione con Alessandro Di Nuzzo e Fulvio Iannucci emerge il ritratto di un artista che è molto più di un semplice cantante: Peppino di Capri è un simbolo, una voce che ha attraversato generazioni e trasformazioni della musica italiana.
Il libro ‘Un grande amore e niente più’ non è solo un’autobiografia, ma un racconto che si snoda come una grande storia d’amore.
L’amore per la musica, prima di tutto. Quel legame nato nella Capri della Seconda Guerra Mondiale, tra le note di un pianoforte e lo stupore dei generali alleati. Poi l’amore per la sua terra, per Napoli e per l’isola che gli ha dato il nome d’arte.
L’amore per il cinema, per il buon vivere, per gli amici e per i fan che lo hanno seguito ovunque. Ma anche l’amore difficile, quello degli addii e dei tradimenti, che sia quello raccontato in ‘Champagne’ o quello vissuto nei momenti in cui la musica sembrava aver voltato pagina senza di lui.
Eppure, proprio come nei grandi amori, c’è sempre un ritorno. Peppino è stato celebrato dai nuovi artisti, è stato riscoperto dal cinema e dalla TV, è diventato un’icona amata in tutto il mondo. Oggi, il suo nome continua a essere sinonimo di eleganza e di emozione, la sua voce è ancora la ‘chiave che apre lo scrigno dei sogni’.
Perché, in fondo, la sua carriera, la sua musica e la sua vita si possono riassumere in un solo concetto: un grande amore e niente più.
Autore Lorenza Iuliano
Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.












