Home Territorio ‘Un caffè al comune di Napoli’: intervista a Gennaro Micillo

‘Un caffè al comune di Napoli’: intervista a Gennaro Micillo

779
Gennaro Micillo


Download PDF

Debutto il 23 marzo con la nuova pièce al Teatro De Rosa di Frattamaggiore (NA)

Sabato 23 marzo, ore 20:30, e domenica 24 marzo, ore 19:00, presso il Teatro De Rosa di Frattamaggiore (NA), debutterà, in prima assoluta, la nuova commedia ‘Un caffè al comune di Napoli’, drammaturgia e regia Gennaro Micillo, interpretata da Gennaro Micillo, Maria Carmina Castiello, Lidia Belloni, Matteo Lanzano, Aniello di Palo, Michele Riccio, Marica Venturelli, Giovanni Lettiero, Giuseppe Farina, Flora Grimaldi, Maria Grazia Vitale e Marco D’Alise.

Musiche Antonio de Rosa, Gennaro Micillo e Marco D’Alise. Scene e costumi Melissa de Vincenzo. Aiuto regia e direttrice di scena Francesca Sequino.

Ne approfittiamo per chiedere all’autore qualche dettaglio sull’imminente prima messa in scena.

Partiamo dal titolo che è sempre identificativo di ogni opera teatrale. Perché questa scelta? Com’è nata l’ispirazione per l’opera?

Sentiamo spesso dire nelle file che si creano davanti ad uno sportello, frasi che vanno contro la produttività del dipendente postale, comunale o di qualsivoglia attività pubblica e privata.

Quella che va per la maggiore è “È gliuto a bere ‘o ccafè”, un’affermazione simpatica, che smorza anche l’aggressività degli animi più ribelli che aspettano impazienti il proprio turno e che è stata per me fonte di ispirazione non solo per il titolo, ma per l’intera commedia.

Dal titolo sembrerebbe esserci una satira relativa ai dipendenti della Pubblica Amministrazione. Qual è l’immagine che fuoriesce dalla pièce?

In ‘Un caffè al comune di Napoli’ mi sono sforzato ironicamente di sottolineare i disagi che possono avvenire a causa di errori di trascrizione o di comprensione causati da quei dipendenti amministrativi che non sempre si rendono conto di avere un ruolo burocratico molto importante e che, nella realtà, a volte, potrebbero essere meno superficiali ed impazienti con i malcapitati utenti che si trovano di fronte.

Basta una svista, infatti, per cambiare la vita di un insegnante come il sig. Coraci, che si trasforma in Quraysh, un arabo in cerca di asilo politico. Il sig. Wollar, per esempio, è un tipo poco raccomandabile, eppure, il cambio di una vocale lo trasforma nello zimbello di turno. Insomma, può essere pericolosamente notevole il potere di una sola vocale.

Con lo stesso cast, nel dicembre 2017 hai messo in scena un classico come ‘Miseria e nobiltà’ di Eduardo Scarpetta, ora esordisci con un inedito. Quali gli stimoli in questa nuova avventura?

Nel 2017 ero ancora legato a realtà amatoriali dove avevo poca voce in capitolo, lo stimolo più forte mi è stato dato da una capacità che non sapevo possedere: ho cominciato a scrivere commedie di mio pugno.
La prima, ’O scummuoglio fa 91′, ebbe una buona visibilità, fu infatti portata sul palco da due registi, Ottavio Buonomo, nel 2018, e Nicola Auletta, nel 2019. Anzi, ne approfitto per invitare tutti alla quinta replica, che abbiamo in programma ad aprile.

“A compagnia de’ mucille”, che interpreterà la commedia, è costituita da attori amatoriali, sono con me perché hanno portato in scena nel migliore dei modi i personaggi descritti.

Una compagnia amatoriale, appunto, quella che hai scelto, quali i vantaggi e gli svantaggi di non lavorare con attori professionisti?

L’attore amatoriale fa parecchi sacrifici, è sottoposto ad orari massacranti, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori che di sera lasciano a casa moglie e figli, o studenti che di giorno seguono i corsi per poi venire in sala a studiare la loro parte.
A tal proposito sono dovuti i miei ringraziamenti a Salvatore Iannicelli della società Pantani di Carditello che, con estrema generosità, ha offerto la sala della sua associazione per le nostre prove.

Per ‘Un caffè al comune di Napoli’ ho pensato fosse opportuno occuparmi anche della regia, supportato anche da mia moglie e da un gruppo di attori – amici fantastici a cui devo veramente tutta la mia gratitudine.

Ho voluto allontanarmi un po’ dall’idea di reinterpretare le solite pièce, penso che sia arrivato il tempo di andare a teatro per conoscere i nuovi talenti. Non sono l’unico che scrive commedie e sento il bisogno di dare voce a chi, come me, cerca di rappresentare sul palco la realtà di tutti i giorni a suo rischio e pericolo. Totò, De Filippo, Scarpetta e tanti altri continueremo a vederli in TV, magari a teatro venite a vedere noi.

L’unica professionista di cui ti avvali è la nota scenografa e costumista Melissa de Vincenzo, con cui si è stabilito subito un buon rapporto. Oltre a quello strettamente legato al suo lavoro, che apporto ha dato?

Con Melissa, grande professionista, si è da subito instaurata una forte sintonia artistica. Come me non ama il “pezzo di stanza montato sul palco”, pensiamo entrambi che la scena sia espressione artistica dello scenografo che deve raccontare l’opera, attraverso ogni singolo pezzo di arredamento posizionato sul palco. Le emozioni si esprimono con le luci e i costumi, più barocca è la scenografia meno si nota la bravura dell’attore.

Ringrazio molto Melissa, che, fortunatamente, ha esteso le mie conoscenze artistiche portandole verso un teatro più d’avanguardia.

Due serate al Teatro De Rosa, prevedi altre repliche? Che programmi ci sono per questo spettacolo?

Siamo in scena il 23 e il 24 marzo 2019 al Teatro De Rosa di Frattamaggiore ed è già prevista un’altra data a maggio. Dopodiché siamo nelle mani del destino, se la pièce piacerà la porteremo ovunque. L’unica certezza è che “A compagnia de’ mucille” mi sta già chiedendo a squarciagola la terza commedia inedita e io segretamente ne ho conservate un bel po’. Sarà tutto da scoprire.

Prima degli spettacoli ci sarà un tributo dal vivo del gruppo Il Sol di Napoli, composto da Lello della Volpe, Andrea Colella, Giovanni Pezzella, Antonio Canciello, Daniele Canciello. A presentare la serata sarà Rosangela Costanzo.

Print Friendly, PDF & Email