Immaginate una scena qualunque: una casa normale, una sera normale, quella routine fatta di luci calde, stoviglie nel lavello, figli che dicono “sto studiando” mentre ridono a qualcosa che succede sullo schermo, e genitori che si concedono cinque minuti di fuga sui social “per staccare un attimo”.
Niente di strano. Niente di pericoloso. Sembra calma domestica, sembra vita vera. Ma se qualcuno, invece di passare davanti alla finestra, guardasse questa stessa scena da dentro i server che tracciano ogni vostro gesto, scoprirebbe che ciò che vi sembra vita familiare è, in realtà, un’asta continua. Un mercato. Ogni scroll è un prezzo. Ogni esitazione un segnale. Ogni occhiata un valore.
È questo, al fondo, il Real Time Bidding: un sistema che non serve a mostrarvi pubblicità, ma a vendere voi, al miglior offerente, nel preciso istante in cui siete più vulnerabili.
Una volta, per vendere qualcosa alla gente bisognava impegnarsi: negli anni 90 c’erano gli immobiliari creativi che vi mostravano appartamenti mai costruiti, multiproprietà da sogno che si rivelavano capanni degli attrezzi, e c’era chi si sedeva davanti alla televisione per farsi convincere che un po’ di sale potesse guarire dalle sventure. Almeno, allora, la truffa veniva recitata.
Oggi non serve più neppure un attore: basta che accendiate il telefono. In quell’istante, il sistema sa se siete stanchi, se siete nervosi, se avete litigato, se avete voglia di comprare qualcosa solo per farvi passare la malinconia.
Prima Internet doveva capire cosa volevate. Adesso capisce chi siete, prima ancora che lo capiate voi. Il valore non sta in ciò che comprate, ma in come ci arrivate: quanto tempo guardate una foto, quante volte rileggete la stessa frase, a cosa reagite, a cosa rimanete indifferenti.
Non serve violare la vostra privacy: siete voi a offrirgliela, un gesto dopo l’altro. Voi non vedete nulla, ma ogni pagina aperta scatena un’asta in miniatura in cui aziende sconosciute, dall’altra parte del mondo, si contendono il vostro millisecondo di attenzione come fosse un tartufo d’Alba.
E non pensate di essere furbi perché “tanto non ho niente da nascondere”: il sistema non è interessato ai vostri segreti, è interessato alla vostra prevedibilità. Un essere umano imprevedibile non vale niente.
Uno che reagisce sempre allo stesso modo, invece, vale oro. Se ogni sera cercate le stesse cose, se vi indignate per gli stessi post, se vi commuovete per gli stessi video, siete perfetti: siete il genere di premio che si vende da solo.
E i vostri figli? I figli non partecipano all’asta: la alimentano. Ogni like, ogni video, ogni commento è un campione di laboratorio. Studiano le loro paure meglio di qualunque psicologo. Non c’è bisogno di rubare nulla: i ragazzi pubblicano tutto da soli, con l’entusiasmo ingenuo di chi crede di essere spettatore mentre è protagonista.
E mentre vi preoccupate per la merendina troppo zuccherata, per la mensa scolastica, per i coloranti, non vi accorgete che la vera invasione non passa dalla dispensa, ma dalle dita. Le loro e le vostre.
Il Real Time Bidding non sottrae soldi: sottrae libertà. Libertà mentale, emotiva, decisionale. E lo fa con la vostra collaborazione entusiasta. Pensate che tutto ciò sia gratuito solo perché non pagate nulla. Ma è gratuito perché la merce siete voi.
Ora il punto finale, quello che molti non vogliono sentire. Smettete di raccontarvi che siete utenti. Non siete utenti, non siete clienti, non siete neppure partecipanti. Siete il premio. Il premio dell’asta. Il trofeo in palio. Non c’è niente da vincere, perché siete voi la vincita.
Non vincete smartphone, vi fanno credere di volerli. Non vincete buoni sconto, vi spingono a desiderarli. Non vincete niente, eppure vi comportate come se foste voi ad avere il controllo. È la più grande illusione del nostro tempo: credere di comandare un dispositivo che decide tutto su di voi.
E allora sì, il finale deve essere cinico, perché l’alternativa sarebbe mentire. Se non volete essere il premio dell’asta, smettetela di comportarvi come un premio facile da incassare.
Cambiate routine. Contradditevi. Spegnete quando l’algoritmo vi vuole accesi. Non cliccate quando sentite che lo vorreste fare per nervosismo o per solitudine. Insospettitevi quando una pubblicità sembra fatta “proprio per voi”: non è un segno del destino, è una valutazione di mercato.
Il sistema non smetterà mai di mettervi all’asta. Tocca a voi decidere se presentarvi sul palco o scendere, una volta per tutte, da quel banco dove vi vendono ogni giorno.
E se non lo farete, almeno non lamentatevi. Perché l’unica verità è questa: nel grande concorso del web non vincete mai. Perché la vera vincita, purtroppo per voi, siete voi.
Autore Gianni Dell'Aiuto
Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.













