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Trieste, presentata guida su siti palafitticoli preistorici arco alpino

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Giornata Mondiale delle Zone Umide

Illustrate le ultime ricerche nel sito palafitticolo del Palù di Livenza, in località Caneva – Polcenigo (PN)

In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, World Wetlands Day – Wetlands and Climate change, si è tenuta ieri, lunedì 4 febbraio, alle ore 17:00, presso il Salone Piemontese di Palazzo Economo, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, in Piazza della Libertà, 7, Trieste, la presentazione della guida della serie ‘I tesori d’Italia e l’UNESCO’, ‘Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino’, SAGEP Editori, 2018.

A seguire, l’aggiornamento sulle ultime ricerche nel sito palafitticolo del Palù di Livenza, in località Caneva – Polcenigo (PN).

Ad aprire i lavori, il dottor Roberto Micheli, Direttore degli scavi archeologici presso l’importantissimo sito palafitticolo che ha illustrato, prima dei risultati apportati dall’ultima campagna, la guida UNESCO, disponibile sia in lingua inglese che italiana.

Il piccolo compendio è il risultato di prestigiosissime collaborazioni tra gli studiosi più importanti del panorama archeologico italiano ed elenca, illustra e divulga l’insieme dei Siti Palafitticoli preistorici dell’Arco Alpino.

La guida è stata realizzata nell’ambito del progetto ‘Elaborazione della parte nazionale del Piano di Gestione del sito seriale transnazionale Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino: prime azioni e studi di fattibilità’ sostenuto dai fondi della legge 77/2006, sotto il coordinamento scientifico di M. Baioni e M.G. Ruggiero.

I testi che si possono leggere sfogliando l’accurata guida sono stati redatti direttamente dagli archeologi e dai funzionari delle Soprintendenze italiane che di quei siti e di quegli studi si sono occupati e/o si occupano ancora: M. Baioni, D. Banchieri, P. Bellintani, N. Giordani, F. Gonzato, S. Gorni Silvestrini, B. Grassi, C. Mangani, N. Martinelli, R. Micheli, A. Piccoli, B. Portulano, M. Rapi, A.N. Rigoni, F. Rubat Borel, M.G. Ruggiero, R. Scandolari.

Nel 2011, il Palù del Livenza è stato inserito dall’UNESCO nell’elenco dei beni considerati patrimonio del mondo, insieme ad altri insediamenti umidi preistorici sparsi in diverse aree dell’arco alpino grazie alla bellezza, all’importanza e all’eccezionalità dei ritrovamenti in perfetto stato di conservazione.

L’ambiente umido e acquitrinoso, caratterizzato dalla torba a bassa quantità di ossigeno, ha permesso che le antichissime strutture lignee, quindi di natura organica, risalenti a circa seimila anni fa resistessero al tempo e si presentassero in ottimo stato di conservazione.

L’area interessata dai ritrovamenti, conosciuta sin dall’Ottocento e riscoperta negli anni Ottanta dello scorso secolo a seguito delle ricerche scientifiche condotte dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli – Venezia Giulia, sorge tra le venute idriche del fiume Livenza, in un contesto di grande ricchezza vegetale e faunistica, ottimale per l’insediamento delle popolazioni preistoriche.

Grazie ad un finanziamento del Ministero dei beni culturali e ambientali e dell’UTI Livenza – Cansiglio – Cavallo, il progetto di ricerca coordinato da Roberto Micheli con la collaborazione della società archeologica Cora di Trento e dei volontari del Gruppo Archeologico di Polcenigo, ha potuto far riemergere nuovi e importanti dati sulla vita e sulle caratteristiche strutturali del sito attraverso l’intercettazione di tre fasi; quella che sembra essere più antica necessiterà di ulteriori ricerche per poterne accertare la cronologia, insieme all’identificazione culturale.

Al momento, per i materiali rinvenuti, tra i molti la ceramica e la litica, è possibile far risalire al tardo neolitico la fase di abbandono del sito, mentre la seconda pertiene sicuramente alla cultura dei vasi a bocca quadrata.

Gli abitanti del Palù vivevano di agricoltura e pastorizia, potevano cacciare cervi, caprioli e cinghiali, affinavano continuamente le tecniche costruttive sull’acqua attraverso l’utilizzo di pali verticali conficcati in racchette orizzontali con fori appositi per aumentare la stabilità delle strutture.
Si tatuavano e dipingevano i tessuti attraverso l’uso dei pintaderas, stampi d’argilla geometricamente decorati, accendevano il fuoco con i funghi essiccati.

Da un cumulo di terreno organico, gli archeologi hanno rinvenuto dei piccoli grumi compatti e scuri che riportano in maniera evidente le impronte dei denti, potrebbe trattarsi di chewingum del passato in pece di corteccia di betulla, che oltre ad assolvere la funzione di legante, avrebbe potuto curare mal di denti e fungere da medicamento in generale.

Arrivare alla raccolta di una quantità tale di dati e informazioni trasferisce l’importanza del sito archeologico in analisi e avvalora l’urgenza del reperimento di fondi a sostegno della ricerca. Palù, come tante altre aree archeologiche, costituisce un bacino ricco di elementi importanti al fine della ricostruzione preistorica e un’enorme opportunità per la costruzione di un buon turismo culturale.

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Marilena Scuotto
Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.