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Travolgente debutto di ‘All shook up – Il musical’

'All shook up – Il musical' ph Corrado Rinaldi


Il musical di Joe Di Pietro diretto da Pietro Pignatelli fa sognare al Cinema Teatro Acacia di Napoli

Ieri sera, 29 marzo, all’uscita della prima in Italia del musical ‘All shook up’, rappresentato al Cinema Teatro Acacia di Napoli, non riuscivo più a smettere di ballare, mentre le mie gambe e i miei piedi si muovevano da soli, e io ancheggiavo come la più consumata delle ballerine, attraversata dalla pura energia America anni ’50, trasmessa ad un pubblico entusiasta e competente dal fantastico cast.
All shook up!

È proprio il caso di dirlo.

Questo musical molto “American style” riecheggia altri capisaldi del genere, come per esempio l’intramontabile ‘Grease‘, ma riesce nella difficile impresa di non smarrire le radici della tradizione del musical italiano, riportandoci in alcuni momenti, come la scena conclusiva corale del primo atto, a delle atmosfere tipiche di, uno per tutti, ‘Aggiungi un posto a tavola’.

Non manca anche un forte omaggio alla città di Napoli nella rappresentazione di un grande successo di Elvis Presley ‘It’s now or never’, che altri non è che la melodia dell’immortale ”O sole mio’, che ha sicuramente commosso l’uditorio.

America anni ’50.

In un palcoscenico coloratissimo, con attori e ballerini abbigliati in stile All – American boys and girls, con t-shirt sgargianti, gonne a ruota e colori fluo – a cura della bravissima Federica Del Gaudio, evoluzioni ginniche e canzoni di Presley si susseguono senza sosta nel primo atto, accompagnati da tocchi di blues nel secondo, in uno svolazzare di gonne, camiciotti a scacchi, scolli vertiginosi e protagonisti in cerca dei sospiri del vero amore, con l’ausilio di canzoni appassionate che arricchiscono e punteggiano una trama leggera e frizzante.

L’intreccio trae liberamente spunto da una commedia di William Shakespeare, ‘La dodicesima notte’, ma poi prende il volo in una coreografia indiavolata e vitaminica, curata magistralmente da una star internazionale, quale lo statunitense Bill Goodson, famoso per aver collaborato con moltissimi grandi della musica, come Diana Ross, Jasmine Guy, Steve Winwood, Gloria Estefan, e, soprattutto, Michael Jackson, e il cui tocco dona alla coreografia quell’internazionalità che si avverte per tutto il musical.

Molti gli archetipi cari al genere, quali la grettezza e la pochezza intellettuale di alcuni paesini appartenenti alla cosiddetta “American belly”, la pancia dell’America, in cui perfino sospirare d’amore sembra essere proibito e scandaloso. La pruderie del sindaco donna, infatti, stringe e costringe i cuori e le menti dei suoi concittadini in un perenne inverno.
Naturale l’aspirazione di alcuni ad una fuga, unica alternativa possibile a quell’atmosfera stagnante.

In tale desolazione, perfettamente delineata dalla regia con pochi accenni sostanziali, irrompe il fattore di mutamento, un giovane motociclista rubacuori dal passato turbolento e misterioso che, come nelle migliori tradizioni del genere, piomba sul palco a cavallo di una motocicletta rombante e cromata, in una entrata ad effetto capace di sciogliere i cuori delle co-protagoniste e di sorprendere gli entusiasti spettatori.

Il giovane Chad, interpretato da un convincente Alessandro D’Auria perfettamente in parte, crea scompiglio e turbamenti con la forza del più inaspettato dei cicloni, mettendo in moto meccanismi difficilmente arrestabili, capaci di scuotere la piccola città addormentata fin dalle fondamenta, coinvolgendo persone di tutte le età.

Ruolo fondamentale ha la musica, come emozione primaria e capace di risvegliare sentimenti sopiti o che si credevano perduti per sempre.

Una delle prime scene, infatti, vede Chad protagonista del “risveglio” di un Juke box nel Diner del paese, che si credeva irrimediabilmente guasto, come chiara metafora del successivo risveglio alla vita e all’amore, veicolato dalla sua presenza irregolare.

La trama è tradizionalmente legata alla più classica delle commedie dell’arte, con continui equivoci e intrighi che si dipaneranno nel più classico e sospirato degli “happy ending”, come il genere ci ha abituato.

Ogni cosa tornerà al suo posto ma in una maniera inaspettata e migliore, dopo aver finalmente aperto le finestre della vita stagnante della cittadina per accogliere il soffio di aria pura venuto dall’esterno e le gioie dell’amore.

E aria pura si respira sul palcoscenico di questo musical bello in senso classico, interpretato con perizia e grandissima gioia ed entusiasmo da un gruppo di giovani ma esperti protagonisti, la Compagnia d’Oriente di Fabio Busiello, e magistralmente diretta dal nostro Pietro Pignatelli, un nome e una garanzia di professionalità e successo, per gli esperti del settore e per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo nei suoi precedenti lavori.

L’America degli anni ’50 era l’era delle possibilità, della fiducia in se stessi, dell’entusiasmo vitaminico di conquistare il mondo attraverso la realizzazione dei propri sogni, e la nostra troupe ce ne trasmette tutta l’energia e la spinta dinamica.

Bravissimi tutti, dal corpo di ballo capitanato da Antonella Parolisi e composto da Roberto Acunzo, Stefania Iannotta, Raffaela Sorvillo, Giuseppe Riccardi, Miriana Piccirillo, Annamaria Pietropaolo, Giuseppe Merenda Paola Sannino, Anna Edipio, Nello Esposito, Tullia Tramontin, al cast di attori e caratteristi con i bravissimi Dafne Coscia, Alessio Falanga, Giorgia Esposito, Emanuela Saccardi, Claudio Collano, Mariana Ioime, Alessandra Venturini, Antonio Gentile, Ferdinando Terrinoni, Cassandra Pepe, Armando Stellito, Claudia Buongiovanni e Danilo Della Rocca, oltre al già citato D’Auria.

Ho molto apprezzato anche la presenza dei musicisti dal vivo, composta da Andrea Palazzo al coordinamento band e chitarre, da Corrado Calignano basso, Davide Ferrante batteria, Marco Corcione tastiere, Stefano Bottiglieri tastiere, Salvatore Montano, capaci di sottolineare i momenti salienti della trama e sorreggere i protagonisti nelle loro performance canore.

Bravo Gennaro Vitale alla coreografia musicale e molto indovinata la scelta canora che include, tra gli altri, gli intramontabili successi come ‘Love me tender’ , ‘C’mon everybody’, ‘Jailhouse Rock’ e la già menzionata versione americana del nostro ”O sole mio’, ‘That’s now and ever’, che tocca momenti di grande emozione con l’esecuzione all cast di ‘Can’t help falling in love’.

Se morite dalla voglia di saltare, cantare, ballare, emozionarvi, correte a vedere questo piccolo gioiello. Vi dispiacerà di non poter ballare e cantare sul palco con i protagonisti, ma gioirete insieme a loro e uscirete dal teatro con l’animo leggero e la testa piena di sogni.

Foto Corrado Rinaldi

Autore Floriana Narciso

Floriana Narciso, napoletana. Un cuore sospeso tra Napoli e la verde Irlanda. Mediterranea nell'aspetto ma "Irish"nel midollo, vive costantemente in bilico tra due culture e pensa in due lingue fin dal primo vagito. Laurea in lingue straniere europee, dottorato in linguistica per scopi speciali su tematiche di politica internazionale, vive e lavora tra varie realtà. Pensa a buon diritto che i libri e i gatti siano i migliori amici dell'uomo. Nel suo sangue scorre prevalentemente un buon tè nero, forte e bollente anche sotto il solleone. Scrive perché non riesce a farne a meno.

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