Spesso, dinanzi alle molteplici circostanze che solcano la nostra quotidianità e alle numerose scelte che esse ci pongono innanzi, la coscienza si trova sospesa tra due inclinazioni contrapposte, l’una dettata dall’istinto, l’altra dalla ragione.
L’essere umano, da sempre, è attraversato da una inquietudine profonda e irrisolta, frutto del contrasto tra ciò che il cuore anela e ciò che la mente pondera, tra il desiderio immediato e il dovere, tra l’impulso spontaneo e la riflessione circospetta.
Tale conflitto, che trae origine dalla nostra natura biologica, trova tuttavia una più alta e complessa espressione nelle sfere etiche, sociali e filosofiche, configurandosi come uno degli aspetti più salienti e distintivi della condizione esistenziale dell’individuo.
Istinto e ragione si confrontano nell’animo umano come due forze antitetiche, difficilmente in grado di giungere a una sintesi armoniosa: l’una spinge il soggetto verso l’azione rapida e istintiva, al soddisfacimento immediato dei desideri e delle necessità; l’altra, invece, frena e pondera, stabilendo limiti, regole e costrizioni necessarie a garantire un ordine superiore.
Nel corso della storia, questa opposizione ha trovato espressione in ogni ambito: dalla guerra alla pace, dalla legge alla religione, dall’arte alla politica.
Le antiche società, infatti, spesso celebravano l’istinto eroico, la forza, il coraggio, la passione, ma non senza vincolarlo a codici morali, leggi sacre e riti che ne indirizzassero l’impetuosità in orientamenti ritenuti socialmente accettabili.
La cultura classica occidentale, in particolare, esaltava l’armonia e l’equilibrio tra le forze interiori. Il logos, la ragione, veniva venerata come guida suprema per dominare le emozioni e raggiungere la sintesi perfetta tra corpo e spirito.
Eppure, anche in tale impostazione speculativa, l’istinto non veniva mai negato né represso nella sua essenza più profonda, piuttosto riconosciuto come parte integrante e indissolubile dell’essere umano.
La sua funzione spiegava i suoi effetti nel tentativo di educarlo e disciplinarlo, affinché potesse essere integrato in un disegno di vita equilibrato, capace di rispondere sia agli slanci del cuore che agli imperativi della mente.
Nel corso dei secoli, il pensiero filosofico ha tentato di dare ordine a questa dualità.
L’Illuminismo ha consacrato la ragione come strumento di progresso, liberazione e civiltà, contrapponendola alla superstizione e al caos emotivo. Ma la storia ha dimostrato che la ragione, da sola, non basta a contenere la complessità dell’animo umano.
Le tragedie del Novecento, i regimi nati sotto l’apparenza dell’ordine razionale, hanno mostrato come l’istinto, se represso o ignorato, possa riemergere in forme violente, incontrollabili, distruttive.
La psicologia contemporanea ci ha insegnato che l’essere umano non è una macchina logica, ma una creatura complessa, spesso guidata da pulsioni inconsce, da paure profonde, da desideri che sfuggono al controllo della volontà.
Eppure, continuiamo a illuderci che la razionalità possa sempre prevalere, che basti pensare per scegliere bene, che sia sufficiente conoscere per agire nel modo giusto. Ma non è così semplice.
L’istinto non si annulla con la logica e la ragione non è sempre in grado di gestire la vita. L’essere umano oscilla costantemente tra l’ordine e il caos, tra la norma e l’eccezione, tra il dovere e il desiderio.
In alcune epoche storiche ha cercato di dominare l’istinto con regole rigide, in altre ha scelto di celebrarlo come forma di libertà autentica, ma in nessun caso è riuscito a sciogliere del tutto questo nodo interiore.
Anche nell’epoca attuale, in cui il mondo sembra dominato da un ordine razionale, l’essere umano non può sfuggire alla potenza degli impulsi. Questi moti interiori, più spesso della logica e della convenienza, governano le nostre azioni.
Forse il vero equilibrio non risiede nel sopprimere o subordinare una delle due dimensioni, ma nell’accogliere il conflitto tra esse come un elemento essenziale dell’identità umana.
L’uomo, infatti, è un essere incompleto, intrinsecamente in tensione tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, tra l’immediato sentire e la consapevolezza razionale.
La saggezza non consiste nella vittoria della ragione sull’istinto, né nel trionfo dell’impulso sulla riflessione, ma nella consapevolezza di essere l’ambito stesso di tale conflitto, di abitare l’interstizio tra l’una e l’altra.
E, in definitiva, è proprio in questa tensione dialettica che risiede la nostra umanità più autentica, il nucleo vitale della nostra condizione esistenziale.
Autore Pina Ciccarelli
Pina Ciccarelli, maturità Classica e Laurea in Giurisprudenza. Appassionata di Storia, Filosofia, Letteratura e Musica. La scrittura nasce dell'evasione, dal desiderio di donare colore alla vita, catartico abbandono all'immaginazione. Tra i sentieri nascosti del sublime, fuori dalle logiche del reale, per scoprire se stessi.













