Ancora su Postel
Occorre che ci si soffermi ancora sulla figura di Guillaume Postel e su come i suoi scritti abbiano influenzato Papus e lo stesso Eliphas Levi.
I tre testi, connessi idealmente tra loro sono Absconditus Clavis, di Postel, I Tarocchi dei Boemi, dove Papus mostra il disegno di una chiave simile a quella presente nel libro di Postel e, infine, La Chiave dei Grandi Misteri, di Levi, in cui troviamo il disegno originale della chiave in questione, ripresa successivamente da Encausse.
Quest’ultimo nella prefazione del testo citato, scrive:
Il mazzo di carte dei Tarocchi, trasmesso dagli Zingari di generazione in generazione, è il libro primitivo dell’antica iniziazione.
Ciò è stato chiaramente dimostrato da Guillaume Postel, Court de Gobelin, Etteila, Eliphas Levi e J. A. Vaillant.
Si comprende da queste parole come le Lame dei Tarocchi siano considerate le parti di un libro di origini antichissime in cui sono contenuti i temi archetipici e simbolici che da sempre hanno accompagnato gli Iniziati.
La comprensione dei loro segreti permette, dunque, al suo conoscitore, di dischiudere i segreti in essi contenuti.
Il punto della questione è che Postel non parla di mazzi di carte nei suoi testi. La parola chiave, attorno cui ruota questa connessione, è proprio il caso di dirlo, è Rota, considerata dagli autori successivi, un’indicazione relativa ai Tarocchi.
Inoltre, l’idea di fondo che accompagna tutta la produzione letteraria di Postel, è che vi sia una chiave nascosta che, opportunamente utilizzata, ci permette di accedere alla struttura segreta delle cose, comprendendole nella loro forma più profonda; ciò permetterebbe di restaurare l’unità originaria di questo mondo con il Divino, probabilmente è per questo che, alla fine della chiave, troviamo le tre parole Deus, Homo, Rota.
Gerard Encausse e lo stesso Levi riterranno, quindi, di avere trovato questa chiave interpretativa e sincretica di ogni elemento esoterico, proprio nei Tarocchi che, del rest,o furono interpretati come le vestigia dell’antico e leggendario Libro di Thoth, soprattutto da autori come Court de Gebelin ed Etteilla, citati appunto da Papus.
Questo leggendario testo antico e sacro comprendeva quarantadue volumi contenenti tutto lo scibile umano dell’epoca egizia e profezie sugli eventi futuri. Lo stesso mito vuole che furono direttamente redatti da Thoth e nascosti nelle antiche biblioteche egizie.
Il primo a parlarne fu Clemente d’Alessandria nel suo Stromatae e i primi che videro un collegamento tra Tarocchi e libro di Thoth furono Gebelin ed Etteilla.
Tornando a Postel, sappiamo anche che l’inserimento del disegno della chiave nel più volte citato testo, a quanto pare, risale alla seconda edizione, curata da un certo Abraham von Franckenberg, vero ideatore della chiave.
Anche in questo caso si tratta di un esoterista d’altissimo livello, studioso di Kabbalah, Alchimia e dei testi del Mistico Cristiano Jacob Bohme. Franckenberg pare fosse vicino agli ambienti rosacroce.
Ulteriore tassello di questo intricato mosaico è il fatto che Postel trasse ispirazione dalle opere di Tritemio, famoso per la sua Steganografia, opera intrisa di molteplici rimandi agli argomenti di studio dell’Abate, che nella sua vita fece parte di una certa Confraternita Celta.
La base di tutto il pensiero esoterico e magico occidentale, quindi, da un certo punto in poi della storia, è la Kabbalah Ebraica, reinterpretata e adattata a uso e consumo delle idee che si volevano portare avanti in un determinato periodo storico e vi è in ogni autore uno sforzo erculeo di sintesi verso la riscoperta o la creazione di un sistema unico in cui convergano tutte le discipline dell’esoterismo.
Personaggi come Papus e Levi hanno recuperato tale volontà nutrita da mistici cristiani e circoli rosacroce e, per mezzo dei tarocchi, hanno creato un ipotetico ponte con un passato umano oscuro, mitico e ricco di conoscenza e un presente sempre più frammentato sia nei saperi che come vita spirituale e profana dei singoli individui.
Le Società Iniziatiche non fanno altro che tentare di ricreare questa connessione, dentro l’uomo, con l’altro, con la natura e con il divino attraverso una ricostruzione intellettuale e culturale che passa attraverso l’idea che tutto sia uno e che il dualismo sia un’illusione del “dia-ballo”, idea che, evidentemente, accompagna da secoli mistici, maghi, esoteristi, intellettuali, in una parola Iniziati, e che ha visto nel mazzo di Tarocchi uno strumento, non solo di comprensione, ma, soprattutto, di coesione.













