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‘Sviluppo e Innovazione’, nuovo libro di Vito Cozzoli

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‘Sviluppo e Innovazione. Idee esperienze e policy per la competitività del Paese’, di Vito Cozzoli


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Raccolta selezionata degli interventi dell’ex capo di Gabinetto

Riceviamo e pubblichiamo.

È in libreria ‘Sviluppo e Innovazione. Idee esperienze e policy per la competitività del Paese’,  il nuovo libro di Vito Cozzoli. In Italia, in questi ultimi anni, si è realizzata una svolta importante, non adeguatamente percepita dall’opinione pubblica. Nell’ultimo periodo parlare di Industria 4.0 è diventato un must, sembra quasi uno slogan da spendere al di là della congruità dei contenuti portati avanti.

La realtà è diversa, e l’impressione di enfasi nasce per il fatto che molti ritwittano l’imperativo senza averlo approfondito e neppure ben capito. La realtà è che, malgrado molti non mostrino di essersene resi conto, in Italia, in questi ultimi anni, si è tornato e promuovere politiche di sviluppo.

A raccontare questo nuovo corso è Vito Cozzoli, capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo economico dal febbraio 2014 al maggio 2016, nel suo nuovo libro ‘Sviluppo e Innovazione. Idee esperienze e policy per la competitività del Paese’, edito da Jovene Editore.

Il testo è una raccolta, sapientemente selezionata, dei suoi interventi nel periodo in cui era capo di Gabinetto e costituisce, al riguardo, una interessantissima testimonianza.

Cozzoli è stato uno dei protagonisti di un nuovo corso della politica italiana, in cui si è finito di navigare a vista, come per troppo tempo s’era fatto nel passato, e si sono poste le basi per una ripresa dei livelli di competitività del sistema Paese.

Il punto di osservatorio di Cozzoli è il campo d’azione in cui ha potuto profondere impegno e mettere a frutto la sua cultura polivalente, anche se fondata sulle solidissime basi giuridiche di Avvocato Cassazionista, già Capo dell’Avvocatura della Camera.

Cozzoli è stato osservatore privilegiato e al contempo un protagonista di quel Ministero dello Sviluppo economico che, per propria finalità, era chiamato a innestare la marcia della ripartenza.

Dalla coinvolgente lettura degli interventi dell’ex capo di Gabinetto si ricava come l’impegno per la trasformazione radicale dell’industria, all’insegna dell’integrazione digitale dei processi produttivi, sia maturato attraverso un percorso costante e di estrema attenzione all’evoluzione tecnologica in atto.

Non solo. Lo sforzo per l’innovazione, ed è qui il salto di qualità operato da Cozzoli & C., s’inquadra nel recupero di una vision, nella ritrovata consapevolezza che il futuro di un Paese dipende dalla strategia.

Negli anni tracciati dagli interventi di Cozzoli, la politica nazionale ha abbandonato la logica della competizione al ribasso, basata sulla riduzione tout court del costo del lavoro.

In un paese che ancora riscontra un insufficiente rapporto tra spesa per la ricerca e lo sviluppo e PIL, si è capito che bisognava voltare pagina. Disegnare un modello di domani in cui si possa evitare un declino scadenzato dall’obsolescenza di modelli di impresa destinati in pochi anni a essere posti fuori dal tempo.

Nella prospettiva costruita dal MiSE di Cozzoli e dall’Esecutivo nel suo complesso, l’innovazione e la modernizzazione digitale dovevano essere sia lo strumento per ridare slancio all’industria manifatturiera, sia per creare quelle città-infrastrutture che sono le smart city, nel cui ambito soltanto possono essere coniugati al meglio logiche di sviluppo sostenibile e di impresa 4.0, di riconversione ed efficientamento energetico, di valorizzazione dei giacimenti culturali.

Un percorso che, se venisse condotto con la necessaria coesione politica, istituzionale e socioeconomica, potrebbe rappresentare una piattaforma per il recupero almeno parziale dello stesso divario meridionale. Si è lavorato molto e con efficacia, in questi ultimi anni.

Il problema, spesso, nasce dal fatto che i tempi della semina non coincidono con quelli del raccolto. Ma approfondire questo tema, che è quello classico del rapporto tra politica e consenso, non spetta a questa sede.

Il libro di Cozzoli, impreziosito da una acuta prefazione del presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, permette a quanti hanno interesse a comprendere azioni e processi della politica, oltre le diatribe e le polemiche da talk show, di arricchire le proprie conoscenze con la testimonianza di chi ha contribuito a guidare lo sforzo di rinascita del nostro Paese.

Prefazione di Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato:

La raccolta di interventi e discorsi tenuti dall’autore nella fase in cui ha ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto al ministero dello Sviluppo Economico offre un efficace e originale affresco delle iniziative e delle politiche di sviluppo intraprese dal ministero nel biennio 2014-2016, con focus tematici, ricchezza di dati e spunti di riflessione che mi sembrano di indubbio interesse.

Tra questi, voglio in particolare richiamare un tema che attraversa come un fil rouge molte delle sezioni in cui è articolato il volume, relativo al cambiamento digitale come fattore di sviluppo e all’importanza di investire nell’innovazione.

Si tratta di un tema con il quale l’Autorità Antitrust si confronta quotidianamente nella consapevolezza che lo sviluppo dell’ecosistema digitale e il sostegno all’attività innovativa delle imprese è una delle fondamentali vie attraverso cui passa la ripresa e il recupero di competitività del Paese.

La digitalizzazione dei contenuti e delle reti e la straordinaria diffusione di Internet costituiscono – è ormai noto – una discontinuità che sta conducendo ad una profonda trasformazione sia delle abitudini dei consumatori che dei modelli di business delle aziende.

Si tratta di un fenomeno non limitato al settore delle reti di telecomunicazione, dell’informatica e dei contenuti immateriali, ma che incide trasversalmente su tutti i settori economici – anche quelli più tradizionali – cambiando irreversibilmente le filiere produttive, i rapporti business to business nonché le attività commerciali al dettaglio e i comportamenti di acquisto dei consumatori.

Su tale terreno, gli interventi raccolti nel volume si lasciano apprezzare innanzitutto per la consapevolezza del rilievo cruciale che dette trasformazioni rivestono in termini di possibile maggiore concorrenza e sviluppo, e per l’avvertita urgenza di attivare un effettivo switch-on tecnologico del Paese: questo richiede un quadro organico di interventi i cui capisaldi sono la diffusione delle tecnologie e della cultura digitale nei processi produttivi e organizzativi di tutti i settori imprenditoriali; il sostegno alla generazione e alla crescita dimensionale di start-up innovative ad alto valore tecnologico in ambito digitale; la trasformazione delle città e delle comunità intelligenti in laboratori per la crescita dell’economia digitale; l’educazione per favorire la diffusione di competenze digitali.

Dall’altro, gli stessi interventi colpiscono per la visione ampia dei problemi, per l’idea che una politica effettivamente rivolta a sostenere lo sviluppo esige di mantenere aperti e rafforzare tutti i possibili canali attraverso cui può passare l’innovazione, infine per l’appassionato impegno profuso nella realizzazione di un piano organico di misure teso a promuovere uno sviluppo industriale “abilitato” dalle tecnologie.

La transizione cui ci troviamo davanti è certo di portata epocale e rappresenta uno di quei momenti storici in cui occorre mutare identità.

Come ricorda l’autore “Oggi insomma, più che mai, vale la massima che ha ispirato i grandi innovatori: ‘Chi non cambia non è fermo: va indietro’”.

C’è in effetti un grande spazio per l’innovazione digitale nel Paese, ed un grande impatto potenziale che potrà generarsi sul sistema delle imprese, specie se anche i settori più tradizionali riusciranno a cogliere le straordinarie opportunità che le tecnologie offrono.

Affinché però l’innovazione e la digitalizzazione sprigionino tutto il loro potenziale sono necessarie non solo politiche pubbliche incisive, ampie e coordinate, ma è altresì necessario che la fruizione e la diffusione delle tecnologie digitali siano rese agevoli, sicure e, soprattutto che siano percepite come tali da imprese e consumatori.

In questo senso, la conoscenza e la divulgazione delle stesse e prima ancora delle politiche messe in campo per sostenerne l’utilizzo è essenziale perché tutti gli stakeholders possano trarne giovamento e sfruttarne le rilevanti opportunità che ne discendono.

In quest’ottica, il bel volume di Vito Cozzoli ha il pregio di offrire una testimonianza vivace e diretta oltre che una fotografia aggiornata dell’intensa agenda portata avanti nei due anni trascorsi al ministero; al contempo, nella misura in cui illustra, con dovizia di dati e dettagli, quanto il terreno sia stato arato e seminato nel periodo, getta anche un ponte verso il futuro, ponendo le premesse affinché la riflessione e, soprattutto, l’azione sui tanti cantieri rimasti aperti prosegua, giovandosi di una linea di continuità con quanto già fatto.

È questa, del resto – cioè la continuità delle politiche di sviluppo – la condizione perché gli enzimi della concorrenza e dell’innovazione, che si cerca faticosamente di inoculare nel Paese, riescano a rivitalizzare un’economia altrimenti destinata a rimanere fragile e senza anticorpi.

Vito Cozzoli
È Consigliere Capo Servizio della Camera dei Deputati. Avvocato Cassazionista, già Capo dell’Avvocatura della Camera, è Professore a contratto di Diritto Pubblico e di Diritto Industriale. Dal 2014 al 2016 è stato Capo di Gabinetto del Ministro dello Sviluppo Economico.

È autore di numerosi saggi di diritto costituzionale e parlamentare, nonché di diritto pubblico dell’economia, tra i quali le monografie ‘I gruppi parlamentari nella transizione del sistema politico-istituzionale. Le riforme regolamentari della Camera dei deputati nella XIII legislatura’, Giuffrè, 2002, e ‘Un decennio di privatizzazioni: la cessione di Telecom Italia’, Giuffrè, 2004.

Vito Cozzoli
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