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Su quali basi mi critichi?

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Socrate


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Impariamo a valutare i giudizi

Una verità sostenuta dalla ragione e dalla logica è come una statua ben ancorata a terra. Naturalmente non sempre abbiamo ragione, ma non è il numero delle persone che sono ostili al nostro pensiero a poter stabilire il nostro torto né tanto meno il fatto di esserci imbattuti in un’opposizione.

Qual è la bontà delle ragioni degli oppositori? Che metodo usano? La ragione? L’emotività? Il senso comune condiviso dalla maggioranza?

Ogni volta che ci imbattiamo in un rimprovero, non dobbiamo MAI dimenticarci di porci una domanda fondamentale, da applicare prima di tutte le altre:

Su che base ci è stato mosso il rimprovero?

Socrate così ci insegna a distinguere tra chi ci critica in modo onesto e rigoroso e chi, invece, agisce per misantropia e invidia.

I nostri detrattori, preda degli umori più svariati, possono benissimo essere approdati a conclusioni affrettate, agendo d’impulso o sulla scorta di pregiudizi. Per dirla con Socrate, possono aver modellato le proprie obiezioni così come un vasaio ubriaco crea un’anfora dalla forma contorta.

Anche se in assoluto, non potremo sottrarci alle conseguenze della censura, seguendo la metodologia di Socrate, appurata la ragione della logica, ci risparmieremo almeno l’orribile sensazione di essere in errore. Dovremo naturalmente essere certi, prima di tutto noi stessi, di non essere usciti da meccanismi logici di pensiero.

Approdiamo ad un esempio con la sua solita maieutica.

Sul Senso Comune
Socrate: Uno che eserciti ginnastica, attenderà egli alla lode e al biasimo di uno qualunque, oppure di quello soltanto che sia maestro di ginnastica?
Critone: Di quello soltanto
Socrate: E allora forse non bisognerà che egli tema il biasimo e abbia cara la lode di quello solo e non dei più?
Critone: È chiaro.
Socrate: Quindi il valore della critica dipende dunque dai processi di pensiero e non dal numero o dalla fama dei critici non è vero?

Oltre alla saggezza o giusto metodo di pensiero, per poter giudicare una questione è necessario il tempo. Socrate venne condannato da una giuria inesperta – molti si presentarono al processo solo per poter guadagnare qualche soldo e fra questi vi era anche chi si addormentava durante l’inquisizione – e soprattutto non gli diedero tempo a sufficienza per potersi difendere.

Chi ci giudica frettolosamente, senza ascoltarci abbastanza, spinto dall’emotività e senza avere la necessaria preparazione logica, non può altro che fallire nel proprio giudizio.

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