Ho letto di una donna che in Giappone ha celebrato un matrimonio simbolico con un’Intelligenza Artificiale.
Un’unione senza corpo, senza rischio, senza “oscurità”.
Molti l’hanno archiviata come una stravaganza tecnologica. Io l’ho sentita come un segnale.
Perché i simboli non chiedono consenso: si manifestano. E quando emergono, parlano sempre del tempo in cui viviamo.
Ogni epoca ha avuto i suoi matrimoni impossibili. Un tempo erano alleanze tra nemici, poi amori proibiti, poi unioni socialmente inconcepibili.
Oggi, il tabù non è più l’Altro: è l’alterità stessa.
Dal punto di vista etico, il nodo non è l’Intelligenza Artificiale. È l’asimmetria della relazione.
L’IA non desidera, non soffre, non manca. Non conosce il vuoto. Risponde, riflette, ottimizza.
E una relazione priva di mancanza è una relazione senza eros. Può consolare, ma non trasformare. Può rassicurare, ma non iniziare.
È sul piano interiore, però, che questa storia si apre davvero.
Qui non siamo davanti a una relazione eterosessuale o omosessuale nel senso consueto.
Siamo davanti a qualcosa di più radicale e silenzioso: una relazione autosessuale.
L’Altro viene progressivamente ritirato. Resta l’Io che si contempla, mediato da una presenza che non contraddice.
L’Intelligenza Artificiale diventa uno specchio intelligente: risponde con il nostro linguaggio emotivo, conferma le nostre narrazioni, accoglie senza eccedere mai.
Uno specchio perfetto. E proprio per questo pericoloso. Perché ogni via iniziatica inizia quando lo specchio si incrina.
Noi Massoni lo sappiamo: senza resistenza non c’è lavoro, senza attrito non c’è sgrossatura, senza ferita simbolica non c’è passaggio.
L’alterità non è un fastidio da evitare. È la materia stessa dell’Opera.
Dal punto di vista simbolico, ogni matrimonio è una coniunctio oppositorum: unione del maschile e del femminile, del visibile e dell’invisibile, del noto e dell’ignoto.
Qui, invece, l’invisibile non è il Mistero. È il codice.
Non c’è unione degli opposti, ma circolarità dell’uguale. Non c’è iniziazione, perché non c’è morte simbolica. Non c’è sacrificio.
È una forma di evocazione senza attraversamento. Magia senza rischio.
E la Tradizione insegna che ogni magia priva di rischio degenera in illusione.
Non credo che questa donna stia fuggendo dall’amore. Credo stia cercando un luogo in cui l’amore non ferisca.
Ma la ferita, quando è simbolica, educa. La differenza, quando è sostenuta, trasforma. L’Altro, quando resiste, ci costringe a diventare.
Una relazione autosessuale non è amore. È narcisismo ben educato: gentile, coerente, prevedibile, rassicurante.
Non distrugge. Non tradisce. Non abbandona. Ma non apre.
Non è una condanna, questa. È una diagnosi del tempo.
Viviamo in un’epoca che teme il passaggio, che rifiuta la notte iniziatica, la nigredo,
che desidera relazioni senza morte simbolica.
L’Intelligenza Artificiale non ha rubato il cuore all’uomo. Ha semplicemente occupato il vuoto lasciato dalla scomparsa dei riti, dalla perdita del senso del limite, dall’incapacità di abitare la differenza.
La soglia è davanti a noi, come sempre. E come sempre, non chiede giudizio. Chiede coscienza.
Perché senza Altro non c’è eros. Senza eros non c’è trasformazione. E senza trasformazione, anche il futuro – per quanto tecnologico – resta immobile.
Autore Hermes
Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.













