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Speculazioni sull’anima

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Per rettificare e trovare la pietra nascosta bisognerebbe esplorare la terra interiore, ovvero fare un’analisi introspettiva che passi attraverso una disanima generale dei misteri riguardanti il mondo intrinseco dell’individuo, esaminando il quale, inevitabilmente, ci si imbatte nel luogo dove vive l’anima.

Molte sono state le ipotesi riguardanti la sede fisica dell’anima. Per Platone il principio essenziale vive nel cervello che, assieme alla spina dorsale, coordina la forza vitale. Stratone la pone nella parte anteriore del cervello, cioè fra le sopracciglia. Ippocrate disloca la coscienza, alias l’anima, nel cervello. Per Erofilo il calamo scrittorio è la sede principale dell’anima. Erasistrato la colloca nel cervelletto e afferma che essa coordina il movimento. Per Galeno ha sede nel quarto ventricolo del cervello. Sant’Agostino la dispone nel ventricolo centrale. I filosofi arabi considerano come sede dell’anima e della vita cosciente i ventricoli del cervello.

Il tema dell’anima è complesso e non sintetizzabile, quindi questa valutazione vuole e tenta di essere prettamente esoterica. Lo scopo non è caratterizzarla in modo preciso né invadere il campo della psiche e della psicologia, perché sarebbero necessarie competenze e conoscenze specifiche, piuttosto sviluppare un’indagine speculativa su un elemento di cui in molti si sono occupati.

È difficile capire se i comportamenti influiscano o meno sull’anima, è invece più ragionevole pensare che questa incida sul contenitore umano che la trasporta. Per molte religioni, filosofie e correnti di pensiero, rappresenta la parte spirituale e immortale degli esseri viventi ed è distinta rispetto all’involucro umano: è un soffio divino che ritorna all’origine dopo la morte del corpo.

Dando per certa la sua esistenza, un dubbio, che forse mai potrà essere fugato, riguarda la possibilità che esistano anime con le stesse peculiarità salienti. Le conoscenze attuali portano a pensare che gli individui siano unici nel loro genere e le caratteristiche fisionomiche e caratteriali siano diverse. I gemelli sono somiglianti, ma non identici fisicamente, quindi risulta, forse, logico pensare che le loro anime abbiano differenti particolarità e che ognuna di queste abbia il suo archetipo.

L’anima attiene agli umani, rappresenta un grande enigma sia per gli uomini che per le istituzioni a carattere esoterico e, per analogia, va definita come qualcosa difficile da comprendere alla luce delle normali capacità intuitive o conoscitive dell’intelletto umano.
I segreti che la riguardano sono stati trasmessi in modo frammentato e, spesso, riportati solamente oralmente.

Allo scopo di fare una disanima ad ampio spettro, possono essere citati i Misteri Eleusini, celebrati prima nella sola città di Eleusi, poi ad Atene e, in seguito, nell’intera confederazione ateniese; si fondano sul mito della morte e rinascita di Persefone e sulla convinzione che, ogni sei mesi, si riproponga il ciclo della vita e della morte, che, seppur riguardante la sola natura, rappresenta il concetto di morte e rinascita dell’Uomo.

I Misteri Mitraici, invece, si basano sulla credenza che il Dio Mitra vinca la lotta contro il Sole, Helios. Una volta terminata la battaglia, sacrificando in modo divinatorio il Toro Cosmico o Universale, le due entità divine si uniscono. Dalla morte del toro e dallo spargimento del suo sangue e seme, prendono vita tutte le specie animali e vegetali dell’ecosistema, certificando, così, l’esistenza dell’anima. Mediante le sette sfere planetarie, essa, a sua volta, ha la possibilità, di persistere in eterno.

Altri Misteri degni di nota sono quelli Isidei, secondo i quali Seth uccide e riduce in pezzi il fratello Osiride; la vedova, disperata, inizia la ricerca, ritrova e ricompone i resti del marito con cui si accoppia, generando Horus, la reincarnazione dello stesso consorte. Iside è, dunque, dea della creazione, della rigenerazione, della rinascita.

Meritano menzione anche i Misteri Orfici, in cui il “Daimon”, l’Anima, è la parte pura, imprigionata dal corpo, quella impura. Per gli Orfici, l’anima, nel corso della vita, non può esprimersi bene perché ostacolata dal corpo; anzi, riesce a manifestarsi appieno solo quando questi s’indebolisce o cessa di vivere. Liberandosi del corpo terreno, quindi del lato peggiore, si sublima, trasmigra e si reincarna altrove.

Continuando la speculazione esoterica piuttosto che scientifica è opportuno riflettere sul fatto che, fin dall’antichità, il quadrato rappresenta il corpo fisico, mentre il cerchio simboleggia l’anima. Esotericamente, l’Uomo Vitruviano personifica il cerchio, ottiene la quadratura dello stesso e realizza l’armonizzazione della natura fisica e spirituale, grazie alla quale può perfezionarsi e ambire a divenire Dio in terra, piuttosto che vivere i propri limiti. L’uomo che cerca di diventare divinità in terra, anche se ostacolato dalle sue stesse limitazioni, può raggiungere il traguardo desiderato.

Per Socrate l’anima è responsabile del destino e della sorte umana, in quanto, mediante la conoscenza della verità, è capace di distinguere il bene dal male. Ha la facoltà d’intendere e di volere perché dotata di propria intelligenza. Il filosofo greco ritiene che l’anima sia la coscienza razionale e morale e distingue l’uomo per ciò che è in sé e per sé, l’anima appunto, e per ciò che ha, il corpo e i beni materiali. Crede che il corpo non sia solamente un mero involucro, anzi, lo descrive come strumento di cui si servono l’individuo e l’anima; l’uomo va identificato come anima ed è compito di ogni individuo prendersene cura.

Platone reputa che l’uomo si componga di corpo, visibile e legato al mondo sensibile, e di anima, immortale, invisibile e capace di contemplare la sfera delle idee. L’anima, per essere libera, deve svincolarsi dalla prigionia del corpo perché questo è lacunoso e irrilevante.

Per lui l’anima si divide in tre parti: la prima immortale, razionale e di origine divina; la seconda, mortale, animale, legata al mondo sensibile e arrendevole sia agli appetiti, che alle sensazioni materiali; la terza, intermedia, composta di volontà – spirito e atta sia a rendere possibile la relazione tra le prime due componenti, che a permettere alla ragione di vincere i desideri. Racchiude la conoscenza, influisce sul corpo e su se stessa. Il corpo, se privato dell’anima, resta inanimato, mentre l’anima, staccatasene, continua a vivere.

Platone ritiene auspicabile che l’anima si purifichi mediante la conoscenza e si separi definitivamente dal corpo attraverso cui è stata contaminata dagli errori, dai vizi, dalle illusioni e dalla schiavitù dei sensi.

L’anima, nella religione omerica, costituisce l’ombra che resta all’atto della morte del corpo, mentre per l’orfismo e il pitagorismo agisce da soggetto nell’ambito del destino che oltrepassa i limiti dell’esperienza e della realtà tangibile, in ogni aspetto della sua vita empirica.

Pitagora pensa che l’uomo sia composto di corpo materiale e psyche, intesa come anima. Il primo, oltre a rappresentare la tomba della seconda, la imprigiona e la rende impura e, di conseguenza, per lui la vita può essere paragonata ad una punizione. La filosofia, quindi, appare come il mezzo per purificare l’anima, mentre i desideri umani e materiali distraggono le persone allontanandole dalla ricerca della verità e dalla conoscenza.

Bernardino Telesio considera l’anima umana materiale e composta di materia tenue e mobile. Le forze materiali agiscono su di essa causandone prima la dilatazione, ovvero il piacere, e poi la contrazione, ossia il dolore. La vita morale dell’uomo si riduce alla conservazione dello spirito, che agisce da misura del piacere e del dolore. Nel ‘De Rerum Natura’ afferma che l’anima è la più sottile forma della materia, una sostanza delicata, che sfugge ai sensi ed è avvolta nel sistema nervoso.

Per Telesio l’anima, superaddita, immortale, conferita da Dio e idonea a occuparsi delle esigenze religiose dell’individuo, ha sede nel cervello, ma da qui si estende alla spina dorsale, ai nervi, alle arterie, alle vene e alle membrane che ricoprono i vari organi. Ritiene, inoltre, l’anima un prodotto della natura, mentre lo spirito generato dal seme.
Il filosofo naturalista sostiene che l’uomo debba rifarsi alla natura e che ogni sensazione o percezione sia prodotta dal contatto tra l’anima e il mondo circostante.

Giordano Bruno, amplificando le considerazioni neoplatoniche, asserisce che tutte le cose hanno un’anima. Lo spirito è il principio che muove ogni cosa, che funge da nocchiere della nave, da guida che trasmette intelligenza ai corpi. Mediante quest’assioma, il nolano, intende affermare che ogni organismo terreno, sia esso animale, vegetale o minerale, è dotato di spirito e intelligenza, misurabili a seconda della consapevolezza posseduta.

Per Eckhart, mistico tedesco domenicano del Medioevo cristiano, l’anima è emanazione dell’infinito. Per lui il fondo dell’anima, dimora della vera essenza umana, non è l’inconscio, bensì lo spirito, che, a sua volta, è sintesi d’intelletto, volontà e ragione. Il mistico parla d’itinerario diretto al fondo dell’anima e lo intende sia in veste di penetrazione nel profondo dell’individuo, sia come percorso verso la conoscenza di se stessi e di Dio. L’uomo deve distaccarsi, svincolarsi dal legame con le cose materiali e liberare l’anima dalla contaminazione dell’Io.

Tra le dottrine che si occupano dell’anima, la Qabbalah sembra essere la più antica; infatti, si pensa risalga all’origine della specie umana. I cabalisti la tramandano oralmente e ritengono che l’essere umano sia caratterizzato da tre distinti elementi: il corpo, che rappresenta il concreto, l’anima il particolare e lo spirito l’universale. Anche se distinti, gli elementi non sono completamente separati tra loro, anzi, ognuno fa parte dell’altro e ne è il riflesso. Lo spirito, nella scala dei valori, rappresenta l’acme, l’anima è posizionata nel punto intermedio e il corpo in quello meno rilevante.

Il noto alchimista Paracelso attribuisce al Mercurio, allo Zolfo e al Sale, l’origine di tutti i metalli. Il mercurio indica lo spirito, lo zolfo l’anima, il sale, il corpo. Caratteristica saliente dell’anima è fungere da tramite fra gli altri due elementi. Per gli alchimisti l’anima dell’uomo rappresenta il principio razionale, l’Io superiore, ossia l’origine o archetipo immortale.

Nello Zohar, testo di mistica ebraica, l’anima è definita Neshamah, soffio vitale o coscienza. Lo spirito, denominato Ruach, è descritto come emozione, mentre l’integrazione del corpo, ossia il nutrimento dell’anima, è noto come Nefesh. Descrivendo il corpo come vestito dell’anima, lo Zohar assegna a quest’ultima una rilevanza molto importante. I cabalisti ritengono che conoscendo adeguatamente la propria anima e la personale forma umana, si comprenda bene il mondo divino delle dieci Sefirot.

Per i cabalisti le Sefirot sintetizzano la dottrina insita nella cabala ebraica, sono strumenti nelle mani del Creatore e compongono l’albero sefirotico, ovvero l’albero qabbalistico della vita. L’uomo, conoscendo la propria anima, può accedere al palazzo reale. L’anima umana è modellata a immagine di Dio e solamente apprendendone l’eccellenza e la natura possono essere compresi i segreti delle sefirot e delle cose reali. È possibile conoscere l’anima perché questa agisce da specchio atto a riflettere le Sefirot, ovvero l’Essenza del Creatore.

Ermete Trismegisto nel ‘Corpus Hermeticum’ menziona il corpo animico o astrale che riflette lo stato emotivo dell’individuo, ne contiene i sentimenti e funge da veicolo della coscienza, oltre che dell’anima. Gli ermetisti ritengono che la psiche sia sinonimo d’interiorità, trasmetta la coscienza di esistere e consenta all’uomo di distinguersi da tutto ciò che lo circonda. Essi considerano la morte come un distacco e non una liberazione. Ritengono, infatti, che l’anima, separata dal corpo, graviti sulla terra, perché ancora legata al recente vissuto. La filosofia ermetica paragona l’anima umana a un’unità storica, ovvero a una sorta di backup esistenziale.

L’essere umano, nel corso del tempo, si è evoluto, ha imparato a interiorizzare, a definire le sensazioni ed è forse divenuto più percettivo. I sensi gli permettono di auto caratterizzare interiormente un’altra piccola entità, ossia, un altro Io evoluto, un contenitore invisibile, privo di forma, ancora strumentalmente indefinibile e non misurabile, denominato, appunto, anima.

Anche se si evita di considerare l’aspetto religioso o filosofico e si resta nell’alveo dell’etica e della morale, è possibile, mediante quest’ultime due, preservare l’anima dalla minaccia delle passioni, dei rancori, degli odi, delle invidie, raggiungendo un equilibrio stabile tra il contenitore fisico esterno, quello invisibile interiorizzato, e quello volatile. L’uomo può arrivare al succitato equilibrio se si convince che la vita del corpo è breve, mentre quella dell’anima è infinita.

Secondo l’antropologia iniziatica, l’uomo è composto di corpo, anima e spirito. L’iniziato, ossia, l’individuo che intraprende un percorso evolutivo, è dotato di libero arbitrio, coscienza, memoria e mente. Il senso della vita dell’essere umano rappresenta la progressione qualitativa e quantitativa della coscienza possibile proprio perché il percorso evolutivo garantisce le potenzialità dello spirito, della ragione, della volontà e della libertà di pensiero. Vivendo completamente il vincolo etico e morale, mediante il cammino evolutivo, si può ambire al pieno sviluppo delle proprie capacità.

L’iniziazione, configurabile come uscio che permette all’uomo di cominciare questo viaggio, rappresenta una delle tappe fondamentali della tradizione esoterica, percorribile solo se egli è giunto alla morte e poi rinato a nuova vita, ossia ad un livello “psichico” superiore. Per iniziazione, s’intende l’andare dentro, ovvero, entrare con un movimento dall’esterno verso l’interno nella più intima essenza della mente e della natura umana.

Ma dove si accede quando si intraprende questo percorso? Alla terra interiore, all’anima e alla conoscenza. L’individuale ricerca introspettiva di chi si incammina lungo un percorso evolutivo, gli permette di giungere alla determinazione, all’armonia e alla saggezza.
Il percorso evolutivo può condurre alla costruzione di un’interiorità purificata, pervasa da virtù e libera dai vizi del corpo.

Riflettendo sull’anima, è possibile affermare che questa impregna e compenetra l’uomo definendone il carattere e la personalità. L’uomo virtuoso predispone la propria anima e se stesso a una rinascita priva d’impulsi, istinti, tentazioni e vizi. Inoltre, l’individuo che ammette l’esistenza dell’anima e della sua immortalità, riesce a vincere la paura della morte.

Nel caso in cui l’uomo giunga al decadimento del corpo con la giusta purificazione e l’effettiva comprensione dell’anima, quest’ultima, acquisisce, metabolizza e conserva un vissuto individuale privo d’impurità. L’individuo che intraprende un percorso evolutivo, mediante una corretta analisi speculativa, riesce sia a credere all’esistenza divina, che all’immortalità dell’anima. Colui che ambisce alla conoscenza, grazie allo studio e al lavoro su se stesso, riesce a percepire l’esistenza della propria anima.

Per ciò che attiene l’evoluzione umana e la conoscenza, è necessario tener conto delle difficoltà dovute alla commistione tra il corpo, lo spirito, l’anima, l’intelletto e le passioni.
È possibile pensare che la coscienza e lo sviluppo spirituale, generato dall’intelletto, spingano l’individuo verso la purezza e le virtù dell’anima, mentre le passioni, causate dall’istintività, conducano al sentiero opposto. Nel caso in cui prevalgano l’intelletto e la coscienza, l’individuo fa sua l’Idea Eterna dell’anima.

Analizzando la moralità, l’etica e il modus vivendi dell’uomo è possibile comprendere sia che ognuno possiede differenti qualità, pregi e difetti, sia che questi vive una soggettiva evoluzione interiore influenzata dalle diverse esperienze di vita. L’uomo, riuscendo a percepire appieno i valori posseduti, può acquisire la consapevolezza dello spirito, dell’anima e del percorso evolutivo, vivendo adeguatamente il quale riesce a comprendere che la vera ricchezza è rappresentata dall’equilibrio tra il corpo e la terra interiore, ovvero l’anima.

 L’evoluzione interiore aiuta ad eliminare i pregiudizi, le tentazioni, gli individualismi, ad abbandonare la sete di ricchezza e di potere; consente all’anima e all’Io di compiere un idoneo processo alchemico capace di difendere il sale, ossia, il corpo, da ciò che allontana dal miglioramento.

Il percorso evolutivo o iniziatico, crea le condizioni esistenziali che permettono di procedere verso la conoscenza del substrato interiore, mediante l’introspezione e l’analisi della propria omeostasi comportamentale. Quest’analisi, se fatta correttamente, mette nelle condizioni di poter ambire al perfezionamento interiore. Il lavoro introspettivo consente, inoltre, all’individuo, di liberarsi dalla schiavitù dei vizi e di percepire appieno le virtù possedute dall’anima, che, in molti casi, restano nascoste e non si manifestano esteriormente perché nella continua lotta tra il bene e il male spesso si sceglie, la più comoda via di mezzo.

Essere individui speculativi è uno stato mentale che consente la proiezione verso un diverso piano spirituale rispetto al vivere superficiale; percorrendo il cammino evolutivo, l’anima illumina il campo d’azione del corpo. L’illuminazione permette all’individuo di costruire un tempio interiore atto a consolidare il legame e l’equilibrio esistenti tra il corpo, l’anima e lo spirito. Classificando come arte dell’anima sia il lavoro speculativo che il percorso evolutivo, si può affermare che quest’arte, oltre a trasformare, fa sì che si ottenga quella metamorfosi alchemica che, partendo dall’intelletto, dallo spirito e dall’anima, mediante l’equilibrio e la pace interiore, concede all’individuo di passare da una visione microcosmica ad una macrocosmica.

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