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Sottosopra

Sottosopra

La meccanica quantistica è confusa e la coscienza è confusa, quindi forse sono uguali.
Scott Aaronson 

Il Sottosopra, quel regno oscuro e distorto presentato in Stranger Things, non è soltanto un’invenzione horror della serie creata dai fratelli Duffer, ma un potente simbolo di mondi paralleli, dualità cosmica e ombre interiori che l’umanità ha esplorato da millenni attraverso miti, esoterismo e, più recentemente, scienza.

Nella serie, conclusasi con la quinta stagione rilasciata in tre volumi tra novembre e dicembre 2025, con il finale trasmesso il 31 dicembre 2025, e disponibile dal 1° gennaio 2026 in alcuni fusi orari, il Sottosopra si rivela non una dimensione alternativa autonoma, ma un wormhole instabile, un tunnel spazio-temporale tenuto aperto da una massa pulsante di materia esotica.

Questo ponte collega il nostro mondo a una realtà primordiale e ostile chiamata Abisso, o, in precedenza, Dimension X, un paesaggio rosso e desolato da cui provengono creature come i Demogorgoni, il Mind Flayer e Vecna.

Il Sottosopra appare congelato al 6 novembre 1983 perché nacque esattamente quel giorno, quando Eleven, in un momento di furia psichica, aprì accidentalmente il contatto con l’Abisso, creando una soglia ibrida: la struttura familiare di Hawkins sovrapposta all’atmosfera tossica, organica e caotica dell’altro lato.

Questa rivelazione finale rafforza il simbolismo profondo del Sottosopra: non un “altro mondo” separato, ma una fusione instabile tra conosciuto e abissale, tra ordine umano e caos primordiale.

È un luogo claustrofobico, ricoperto da viticci senzienti, spore fluttuanti e un cielo eternamente tempestoso, dove la luce si spegne in oscurità perenne e la vita si trasforma in predazione.

Rappresenta le paure represse, i traumi non elaborati e il male interiore che minaccia di invadere la realtà quotidiana, ricordandoci quanto fragili siano le barriere tra ciò che percepiamo come normale e l’ignoto che ribolle sotto la superficie.

Le radici di questo concetto affondano profondamente nell’esoterismo, dove l’idea di piani paralleli coesistenti è un elemento centrale per comprendere la struttura della realtà, della coscienza e della dualità cosmica.

Nell’induismo antico, i Veda e i testi puranici descrivono i lokas, quattordici mondi principali stratificati in sette piani superiori – vyahrtis, dal Bhuloka terrestre fino al Satyaloka della verità assoluta – e sette inferiori – patalas, regni sotterranei abitati da nagas serpentini e forze demoniache.

Questi lokas non sono separati nello spazio, ma vibrano a frequenze diverse, coesistendo nello stesso “spazio” cosmico e accessibili solo attraverso stati elevati di coscienza, meditazione o azioni karmiche.

Il velo di Maya, l’illusione che copre la percezione ordinaria, nasconde questo multiverso di possibilità ramificate, dove ogni scelta o karma genera diramazioni in piani paralleli.

L’Avatamsaka Sutra del buddhismo mahayana raffigura l’universo come la Rete di Indra, un intreccio infinito di gioielli dove ogni mondo riflette tutti gli altri in un ologramma interconnesso, un’idea che prefigura visioni moderne di realtà multilayer.

Nell’esoterismo occidentale, l’ermetismo del Corpus Hermeticum parla di “mondi innumerevoli” emanati dal Nous divino, ramificazioni dell’Uno primordiale in una gerarchia di piani.

Ma il parallelo più striking con il Sottosopra emerge dalla Cabala ebraica, dove l’Albero della Vita, Etz Chaim, mappa dieci sefirot – emanazioni divine – come dimensioni parallele che strutturano la creazione, dal Keter, la corona divina, al Malkuth, il regno fisico manifesto.

Questi piani sono connessi da 22 sentieri che l’anima mistica può percorrere in ascesa verso l’unità divina. Tuttavia, accanto all’Albero luminoso esiste il suo rovescio speculare: l’Albero della Morte o Qliphoth, gusci o bucce, residui impuri nati dalla “rottura dei vasi”, shevirat ha-kelim), nella cosmogonia di Isaac Luria.

Durante la creazione, la luce divina fu troppo intensa per alcuni vasi cosmici, che si frantumarono, generando relitti di mondi precedenti distrutti e piani caotici popolati da forze demoniache e squilibri.

I qliphoth formano un albero invertito, con entità come Thaumiel, dualità divisiva opposta a Keter, o Golachab, incendiari opposti a Geburah, descritti come regni di caos primordiale, parassiti che cercano di invadere e corrompere il mondo della santità attraverso crepe nel velo cosmico.

Nella Cabala pratica, soprattutto nelle tradizioni occidentali influenzate da Aleister Crowley o Kenneth Grant, i qliphoth non sono solo da evitare: scendere in essi è un atto iniziatico necessario per integrare l’ombra, trasmutare il caos in conoscenza superiore.

Rappresentano il “lato sinistro”, Sitra Achra, l’Altro Lato, un piano parallelo oscuro e predatorio che riflette distortamente la creazione luminosa, esattamente come il Sottosopra riflette Hawkins in versione corrotta e senziente.

Autori moderni come Thomas Karlsson descrivono i qliphoth come echi di universi implosi per eccesso di rigore divino, forze che influenzano il nostro mondo attraverso soglie liminali.

La teosofia di Helena Blavatsky fonde queste tradizioni con l’oriente, postulando sette piani di esistenza dal denso fisico all’akasha eterico, con universi paralleli come “globi” in catene evolutive planetarie.

Pratiche esoteriche antiche e moderne, proiezione astrale, sogni lucidi, viaggi sciamanici con enteogeni, come nei resoconti di Carlos Castaneda sui “mondi non ordinari” yaqui, rituali goetici o meditazioni celtiche nei luoghi liminali per accedere ai “regni fatati”, sono considerate portali verso questi piani.

Carl Jung, collaborando con il fisico Wolfgang Pauli sulla sincronicità, eventi acausali che legano dimensioni, ipotizzò un unus mundus sottostante, un mondo unificato dove inconscio collettivo e materia si intrecciano, con archetipi che emergono come “invasioni” da piani paralleli, simili alle possessioni operate dal Mind Flayer.

L’esoterismo contemporaneo, spesso ibridato con intuizioni scientifiche, come in Deepak Chopra o nella legge di attrazione, vede la coscienza come capace di “saltare” tra piani attraverso vibrazione elevata e intenzione focalizzata.

Nel contesto di Stranger Things, il Sottosopra incarna alla perfezione questa visione esoterica: un piano qliphothico senziente, un riflesso corrotto accessibile quando il velo si squarcia, il portale psichico di Eleven, con il Mind Flayer come entità archetipica demoniaca, l’hive mind come entanglement collettivo non locale tra piani, e Vecna come iniziatore oscuro che forza il confronto con l’ombra interiore.

La materia esotica che stabilizza il wormhole riecheggia i “gusci” qliphothici come barriere instabili, soglie fragili tra ordine e caos. Accanto a questo ricco simbolismo esoterico millenario, la scienza moderna offre paralleli sorprendenti attraverso la meccanica quantistica e la cosmologia.

L’interpretazione a molti mondi di Hugh Everett, 1957, risolve il paradosso della misurazione proponendo che la funzione d’onda non collassi: ogni evento quantistico ramifica l’universo in infiniti mondi coesistenti, dove tutte le possibilità si realizzano in rami paralleli. La decoerenza quantistica spiega perché percepiamo un solo ramo, ma il multiverso rimane deterministico e infinito.

Teorie come l’inflazione eterna o la teoria delle stringhe ampliano questo a bolle universali con leggi fisiche variabili, mentre Max Tegmark classifica multiversi fino a strutture matematiche pure. Queste visioni convergono con l’esoterismo nel suggerire una realtà stratificata: piani astrali/qliphothici o rami/wormhole quantistici, dove l’ombra è inseparabile dalla luce.

Il Sottosopra, come wormhole all’Abisso caotico, ci invita a confrontarci con questa dualità: esplorare l’ignoto, integrare il buio interiore, trasformare la minaccia in crescita profonda.

In un’epoca di incertezze cosmiche, questa idea di mondi paralleli, luminosi o abissali, espande l’esistenza, ricordandoci che oltre il velo ordinario pulsa un tessuto infinito di possibilità, dove ordine e caos danzano eternamente intrecciati.

Se la fisica quantistica non vi confonde, allora non l’avete capita.
Niels Bohr 

Autore Massimo Frenda

Massimo Frenda, nato a Napoli il 2 settembre 1974. Giornalista pubblicista. Opera come manager in una azienda delle TLC da oltre vent'anni, ama scrivere e leggere. Sposato, ha due bambine.