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SMOCSG, Delegazione Tuscia e Sabina onora il SS. Salvatore a Viterbo

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SS. Salvatore a Viterbo


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Riprende il tradizionale trasporto sul carro trainato da buoi

Sabato 7 maggio 2022, dopo un’interruzione a causa della pandemia, è stato ripreso il tradizionale trasporto, su un carro trainato da buoi, del SS. Salvatore partendo dalla Chiesa di Santa Maria Nuova e passando per tutto il centro storico di Viterbo.

Al termine della manifestazione il Vescovo di Viterbo, Mons. Lino Fumagalli, ha recitato la preghiera al SS. Salvatore e ha impartito la benedizione.

Preghiera al SS. Salvatore

“Gesù, ricordati di me”. È stata questa l’accorata preghiera, l’ultima, rivolta a te, inchiodato sulla croce. E tu, il cui nome è salvezza, l’hai compresa, l’hai accolta, esaudita. Gesù Salvatore noi oggi dinanzi alla tua immagine ritrovata, custodita, amata dai padri contempliamo estasiati il tuo volto.

Tu, con i grandi tuoi occhi d’amore, ci guardi e leggi anche nei segreti del cuore. Accogli le invocazioni e le speranze delle famiglie, dei bambini e dei grandi, di chi soffre nell’anima e nel corpo e con la tua mano benedicente donaci la serenità, il coraggio, la pace.

O nostro Salvatore con te il cammino sarà più sicuro. La fede, la speranza, l’amore guidino sempre i nostri passi e tu, nei momenti oscuri e difficili, Signore, salvaci! Amen.

La scorta d’onore, su invito della Diocesi, è stata prestata dai Cavalieri della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il cui fine è proprio l’esaltazione della Santa Croce e la difesa della Fede.

Il celebre trittico con il Salvatore benedicente, risalente al XIII secolo, è esposto alla venerazione nella Chiesa di Santa Maria Nuova, una delle più antiche chiese di Viterbo. L’immagine, dipinta su cuoio, venne nascosta durante l’assedio di Viterbo da parte dell’Imperatore Federico II nel 1243 e fu prodigiosamente rinvenuta nel 1283.

Lo storico Feliciano Bussi riferisce che le modalità del ritrovamento furono registrate a memoria dei posteri nel Libro delle Riforme del Comune per gli anni 1716 e 1717: due bifolchi, che nel marzo 1283 aravano un campo appena fuori le mura urbiche, dovettero interrompere il lavoro perché i buoi si fermarono e, sebbene pungolati e bastonati, non vollero saperne di procedere. Anzi, si inginocchiarono.

Scavando con le zappe, gli aratori rinvennero una cassa di pietra al cui interno fu trovata una stupenda immagine del Salvatore, un trittico in cuoio su tavola di scuola romana, probabilmente degli inizi del sec. XIII, di stile bizantino, verosimilmente copia dell’immagine del Salvatore custodita in Laterano.

Il ritrovamento, anche per le straordinarie modalità con cui era avvenuto, suscitò grande scalpore ed emozione nella popolazione. Sei preti di Santa Maria Nuova andarono a prendere l’immagine per portarla in città. Presso Faul l’attendevano tutto il clero e i rappresentanti del Comune.

Processionalmente venne portata a Santa Maria Nuova, che non solo era la chiesa ove il Comune custodiva i propri atti, ma era anche la sede dell’Arte dei Bifolchi, una delle più cospicue del tempo.

Nella chiesa venne eretta una cappella e in un tempietto marmoreo fu collocata l’immagine miracolosa. Inoltre, il Comune partecipava ufficialmente a tutti i riti in onore del Salvatore, che acquisirono una importanza rilevante nella vita religiosa e sociale della città.

Tale era l’importanza della festa, che negli Statuti Comunali del 1344 e poi in quelli del 1469 la solenne processione era fissata alla sera della vigilia dell’Assunta, stabilendo altresì l’ordine che le Arti dovevano rispettare nella sfilata: era aperta dall’Arte dei Bifolchi, artefici del ritrovamento, con il loro vessillo, seguita dal clero cittadino, dal podestà, dagli otto del popolo, dal prefetto, dai nobili, giudici, medici e notai, tutti paludati in ricche vesti.

Venivano poi, con le rispettive insegne, le Arti dei Mercanti, Speziali, Fabbri, Calzolari, Macellari e Pesciaroli, Falegnami, Funari, Lanaroli, Sartori, Pellai, Osti e Tavernieri, Ortolani, Molinari, Pecorari, Muratori e Scalpellini, Tessitori, Fruttaroli, Barbieri, Vasai, Legnaioli, recando ciascuna un cero il cui peso era puntualmente prescritto nei rispettivi statuti e che veniva poi donato alla chiesa.

La processione attraversava tutti i rioni cittadini e si protraeva per molte ore: per diminuire i disagi del lunghissimo corteo, nel 1683 le autorità disposero quindi che ad anni alterni percorresse i rioni verso Pianoscarano e quelli verso San Faustino.

Il trittico del Salvatore era posto in una “Macchina” ricca e fastosa almeno come quella in onore di Santa Rosa e veniva portata da 12 Facchini.

La pratica devozionale, interrottasi dopo il 1870 a motivo dell’opposizione della Civica amministrazione massonica, è stata ripresa nel secondo dopoguerra e continua a svolgersi con larga partecipazione di devoti.

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