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Serietà, Senno, Benefizio e Giubilo

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Serietà, Senno, Benefizio e Giubilo


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Il rituale massonico contiene, celate dal linguaggio simbolico, tutte le indicazioni necessarie per percorrere quella strada di perfezionamento interiore che è rappresentata dal cammino iniziatico.

La sintesi di questo cammino è racchiusa nell’affermazione decisa, con cui il Maestro Venerabile conclude l’apertura dei lavori in grado di Apprendista: tutto in questo tempio deve essere serietà, senno, benefizio e giubilo. Doveroso dedicare una riflessione a queste quattro parole.

Anzi tutto l’ordine in cui pronunciate: la progressione, come quella fisica, si snoda lungo un tragitto fatto a più tappe. A differenza degli itinerari fisici, però, nell’intraprendere quello iniziatico si dà avvio ad una fase senza aver concluso la precedente; la disposizione delle tappe, quindi, ha più una successione logica che cronologica. Nelle cerimonie di iniziazione queste fasi sono state rappresentate dai quattro viaggi, nel rituale di apertura dei lavori dalle quattro parole.

Serietà è la prima: corrisponde al compimento del primo viaggio, quello nella profondità della Terra. È la preparazione dell’eroe, la discesa la discesa agli inferi, nella parte più profonda dell’Io, il trovarsi faccia a faccia con le proprie debolezze, le proprie paure, i propri i vizi, ma anche con le proprie capacità e le proprie virtù. Questo tragitto per tentare di raggiungere l’obiettività nel giudizio su se stessi è, a volte difficile, quasi impossibile, oserei dire, stretti come siamo tra l’umana debolezza della presunzione e della vanità e il rischio meno palese dell’eccesso di autosvaluzione.

La Serietà è essenzialmente lo stato d’animo con il quale ci si appresta ad intraprendere il cammino, è consapevolezza dei propri vizi, che si possono imprigionare, ma non eliminare, e delle proprie virtù, che si devono sviluppare ed innalzare.

Il Senno è la capacità di discernimento, la volontà di comprendere e penetrare ed oltrepassare il Simbolo, trovandosi così di fronte a molte strade possibili, ad una pluralità di potenziali spiegazioni; ragionare, riflettere, cercare di individuare l’interpretazione esatta, scoprendo, forse, che non è giusta in senso assoluto, ma in senso relativo, più adatta ad inserire il singolo segno in un sistema organico.

Il Senno è la qualità che occorre possedere e sviluppare, attraverso un’esercitazione attenta e serena, aperta e svincolata dai pregiudizi che, inevitabilmente, ci portiamo dietro dal mondo profano, è la presa di coscienza che ogni segno non ha una sola interpretazione, ma molteplici, che possono affiancarsi e sostituirsi l’una all’altra a seconda dell’angolazione da cui si vuol guardare, nessuna delle quali è migliore dell’altra, ma solo differente. Il costante esercizio della riflessione in questo ambito porta alla comprensione di un punto basilare e cioè che decodificazioni diverse possono coesistere, affiancarsi e completarsi a vicenda.

Il Libero Muratore comprende che la sua visione non è necessariamente l’unica o l’ottimale, anzi, confrontando opinioni dissimili si ha un reciproco arricchimento, imparando che, spesso, è più importante il modo con cui si condivide il proprio parere, che il punto di vista di per sé.

Questa crescita si ha appunto adoperando giudizio, la prudenza e l’intelletto, con un pizzico di tolleranza. Ciò non significa la condiscendente rinuncia ad eccessi di polemica, ma di un atteggiamento profondo e connaturato, che si può osservare nel muratore esperto, nella serena pacatezza delle sue analisi, dei suoi interventi e delle sue osservazioni, tanto nei lavori di Loggia, quanto nelle discussioni profane.

In questo senso, la seconda virtù, che pure è razionalità nella concretezza, è assolutamente necessaria per fare un altro passo avanti, per procedere al terzo viaggio, quello che ci allontana dalla sfera della ragione e ci fa entrare in quella del cuore.

Il Benefizio ci introduce in una dimensione nuova, allontanandosi, apparentemente, dalla rigorosa razionalità indicata dai primi due termini; nella sua etimologia indica, infatti, non un mero vantaggio ricevuto, ma l’atto del “fare bene”, traendone soddisfazione e giovamento.

Se si intende non solo svolgere in modo corretto il proprio lavoro, profano o iniziatico, ma anche aiutare gli altri, donando una parte di sé, allora il concetto di Benefizio indica non solamente una tappa fondamentale, ma anche un vero e proprio salto di qualità nel cammino muratorio.

Se prime due fasi hanno scandito un percorso di perfezionamento, che coinvolge prevalentemente il singolo, la terza introduce il rapporto con gli altri, siano essi fratelli o profani, che non è più di sola osservazione, ma che comporta un’interazione e, soprattutto, uno stato d’animo di disponibilità, un vero e proprio desiderio di rendersi utili.

Questa dimensione di buoni sentimenti può apparire lontana da quella logica e razionale che i concetti di Serietà e Senno hanno delineato, ma è sufficiente rammentare la connessione tra Tolleranza e Senno, intesa come apertura mentale, per rendersi conto che quest’ultimo costituisce la premessa indispensabile ad una vera e completa apertura verso gli altri.

Il percorso di perfezionamento iniziatico seguito dai liberi muratori non è certo l’unico strumento a disposizione di chiunque voglia migliorarsi, ma la rappresentazione che ne viene delineata dai nostri Simboli e rituali, di sicuro, è tra le più complete e articolate. Viene incontro ad un’esigenza comune a tutti gli uomini di buona volontà, ben si presta ad integrarsi con le esperienze più svariate.

Tale concetto è di fondamentale importanza per comprendere perché nella nostra istituzione si siano trovate a proprio agio, attraverso i secoli, persone tanto diverse per nazionalità, cultura, estrazione sociale, convinzioni politiche e religiose.

Ed è da questa nozione che dobbiamo partire per esaminare l’ultima parola e quindi l’ultima tappa del nostro viaggio, forse la più difficile ad essere descritta a parole: giubilo.

Con il termine Giubilo siamo arrivati a quella che, a mio parere, è la dimensione religiosa dell’esperienza massonica, addirittura intesa come punto di arrivo. Potrebbe sembrare una contraddizione: una religiosità in un’istituzione che “non è una religione né un sostituto della religione”, che proibisce ai propri membri nel corso dei lavori di loggia di “intrattenersi in questioni di religione”, che, in passato, si è distinta per battaglie in difesa del libero pensiero.

Come si concilia con l’esigenza di rispettare le diverse convinzioni fideistiche dei singoli fratelli e, perché no, di eventuali futuri fratelli?

In effetti, non significa religione: il percorso di perfezionamento massonico non esclude integrazione, indicazioni, norme, convincimento del singolo, che derivano dal proprio credo, di fronte al quale, la Massoneria, rispettosamente, si ferma, mettendosene anche al servizio, qualora occorresse.

Il nostro modo di lavorare, la nostra simbologia, la nostra ritualità, sono concepiti per superare la mediazione del linguaggio, per parlare direttamente al cuore, per suscitare profonde emozioni ed interrogativi. Tutto ciò non avrebbe senso se ci dovessimo limitare a ricercare razionalità e tolleranza; la nostra indagine deve andare oltre, ma quale ne sia l’obiettivo ultimo io non lo posso dire, come non lo può dire nessuno di noi.

Un principio regolatore, l’essenza dell’umanità, l’ascesi mistica, la visione dell’essere supremo, nessuno può suggerirlo agli altri, ma ciascuno può cercare la risposta dentro di sé.

Il Giubilo rappresenta il momento ultimo del lavoro; nel significato più ampio esprime un sentimento di intensa ed intima gioia, che si manifesta nelle parole e negli atti.

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero pensatore.