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Sei ignorante!

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Il privilegio di sapere di non sapere

Nei primi anni di vita il bambino forma, nella sua mente, sia il modo in cui vedrà il mondo che quello in cui percepirà se stesso.
Da piccolo cerca di comunicare con i disegni le sue sensazioni, poi, crescendo, lo farà anche con le parole, la musica, la creatività e tutti gli strumenti possibili a sua disposizione.

Per quale motivo molti adulti non sono capaci di ammettere di sbagliare, di non sapere, di non conoscere, nonostante le lapalissiane evidenze?

È chiaro che se, fin da piccoli, ci sentiamo dire in modo dispregiativo che siamo ignoranti quando sbagliamo qualcosa, o quando non la capiamo, cresceremo credendo che il sostantivo “ignoranza” o l’aggettivo “ignorante” siano qualcosa di totalmente negativo.

Ignorare ciò di cui non siamo competenti è più che normale, ma se avremo costruito, dentro di noi, una percezione falsata, ci sembrerà una mancanza grave, da nascondere, per non essere derisi, accusati o condannati.

Vi è mai capitato di voler correggere fraternamente un adulto, al solo scopo di volerlo aiutare, e vedervi tornare, per tutta risposta, anziché un grazie, un invito ad andare al tal paese del quale è meglio non ricordare il nome?

Quell’adulto offeso è il risultato di un bambino a cui non è stato concesso il diritto di sbagliare e che ha costruito una mappa mentale distruttiva in relazione al non-sapere.

Si usa dire:

Ti correggo in privato perché in pubblico ti farei fare una magra figura!

Chi è stato cresciuto con la convinzione che “ignorare” sia qualcosa di deprecabile, non solo si sentirà offeso sentendosi dare dell’ignorante, ma userà lo stesso aggettivo quando vorrà offendere qualcuno.

Sbagliare è normale, non conoscere è normale, non sapere tutto anche in un campo in cui si abbia grande competenza è altrettanto normale, poiché la conoscenza non ha confini, ed è bene che i bambini imparino presto questa lezione se non vogliono fare la fine di molti adulti con accresciuta permalosità multipla.

Plutarco diceva che il cervello non è un vaso da riempire, bensì una lampada da accendere e con ciò intendeva dire che la Conoscenza è dentro di noi ma, se anziché illuminarla, viene oscurata con un’errata educazione rimarremo al buio per tutta la vita.

Far credere ad un bambino che ignorare qualcosa sia deprecabile farà sì che, da grande, vorrà far credere a tutti di sapere anche quello che non sa, poiché ciò aumenterà la sua autostima, solo che sarà falsa ed ipocrita, carente dell’umiltà necessaria allo scopo di creare buone e sane relazioni.

Quando i genitori o gli educatori lavorano con i bambini per costruire un apprendimento qualunque, dovrebbero far giungere ai loro cuori che tutte le idee hanno bisogno di essere sottoposte a rigida analisi e che ciò non indebolisce la crescita, poiché, al contrario, la rende più forte e più saggia.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.