Paolo Guidetti della Stazione Zoologica Anton Dohrn guida uno studio internazionale pubblicato su ‘Research Integrity and Peer Review’ che invita a ripensare profondamente il modello della comunicazione scientifica
Riceviamo e pubblichiamo.
La conoscenza scientifica rappresenta uno dei pilastri fondamentali delle società moderne e delle decisioni che incidono sul futuro del pianeta.
Tuttavia, il sistema che ne garantisce la diffusione e la validazione mostra oggi criticità sempre più evidenti. È quanto emerge da un articolo pubblicato sulla rivista Research Integrity and Peer Review da un gruppo internazionale di ecologi e sociologi della conservazione marina guidati da Paolo Guidetti, Dirigente di Ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn e Coordinatore della Sede di Genova.
Lo studio analizza le profonde trasformazioni che hanno interessato il settore dell’editoria scientifica negli ultimi anni, evidenziando come l’attuale modello stia progressivamente allontanandosi dalla sua funzione primaria: garantire la diffusione di conoscenze rigorose, affidabili e utili alla società.
Gran parte della ricerca scientifica è finanziata con risorse pubbliche e realizzata da ricercatori che operano in università ed enti pubblici di ricerca. Allo stesso tempo, una quota significativa delle attività essenziali al processo editoriale – dalla revisione degli articoli alla partecipazione ai comitati editoriali – viene svolta gratuitamente dagli stessi ricercatori.
Nonostante ciò, i costi richiesti per pubblicare e accedere ai risultati della ricerca sono aumentati in modo considerevole, generando profitti sempre più elevati – vampirizzando i fondi pubblici della ricerca -per i grandi gruppi editoriali commerciali.
Negli ultimi dieci anni il numero delle riviste scientifiche è cresciuto in maniera esponenziale. Una dinamica che ha reso sempre più complesso reperire revisori qualificati e ha contribuito a indebolire il sistema della peer review, il controllo tra pari, che costituisce uno dei fondamenti del metodo scientifico.
Secondo gli autori, ciò ha favorito una riduzione della qualità delle valutazioni, un aumento del rischio di errori e casi di frode scientifica, nonché una proliferazione di pubblicazioni con scarso valore innovativo e limitato impatto sulla produzione di nuova conoscenza.
A questo scenario si aggiunge il fenomeno delle cosiddette riviste “predatorie”, che offrono percorsi di pubblicazione rapidi, ma privi di adeguate verifiche scientifiche e caratterizzati da modelli poco trasparenti.
Un sistema ulteriormente alimentato dalla crescente pressione esercitata sui ricercatori affinché pubblichino un numero sempre maggiore di articoli, spesso a discapito della qualità e dell’originalità dei risultati.
Paolo Guidetti afferma:
La scienza è un bene pubblico e la sua credibilità dipende dalla solidità dei processi che ne garantiscono la produzione e la diffusione.
Oggi assistiamo a una progressiva distorsione del sistema editoriale, nella quale logiche commerciali e indicatori quantitativi rischiano di prevalere sulla qualità della ricerca.
È necessario riportare al centro il valore della conoscenza, promuovendo modelli editoriali più trasparenti, sostenibili e realmente orientati all’interesse collettivo.
Gli autori propongono una serie di interventi per invertire questa tendenza:
• favorire la pubblicazione su riviste gestite da università, enti pubblici di ricerca e società scientifiche;
• contrastare pratiche editoriali poco etiche;
• rivedere i criteri di valutazione della ricerca privilegiando la qualità rispetto alla mera produttività numerica;
• istituire un organismo pubblico indipendente, possibilmente a livello europeo, incaricato di accreditare le riviste sulla base di rigorosi criteri scientifici ed etici.
Guidetti conclude:
In ambiti come la conservazione della biodiversità e la tutela dell’ambiente, decisioni fondate su evidenze scientifiche deboli o poco affidabili possono produrre conseguenze rilevanti per gli ecosistemi e per la società.
Rafforzare l’integrità e l’affidabilità della letteratura scientifica significa tutelare la capacità delle istituzioni di prendere decisioni informate e costruire politiche efficaci per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.













