Al forum promosso dall’ANC sono intervenuti il Sottosegretario all’Economia e alle Finanze e i parlamentari Gusmeroli, Gribaudo, De Bertoldi, Misiani e Turco
Riceviamo e pubblichiamo.
Il rapporto tra fisco e professione è un punto nevralgico del nostro sistema economico.
Le norme fiscali non vivono nei testi di legge, ma nel lavoro quotidiano dei professionisti che le interpretano, le applicano e le rendono sostenibili per cittadini e imprese.
Per questo i commercialisti rappresentano una vera infrastruttura immateriale dello Stato: senza il loro contributo, le riforme resterebbero sulla carta.
La Legge di Bilancio 2026 si muove in questa direzione, coniugando rigore nei conti e attenzione concreta all’economia reale, puntando su semplificazione, sostegno al lavoro e stabilità.
Il confronto con le professioni è e resterà un punto fermo dell’azione del Governo.
Lo ha dichiarato Sandra Savino, Sottosegretario all’Economia e alle Finanze nel corso del convegno nazionale ‘Fisco e professione: le aspettative per l’anno appena iniziato’, promosso dall’Associazione nazionale commercialisti, presieduta da Marco Cuchel.
Alberto Luigi Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati, ha sottolineato:
La Legge di Bilancio si fonda sostanzialmente su quattro pilastri.
Il primo è la tenuta dei conti pubblici, un elemento assolutamente fondamentale perché garantisce tassi di interesse più bassi sia sul debito pubblico sia sulle rate dei mutui a tasso variabile delle famiglie, oltre a mantenere lo spread contenuto e i mercati tranquilli.
Il secondo pilastro è rappresentato dalla rottamazione, con una rateizzazione lunga fino a nove anni, rate tutte uguali e la possibilità di includere i debiti fino al 31 dicembre 2023.
Il terzo pilastro riguarda l’iper-ammortamento e il super ammortamento, cioè gli incentivi per l’acquisto di beni strumentali, pensati per sostenere gli investimenti delle imprese.
L’ultimo pilastro consiste nella richiesta di un contributo al sistema bancario e assicurativo, chiamato a partecipare allo sforzo complessivo previsto dalla manovra.
Critiche sono state espresse da Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia:
Gli scenari che si aprono dopo l’approvazione della ‘Finanziaria’ non sono incoraggianti per il nostro Paese. Manca una reale prospettiva di crescita e non si registra un aumento significativo di salari e compensi.
È vero che il contesto internazionale è complesso, ma ci saremmo aspettati uno scatto d’orgoglio e di qualità da parte della manovra. Così non è stato, e questo ci dispiace.
È necessario investire con decisione in ricerca, innovazione e sviluppo, mentre in questa Legge di Bilancio manca una visione economica chiara e strategica per il futuro del Paese.
Secondo Andrea De Bertoldi, Commissione Finanze a Montecitorio:
Ogni maggioranza di governo è chiamata a confrontarsi con le ristrettezze di bilancio.
In questa manovra abbiamo cercato di fare il meglio possibile: penso, ad esempio, alla riduzione dell’aliquota per il ceto medio, che rappresenta certamente un aiuto concreto alle fasce della popolazione che oggi ne hanno maggiore bisogno.
È una ‘Manovra’ che guarda anche alle imprese, attraverso il rinnovo di importanti incentivi come il rifinanziamento della Nuova Sabatini, la rottamazione quinquies e la possibilità di una rateizzazione fino a nove anni.
Si tratta di un insieme di strumenti che consente al Paese di continuare a competere. Abbiamo inoltre una situazione di occupazione in crescita e lavoreremo per fare ancora meglio.
Sulla mancanza di una crescita economica reale dell’Italia si è soffermato Antonio Misiani, Vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama:
Ci aspettiamo scenari complessi. Abbiamo chiuso il 2025 con una crescita molto modesta, pari allo 0,5%, e le prospettive per l’immediato futuro non appaiono migliori.
Anzi, l’instabilità internazionale che ha caratterizzato questi primi giorni del nuovo anno rischia di provocare un ulteriore rallentamento della congiuntura a livello globale, con effetti negativi anche sull’economia italiana.
Ciò che colpisce è che la crescita resti così debole nonostante il PNRR: siamo nella fase finale del Piano e stiamo investendo decine di miliardi di euro di risorse europee, conquistate grazie all’impegno dei precedenti governi. Senza quel piano saremmo probabilmente già in recessione.
Quello che emerge, però, è l’assenza di una vera strategia per rilanciare la crescita. Questo rappresenta il principale punto debole della politica economica e un nodo che resta ancora irrisolto.
Critiche confermate anche dal senatore Mario Turco, Vicepresidente nazionale del M5S:
Questa Legge di Bilancio appare priva di soluzioni concrete e di misure efficaci a sostegno della crescita economica, dei cittadini e delle imprese.
Da un lato si aumentano le tasse e si riduce la spesa pubblica, dall’altro si chiedono ulteriori sacrifici per finanziare le spese militari: oltre 23 miliardi di euro rappresentano, di fatto, la vera misura contenuta nella manovra.
Si rischia così di trasformare un’economia orientata al sociale in un’economia di guerra.













