Esilarante debutto al Teatro Sannazaro di Napoli
Far ridere è più difficile che far piangere: per commuovere bisogna far ricordare la durezza della vita, per rallegrare è necessario far dimenticare tutti i problemi che ci affliggono. E sono tanti.
Eppure, il duo composto da Francesco Paolantoni e Arduino Speranza non solo ci riesce, ma tiene banco, senza alcuna caduta, un paio di ore abbondanti.
‘Salotto Paolantoni’ è uno spettacolo in scena al prestigioso Teatro Sannazaro di Napoli dal 4 al 13 dicembre, ore 21:00, che vale assolutamente la pena di vedere.
Fare la presentazione di quello che praticamente è un tempio dedicato alle muse, sarebbe sicuramente riduttivo nei confronti della storia di una vera e propria istituzione, mi limiterò a dire che l’ho trovato rinnovato rispetto a quanto ricordassi.
Passando allo spettacolo vero e proprio, la prima cosa che ho potuto notare è stata l’allestimento di Anna Zuccarini, garbato ed accogliente al punto giusto, studiato ad arte affinché lo spettatore subito possa entrare in sintonia con lo show, che definisco un dialogo a tre a cui partecipano i due attori e lo stesso pubblico, in questo caso non osservatore passivo ma parte in causa, coinvolto in una serie infinita di battute piene di brio ed energia.
Come accennato, ho definito l’allestimento ‘garbato, parola che riassume l’abilità di scegliere e comporre una scenografia accogliente, i cui elementi principali sono un imponente albero di Natale pieno di luci e regali da un lato e un semplice divano rosso dall’altro. E un grande libro della Divina Commedia, che sarà poi rivisitata in modo esilarante da Paolantoni.

Lo sfondo, al contrario, è abbastanza neutro e riposante, le luci intense e la miscelazione sapiente di questi ingredienti restituisce proprio l’atmosfera di un salotto pulito ed accogliente a cui siamo stati tutti invitati, una piacevole serata tra amici dove tutto è curato per offrire la migliore ospitalità.
In questo ambiente, gli attori giocano tra loro e con il pubblico; non ho usato l’ultimo verbo a caso, la rappresentazione mi ha proprio ricordato il termine inglese ‘to play’ che traduce sia ‘giocare’ che ‘recitare’, indicandone la radice comune, e, seppur in italiano i verbi abbiano significati molto diversi, in questo caso potrebbero essere fusi proprio come nella lingua di Albione.
Gli artisti si divertono, improvvisano, si lasciano allegramente andare a battute spontanee che travolgono in maniera esilarante, avendo però l’abilità di unire palco e platea in un unico coro, creando un microcosmo dove ognuno di noi sulle poltrone si poteva sentire vicino agli attori, una comunicazione emotiva fatta di risate e leggerezza, un tempo sospeso dove la quotidianità non è più, a favore di un momento allargato dove può esistere solo l’allegria.
Tutto questo è ovviamente frutto dell’estrema abilità del duo: Paolantoni dimostra di essere più che un veterano del palco, un uomo che vi ha dedicato la vita e che riesce a mantenere viva l’attenzione per ore, senza pause e con un’energia inesauribile, mentre Speranza, dal canto suo, compie un egregio e titanico lavoro, reggendo in maniera ineccepibile non solo un collega bravissimo e in stato di grazia, ma un vero e proprio vulcano di riuscitissime improvvisazioni.
Per quanto sicuramente si siano divertiti, altrettanto è doveroso dire che una tale sinergia può esserci solo tra persone di grande esperienza, che, in più, abbiano trovato tra loro una particolare alchimia.
Tutta la struttura della recita si regge proprio su questo affiatamento reciproco; le qualità attoriali dei protagonisti si esprimono magistralmente in ogni sguardo, movimento, tono della voce, anche una semplice alzata di sopracciglio è una nota armonica in quella che diviene una vera e propria sinfonia con un tempo allegro e incalzante.
Il repertorio esibito attinge a piene mani da quello classico degli artisti, famose sono ad esempio le favole rivisitate da Paolantoni, tuttavia, a questo si aggiungono moltissime improvvisazioni: per quanto ovviamente studiata nei minimi particolari, la pièce è fatta apposta per lasciare spazio alla loro genialità, la quale non tradisce le aspettative e regala un paio di ore di risate contagiose.
Il coinvolgimento del pubblico, che come già detto, è parte in causa attiva anche grazie ad una rappresentazione creata per rompere completamente la quarta parete e dialogare direttamente con gli spettatori, è elevato e questo permette di mantenere l’attenzione alta per tutto il tempo; anche in un periodo dove i cellulari attirano il nostro sguardo fin troppo spesso, questi vengono completamente dimenticati a favore dell’arte tanto cara a Talia.
Tra le scene rappresentate, mi ha colpito particolarmente quella della scimmia, dove Speranza si trasforma, letteralmente, nell’omonimo animale, esibendo tutta la sua bravura nella raffigurazione di uno zoomorfo.
Per tutti un’esibizione divertentissima. È come se, improvvisamente, fosse apparso uno scimpanzé sul palco che poi si porta anche tra il pubblico interagendo con esso, ma i più esperti potranno sicuramente apprezzare il lavoro e l’abilità che sono necessari in ogni minimo passo, espressione, il solo mantenere la postura è indice di una maestria assoluta che solo un vero talento che abbia dato l’anima all’arte può possedere.
Grazie a tutti questi ingredienti la pozione è pura magia in ogni atto creativo, la mimica letteralmente parla, gli sguardi d’intesa sono i prodomi di scoppiettanti scambi che culminano, poi, in spassosissime e coinvolgenti battute, spesso estemporanee, e che rendono l’esibizione sempre fresca, tanto che posso immaginare che ogni replica sarà in realtà un pezzo unico, un gioiello esclusivo il cui ricordo ognuno si porta a casa una volta calato il sipario.
Alla fine, come spettatore, non ho potuto far altro che applaudire vigorosamente e ringraziare, poiché, in un tempo pieno di notizie brutali e sul filo del rasoio di una guerra totale, due ottimi attori sono riusciti a donare al pubblico un bene oggi preziosissimo e fin troppo spesso dimenticato: la travolgente leggerezza della risata.

Autore Ambrogio Di Renzo
Ambrogio Di Renzo, Biologo per errore. Strassivendolo per necessità. Per diletto giocatore. Tutto curiosità.













