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Ritorno al COMICON: la nona arte e passioni che non temono il tempo

Luca Parmitano e Ambrogio Di Renzo - COMICON 2026
Luca Parmitano e Ambrogio Di Renzo - COMICON 2026

Incontri, mostre e visioni: il festival della cultura pop continua a dare voce ai sogni di ogni generazione; tra matite gentili e desideri spaziali, cronaca di una giornata alla ricerca degli eroi che abitano in ognuno di noi

Che ci sia il COMICON te ne accorgi, e non parlo dei mille manifesti in città, ma del fatto che qualunque mezzo che vada verso la Mostra d’Oltremare di Napoli ha tra i suoi passeggeri un carosello di ragazzi, alcuni già vestiti come i propri eroi di cinema e fumetti.

Io me lo ricordo quando nacque, io ero là, a Castel Sant’Elmo, poco prima del mio ventiduesimo compleanno; di quel momento mi è rimasto impresso il castello e, soprattutto, la sua polvere tufacea.

Nei giorni a seguire se ne parlò spesso nella mia fumetteria preferita, ma io, ammetto, ero più concentrato sugli esami universitari.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ben 28 anni e 26 edizioni, e ci sono andato spesso, fino a poco più di un decennio fa, per un breve periodo ho anche organizzato qualcosa di buono per il festival, poi il vuoto fino a oggi.

Quando a Napoli c’è il COMICON te ne accorgi, e anche quest’anno non ha fatto eccezione; arrivato al cancello, la prima cosa che noto è la fila infinita, segno che anche stavolta ci sarà il tutto esaurito.

Varcato l’ingresso, ricordo il motivo di quando ero molto più ragazzino e ci andavo con ben altro spirito: quel posto non rappresentava tanto uno strano mercato o una semplice mostra espositiva, ma oltrepassare quel varco era come attraversare lo spazio – tempo, arrivare in un luogo fuori da questo e ritrovarsi in una dimensione parallela, dove la vita di tutti i giorni veniva lasciata fuori e, per un giorno, non solo eri immerso nelle tue passioni ma potevi addirittura essere il tuo eroe preferito.

All’epoca, io provavo tale sensazione solo a livello istintivo, oggi la razionalizzo e la comprendo e, se da un lato ho sicuramente perso la magia di quei tempi, di sicuro ne ho acquisito la consapevolezza e, con questa, mi sono avventurato, dopo più di un decennio, a trascorrere una giornata immerso in un contesto che è un misto tra un carnevale a tema, una Pasquetta particolare, la nona arte e tutto ciò che è tendenza.

Le mostre del fumetto, il lato culturale e primevo del festival, sono presenti nel padiglione 1, subito dopo l’ingresso. Questa è la zona che più ho gradito ed è la prima volta, poiché precedentemente la mia attenzione era attirata da altro: è proprio vero che crescendo si cambia!

Spero solo di essere maturato come il buon vino. Di certo, se le mostre fossero frutto dell’uva, quelle che hanno attirato in particolar modo il mio interesse sicuramente sarebbero da gourmet: Leologia, dedicata al grande Leo Ortolani, che quest’anno è anche Magister della fiera, Caos cromatico con le opere di Predal e, infine, quella dedicata a Vinland Saga.

Le ho trovate particolarmente interessanti, fosse solo perché adoro i primi due e la terza è stata una piacevole scoperta.

Dopo aver goduto di queste tre esposizioni e, purtroppo, aver tralasciato altre per motivi di tempo, continuo il mio percorso e sono fortunato, dato che capito, non solo nel momento del firmacopie proprio di Ortolani, con cui scambio parole con una persona che reputo eccezionale; il Magister non solo è un ottimo artista, ma la sua comicità è delicata, a volte malinconica.

È capace di far ridere anche di tragedie, ma senza assolutamente sminuirle o ridicolizzarle, riuscendo a strappare un sorriso amaro anche quando la notte è più nera, un uomo che sa entrare nella tua vita in punta di piedi e lasciare il buonumore anche quando tutto sembra perduto.

Nel nostro scambio di battute l’ho ringraziato per la sua opera durante la pandemia, quando, durante il coprifuoco, cominciò a pubblicare, ogni giorno, delle strisce umoristiche sull’argomento, con il suo stile unico e gentile, una comicità raffinata e un disegno espressivo in ogni sua linea, di raccontando una tragedia in maniera leggera, senza svilirla a macchietta.

Ortolani - ph Libera Gigli
Ortolani – ph Libera Gigli

All’epoca, grazie ai miei studi di biologia e qualche contatto negli ospedali, riuscivo ad avere una visione chiara di ciò che stava accadendo e mi sforzavo di trovare la speranza nelle notizie che arrivavano, sentimento che cercavo di trasmettere ai miei amici, che sentivo spesso al telefono.

Come me, che, in qualche modo, riuscivo a risollevare il morale delle persone con cui passavo il tempo al telefono, allo stesso modo Ortolani rincuorava me e chissà a quanti altri, sicuramente migliaia e migliaia.

Senza togliere alcun merito a medici e ricercatori, a modo suo, anche lui avrà salvato chissà quanti dal baratro della disperazione, a volte basta una semplice risata per non lasciarsi andare.

Una cosa che mi ha colpito è stata la sua espressione e il tono della voce a ripensare a quei tempi. Ho percepito chiaramente che per lui è stato pesante, ma anche un modo per esorcizzare la paura, è riuscito comunque a sostenerne la pressione e a trasmettere forza anche agli altri, proprio come Rat Man, il suo personaggio principale, che, alla fine, è solo un uomo comune, impacciato, il quale, però, al momento giusto, riesce a compiere l’atto eroico, basandosi solo sulla forza del suo animo.

Non tutti gli eroi indossano una maschera o un mantello, a volte il loro superpotere consiste nel saper disegnare la storia giusta con una semplice matita.

Oggi, quella serie di strisce è contenuta nella raccolta ‘Andrà tutto bene’: col senno di poi non è andata così bene, però, il volume lo consiglio caldamente, così che si possa anche capire perchè ho così tanto apprezzato quest’uomo.

Lasciato Ortolani, il mio giro continua per una serie di spazi dedicati a tante case editrici e autoproduzioni e, tra queste, il mio occhio è stato attirato dallo stand della società editrice La Torre.

Motivo? Una serie di saggi dedicati al mondo dell’animazione giapponese, soprattutto sui robottoni di Go Nagai.

Da buon appartenente alla Goldrake Generation, ovviamente ho avuto il dovere di fermarmi e fare qualche domanda e, per fortuna, il titolare, Gianluca Fratta, è stato estremamente gentile nel dedicarmi il suo tempo e rispondere.

Per prima cosa, approfittando della sua ampia conoscenza del settore, gli ho chiesto perchè, secondo lui, i rifacimenti di opere storiche come Goldrake o altri, non riescono a sfondare come le opere originali.

Mi aspettavo una risposta del tipo “i tempi sono cambiati” oppure “il pubblico è diverso”, invece, l’analisi che ha fatto, per quanto sintetica, ha mostrato una profondità non indifferente.

Secondo lui il problema è che prima i prodotti erano fatti da giapponesi per giapponesi, quindi, avevano un linguaggio e delle storie magari ingenue, ma coerenti e ben narrate.

Gli odierni remake, invece, a volte, sono destinati a un pubblico straniero, addirittura non giapponese, come è capitato a Goldrake, e, per questo motivo, si sono avute opere con linguaggio e narrazione troppo diverse dall’originale, deludendo, di conseguenza, i vecchi fan.

Al contrario, altre serie, come Sailor Moon Crystal, hanno sì modernizzato i tempi narrativi e le trame, ma hanno conservato tutto lo spirito dell’originale, riuscendo a fare breccia anche nelle nuove generazioni.

Ho trovato quest’interpretazione particolarmente interessante, per questo gli ho chiesto come fosse arrivato fin lì.

Mi ha raccontato che, quando stava all’Università L’Orientale di Napoli, seguendo proprio i corsi dell’omonima cultura e letteratura, decise di seguire la sua passione e dedicarsi all’approfondimento dell’argomento cinema, manga e animazione.

Con il tempo, la passione divenne lavoro nel 2006 e, ancora oggi, con l’editoria oramai in crisi perenne e la carta stampata che sembra aver perso il suo fascino, continua spinto sempre dalla stessa passione che non si è mai esaurita, potendo, così, superare le difficoltà di un settore complesso.

Poi ho domandato perchè, secondo lui, i manga siano letteralmente stracciando in termini di vendite e diffusione i classici comics americani proprio nella loro patria e, anche qui, ho ascoltato un’interpretazione tanto semplice quanto corretta.

A suo dire, i fumetti nipponici hanno un altro linguaggio e delle storie che non solo sono più vicine ai ragazzi, ma si rivolgono a un pubblico molto più ampio, comprendendo anche tematiche e personaggi più cari alle ragazze.

Da qui, più che una sostituzione, che comunque a causa di scelte editoriali non sempre giuste, a volte, il manga in America ha avuto il merito di allargare, e di molto, la platea di lettori.

Come ultima curiosità, gli ho poi semplicemente domandato se fosse contento di quello che aveva fatto in vent’anni e lui si è detto giustamente fiero, esprimendo tutto il suo trasporto per il suo operato.

Non posso che essere d’accordo con lui, poiché ha seguito la sua passione, è stato un precursore, ne ha quindi fatto il suo lavoro: meglio di così che si può volere?

Dopo averlo salutato e ringraziato continuo il mio giro.

Sempre all’interno dei primi due padiglioni vedo, ovviamente, gli spazi delle grandi case editrici, che espongono vere e proprie opere d’arte. Quella che mi colpisce di più è l’area dedicata ai molti stand piccoli delle autoproduzioni.

La trovo particolarmente interessante, poiché, anche in periodi di crisi, come quello che stiamo vivendo, l’arte e la creatività ribollono sotto uno strato di difficoltà e una pressione così potente non può essere fermata.

Una delle cose che più mi piaceva del COMICON è proprio la possibilità per giovani talenti di farsi conoscere e mi sembra che questo lo stia facendo bene.

Passando oltre, osservo tante opere, alcune, francamente, mi sembrano discutibili, altre attirano la mia attenzione, per la delicatezza dei tratti e l’anima che traspare dai disegni.

A prescindere dalle mie opinioni personali, considerando che non mi ritengo assolutamente all’altezza di giudicarne il valore, una cosa è sicura: tra questi “piccoli” sicuramente emergeranno alcuni dei più rinomati nei prossimi anni e, magari, non sapendolo oggi ho osservato i primi lavori di un futuro Magister.

Piccola chicca: nell’Area Kids, dedicata ai più piccoli, mi ha piacevolmente colpito la presenza dell’INAF, ovvero l’Istituto Nazionale di Astrofisica.

COMICON 2026 INAF - ph Libera Gigli
COMICON 2026 INAF – ph Libera Gigli

Confesso che, per motivi personali, adoro quando queste attività, vengono portate a contatto con il pubblico, stimolando la curiosità e l’interesse per le scienze.

Chissà, magari tra i bambini che oggi si incuriosiscono a tali argomenti, ci sarà un futuro novello Parmitano che, magari, un giorno, racconterà di come la scintilla si sia accesa proprio grazie a queste iniziative.

Continuo il mio percorso e passo, infine, all’area gioco e, poi, a quella videogioco. Onestamente, sono molto più appassionato di giochi che della nona arte e, proprio per ciò, rimango un po’ deluso; lo spazio mi appare secondario rispetto a quello che viene dato ad altro, tuttavia questo, per quanto mi dispiaccia, lo comprendo, poiché il COMICON, negli anni, si è trasformato in un festival della cultura pop, abbandonando, in parte, l’origine, quella del legame che aveva con il fu Gamecon.

Per quanto mi rincresca, non lo reputo un errore, ma una precisa scelta di direzione, perfettamente funzionale e coerente con l’attuale tema della fiera.

Nel passeggiare per i due padiglioni noto stand pieni di titoli diversissimi, dimostrazione che, anche nel campo dei giochi, vi è innovazione, primo sintomo di un mercato vivace e creatività.

Colpisce l’occhio il dungeon, uno spazio allestito come se fossero le segrete di un castello, dove si può giocare a Dungeon & Dragons; carino, non c’è che dire.

Purtroppo, ho notato la quasi completa assenza di un settore modellistico, rappresentato “solo” da un seppur soddisfacente spazio dedicato ai Gunpla, i modellini robotici tratti dall’universo di Gundam, dove ci si poteva anche fermare e provare a dipingere qualcosa.

Fermo restando che questi modellini sono semplicemente bellissimi, mi ha rammaricato, da appassionato, l’assenza del Warhammer, il più famoso gioco di battaglie fantasy e futuristiche, e, in generale, del poco spazio dedicato al modellismo legato ai giochi da tavolo. Certo, è più una questione di “cuore”, però, proprio per questo, ne ho sentito l’assenza.

Altra cosa che mi è sembrata strana è il non aver scorto ludoteche o spazi adibiti al gioco. Non so se sia stata una scelta precisa o, più banalmente, non li abbia visti perché ero estremamente distratto o erano fin troppo nascosti, ma, in entrambi i casi, mi sembra abbastanza strano, poiché gli spazi per presentare i giochi nuovi o intavolare quelli esistenti per provarli sono utili per promuovere le vendite.

Ammetto di averla passata in modo abbastanza superficiale, essendo un settore che poco mi interessa e di cui capisco poco. Certo, aver visto alcuni retrogames ha risvegliato in me potenti ricordi di quando ero ragazzino e passavo i pomeriggi a “buttare” gettoni nelle “macchinette”.

Erano bei tempi e le sale giochi, per quanto fonte di distrazione e spesa per noi ragazzini di allora, erano sicuramente un punto di aggregazione e sano svago.

Vederle oggi sostituite dalle slot machine, per quanto sicuramente comprensibile sotto il punto di vista economico, fa male al cuore, poiché i luoghi vitali e di gioventù sono stati sostituiti da solitudine e assuefazione.

Finiti i primi cinque padiglioni, mi porto all’esterno e qui, devo ammettere, la mostra non è assolutamente cambiata: la bellezza del viale delle ventotto fontane, i giardini, un sole non troppo caldo, partecipano tutti a trasformare una manifestazione in una giornata memorabile nella sua gradevolezza.

All’esterno vi sono parecchi spazi dedicati al cibo, ma anche alle istituzioni, come la Polizia e la Scientifica, e alcune chicche per noi “vecchi”, come una bella installazione dedicata ai Master of the Universe, l’indimenticabile lotta per Eternia tra He-Man e Skeletor e l’esposizione di tre macchine che erano i sogni di quando ero bambino, ovvero Kitt di Knight Rider, serie in Italia conosciuta come Supercar, Herbie di Un maggiolino tutto matto e Bumblebee dei Trasformers, in italiano chiamato Maggiolino.

Nel passare per l’esterno ho notato anche zone che, quando venivo io, non erano utilizzate o, comunque, erano agli albori. Ho visto molto più sfruttato l’Auditorium e ampliati gli spazi dedicati al suo interno e, poi, ingrandito l’Asian Village, che adesso copre non solo un intero padiglione interno, ma anche tutto il giardino dei cedri.

La zona del teatro e dell’auditorium era completamente dedicata a cinema e TV. Non è immensa, ma, per il passato, me la ricordavo più piccola. Inoltre, è sempre piacevole vedere spazi riservati alla Scuola di Cinema di Napoli e alla Principessa Mononoke, capolavoro dello studio Ghibli. La zona VR, poi, è stata per me completamente nuova.

L’Asian Village è praticamente una fiera nella stessa fiera e rappresenta anche il tempo che cambia: se una volta la produzione orientale era sì ampiamente rappresentata ma comunque non paritaria con il resto, oggi è un segmento molto importante, attuale, commercialmente e artisticamente rilevante.

L’atmosfera è resa anche dalle grandi scenografie, come l’arco tipico giapponese all’ingresso, il ponte ricostruito, le lanterne e i festoni tipici orientali.

All’interno del padiglione e nel giardino dei cedri, sembra quasi di essere in un evento dedicato completamente all’Oriente. Non solo Giappone, ma anche Corea, con spettacoli sul palco e atmosfera completamente diversa da quella più vivace del lato “occidentale”.

Passeggiare nel giardino dei cedri è rilassante, le attività sia commerciali che artistiche, tutte dedicate all’est, contribuiscono a creare un ambiente lontano dal clamore e dal caos della città.

Questo lato è cresciuto, si vede, e ammetto che non me l’aspettavo così sviluppato e curato. Sono sicuro che, in futuro, ci regalerà qualche ottima sorpresa.

Esco di nuovo e mi godo ancora il giardino centrale con i suoi mille variopinti cosplayer. Tuttavia, ne vedo uno che subito attira la mia attenzione: il sommo Vate! Un ragazzino si è vestito, niente di meno che, da Dante Alighieri!

Cominciamo col precisare che Dante è stato effettivamente rappresentato da Go Nagai nella sua bellissima Divina Commedia a fumetti, ispirata alle illustrazioni di Gustave Doré, quindi è perfettamente lecito un cosplay ispirato al fiorentino, tuttavia è chiaro che è una scelta atipica.

Insomma, è necessario scambiare quattro chiacchiere con il giovane e chiedergli di più!

Per fortuna, lo raggiungo presto, girava insieme al padre e a un amico vestito da Don Abbondio.

Mi ha raccontato di avere tredici anni e che la sua passione è nata a seguito di una recita scolastica, dove interpretò proprio Dante, e, da quel momento, si è cominciato a interessare maggiormente alle sue opere.

Modificato lo stesso vestito di scena e indossato i sacri allori di Calliope, aveva quindi deciso di venire così al COMICON.

Il suo passo preferito, mi ha detto, è quello dei traditori della patria; insomma, “il fiero pasto” del Conte Ugolino, tra l’altro, anche una delle scene che adoro.

L’amico impersonava Don Abbondio perchè lo aveva trovato particolarmente divertente, soprattutto durante l’incontro con i bravi e nei dialoghi con la perpetua.

Personalmente non ritengo comico questo personaggio, la sua vigliaccheria mi ha sempre suscitato disgusto, tuttavia se un giovanissimo si avvicina alla nostra letteratura in questo modo, ben venga!

Salutati i ragazzi, mi porto alla penultima tappa del mio viaggio, ovvero l’area Neverland, dedicata principalmente a ciò che io chiamo “pseudomedioevale”, ovvero principalmente associazioni che hanno come tema di base il fantastico.

Ho ignorato tutte le associazioni che portano ricostruzioni un po’ troppo fantasiose di quel periodo storico, vantando pretese di realismo e di dignità artistica e culturale con quello che, in sintesi, si riduce principalmente a fare finta di picchiarsi con le spade di gommapiuma. Mi sono concentrato su quelle più particolari.

Ho visitato The dark side of Naples, un’associazione di fan del famosissimo Guerre Stellari, appassionati di quel fenomeno che, a mio parere, ha superato la semplice moda pop per entrare in una moderna dimensione mitica.

'The dark side of Naples' - ph Libera Gigli
‘The dark side of Naples’ – ph Libera Gigli

Grazie alla gentilezza del loro Presidente, Marco Montella, che mi ha dedicato una buona fetta del suo tempo, mi sono fatto raccontare la storia della sua associazione e che cosa voglia dire questa vera e propria mitologia moderna nella sua vita.

L’associazione, che oggi conta sessanta soci attivi, nacque nel 2015 quando, sulla scia dell’entusiasmo della trilogia sequel, un gruppo di appassionati, fondò il club con lo scopo di radunare altri fan, presentandosi così il 3 maggio alla 17a edizione proprio del COMICON.

Il nome stesso richiama il fatto che prima, mancando un polo di aggregazione, i cosplayer di guerre stellari a Napoli erano divisi e considerati un po’ come pecore nere.

Il loro simbolo, una sorta di ottagono con le diagonali tracciate e uno spicchio leggermente staccato, fu scelto per rappresentare tre diversi concetti: come lo spicchio devono uscire da un contesto chiuso e affacciarsi all’esterno, diffondendo la loro passione, la carlinga del più classico caccia Tie e… una pizza con una sua fetta!

Poiché, come dice il Presidente: “siamo sempre di Napoli“.

Successivamente, mi narra che conobbe Guerre Stellari grazie alla madre, che gli regalò, da piccolissimo, la versione rimasterizzata della prima trilogia, e ne fu semplicemente affascinato, poi la proiezione dei prequel, negli anni a cavallo del nuovo millennio, fece esplodere la passione.

Per quanto riguarda la sua posizione sulla saga in generale e sulla sua fanbase, secondo lui è un mondo talmente vasto che non possono esserci due appassionati uguali, poiché, con una tale differenza di temi, personaggi e veri e propri mondi, ci sono troppe cose che possono piacere o meno a seconda dei gusti personali e, per lui, quest’enorme varietà è la vera ricchezza.

Guerre Stellari - ph Libera Gigli
Guerre Stellari – ph Libera Gigli

Finite le classiche domande di rito, poiché anch’io sono amante del tema, mi sono divertito a chiedergli cosa avesse provato per le due frasi iconiche, ovvero “io sono tuo padre” e “io ti odio“.

Per lui la prima, che è una delle più famose della settima arte, è sinonimo di uno dei più inaspettati colpi di scena del cinema, mentre la seconda indica la caduta di quel novello Lucifero che è Anakin Skywalker, il suo allontanamento dalla luce e il fallimento di Kenobi.

Circa la visione esoterica della saga, concorda che vi sono ampie influenze esoteriche e mistiche, soprattutto orientali, e la forza può essere vista anche come una sorta di monismo spinoziano.

Per quanto riguarda le emozioni legate al COMICON, per lui la fiera è anche esprimere sé stesso per tre giorni, senza filtri, e staccare per quel tempo sospeso, la solita vita, indossando letteralmente i panni di come veramente si sente.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: la cultura pop, rappresentata anche da Star Wars, quanto si protrae fuori dai padiglioni?

Secondo Marco, per fortuna, alcune barriere sono state abbattute, l’appassionato non è più sinonimo di perdente isolato, ma può essere una persona che può tranquillamente permettersi scambi anche di grande valore culturale e letterario.

La nostra conversazione continua sugli ultimi prodotti e su ciò che ci attende, sperando che il nuovo film ‘Il Mandaloriano e Grogu’ possa far uscire la saga dal periodo di stanca che sta passando.

Alla fine ci salutiamo con un “questa è la via”, anche se, considerando il nome del gruppo, mi sarei aspettato, un “possa la forza servirti bene”.

Star Wars - ph Libera Gigli
Guerre stellari – ph Libera Gigli

Dopo questo piacevole incontro, prima di uscire dall’area, vedo quella che per me è una novità, ovvero uno stand di Beyblade tenuto dalla Wail Siren – Odyssea APS.

Non si può dire che sia un amante delle trottole, ma è assolutamente in tema con la fiera e, inoltre, ha una caratteristica importante, qualcosa di nuovo e originale.

Soddisfatta la mia curiosità, mi ricordo che ho un appuntamento personale. Il COMICON, come si sa, ha una pletora di ospiti. Certo, alcuni veramente mi fanno chiedere chi possano mai essere, spesso ignoro chi siano molti youtuber o comunque gente che poi si rivelerà una meteora, però, la manifestazione conta anche degli invitati di grande spessore, non solo legati a tale ambito.

Quest’anno, il cartellone è stato molto generoso: a parte l’ottimo Leo Ortolani, come Magister, possiamo contare autori come Milo Manara, Don Rosa e Makoto Yukimura, attori del calibro di John C. “dottor Cox” McGinley, oppure divulgatori come Barbascura o cantanti come Caparezza.

Personalmente, aspettavo un ospite molto particolare, ovvero Luca Parmitano, astronauta. Da piccolo avrei voluto viaggiare tra gli astri, poiché la mia passione era il cielo infinito, tanto che, ancora oggi, sono socio dell’Unione Astrofili Napoletani, perciò incontrare quello che per me è l’epitome dell’avventuriero, uno dei pochissimi che ce l’ha fatta ad arrivare “lì dove nessun uomo è giunto prima”, è il sogno segreto di quel bambino che guardava la luna stupito, immaginando di arrivare con un razzo su altri pianeti ed esplorare nuovi sistemi stellari.

Era naturalmente preso d’assalto da tutti e, per il momento, mi sono dovuto accontentare di una foto insieme al mio moderno eroe epico: adesso ho un suo libro con dedica e un bellissimo ricordo. E il bambino che è in me è felice!

La mia giornata di COMICON finisce qui. Contento come una Pasqua, mi siedo su una panchina. Mentre il tempo passa e l’orario di uscita è oramai prossimo, vedo i visitatori che si apprestano a tornare a casa.

Sui loro volti c’è un misto di gioia, stanchezza e, su alcuni, un po’ tristezza; sono quasi tutti giovanissimi, uno spettacolo variopinto, ma tutti sembrano condividere le stesse emozioni.

Perché tutta questa gente viene qui, attendendo una fila infinita, per passare una giornata a contatto di argomenti che oramai Internet porta nelle nostre case senza il bisogno di spostarsi?

Il bisogno di vestirsi? Abbiamo il Carnevale. Una gita fuoriporta? Per quanto la mostra sia bella, soprattutto sul lato del laghetto di Fasilides o dell’Arena Flegrea, esistono posti migliori.

Incontrare i propri miti? Magari sì, ma esistono tante altre occasioni; inoltre, quello che interessa sono le loro opere e non le loro persone. Acquistare roba in fiera? Con i servizi online che ce li portano fino a casa.

Mi fermo a ricordare quel ragazzo che venne alla prima edizione, poi, osservando i libri autografati da Ortolani e Parmitano, arriva l’intuizione che unisce i puntini.

Tutti quelli che ho incontrato oggi, ogni persona con cui ho parlato, avevano una cosa in comune, quella di seguire le loro passioni; per alcuni erano diventate un lavoro, per altri un mezzo per esprimere sé stessi, per altri ancora una maniera per avvicinarsi alla cultura o per sentirsi liberi.

Io stesso, quel giorno, per un attimo ero tornato a essere quel bambino sognante che osservava il cielo e avevo incontrato due eroi: uno, che durante la pandemia aveva alleggerito il cuore di tantissime persone con una matita e i suoi personaggi, e l’altro che sfidava il cielo, in nome dell’eterno potere dell’uomo.

Sogni e passioni, tutti volevano questo, e il COMICON, in un modo o nell’altro, permette loro di viverli per quattro giorni. Magari l’indomani molti sarebbero tornati a ben più monotone vite, ma per quei giorni potevano indossare la maschera ed essere i loro beniamini.

In quel momento comprendo e, sfogliando ‘Luna 2069’, di Ortolani, che, metaforicamente, anche io indosso una maschera, una con grandi orecchie da topo; guardo avanti: fletto i muscoli e sono nel vuoto.

COMICON cosplayers - ph Libera Gigli
COMICON cosplayers – ph Libera Gigli

Autore Ambrogio Di Renzo

Ambrogio Di Renzo, Biologo per errore. Strassivendolo per necessità. Per diletto giocatore. Tutto curiosità.