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Riflessione sull’Amore

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Glicini


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Era amore puro, senza altro fine che l’amore stesso.
Senza possesso e senza gelosia. Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro, nel momento dell’abbandono.
‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’ – Luis Sepúlveda

La sensibilità è ritenuta da molti un dono; tanti non sanno che quel “dono” rappresenta l’anticamera dolorosa di ogni cambiamento umano. Il periodo di isolamento che stiamo vivendo ci riporta tutti verso un unico e univoco viaggio interiore, con un’altrettanta unica meta: conoscere noi stessi, mutarsi e proseguire rinnovati.

Non è semplice fare questo e per quanto la possibilità sia donata a tutti gli uomini e a tutte le donne che compongono questa variegata Umanità, non tutti accetteranno, non tutti vorranno, molti si rifiuteranno, e soltanto gli intuitivi e i sensibili aderiranno al “Progetto Spirituale”.

Per quanto possa sembrare assurdo e paradossale, spesso, ciò che lega le persone, siano esse simili o dissimili fra di loro, è la solitudine interiore. Soli in mezzo a tanti; soli in mezzo all’Amore; soli nel vuoto di se stessi; soli innanzi alla morte; soli al centro della propria solitudine.

Quando l’amore è puro e autentico non ha bisogno di possesso, né di gelosia né di alcuna forma di recinzione: la libertà dell’Amore che connette i cuori e la spiritualità reciproca discende dalla consapevolezza di una solitudine interiore che permea l’anima come un velo finemente tagliente; una gelida carezza di un respiro surreale, uno sguardo che ti attraversa, lasciandoti dentro il fragore di un bacio.

Amarsi non è una convenienza, o almeno non dovrebbe essere così; non è un pretendere dall’altro bensì accogliere ciò che offre genuinamente in risposta alla tua delicata e personale attenzione.

Germoglieranno i glicini e il profumo di rinnovamento giungerà fin dove gli occhi sconosciuti si specchieranno negli occhi di chi non sapeva e non credeva di essere tanto importante per il cuore altrui.

Il volto umano non mente mai: è l’unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto.
‘Diario di un killer sentimentale’ – Luis Sepúlveda

Innanzi alla genuinità di un sentimento nato e coltivato nella reciproca solitudine interiore, cadono tutte le maschere sociali; il volto dell’Uomo manifesta i suoi affanni e le sue incongruenze materiali innanzi agli occhi di uno spirito che sa leggergli dentro e oltre.

Non servono giustificazioni né compromessi di alcuna sorta: il tempo dell’Amore ha consistenza infinita e smisurata nell’attimo stesso in cui si accende la sua fiamma; l’unico pericolo è la pigrizia o la paura di tentare l’unione sinergica e reale dei due spiriti chiamati e richiamati dai propri corpi di materia.

Se accetteranno con un del cuore, tutto, ogni cosa inizierà a colorarsi di Vita e rinnovamento; se avranno timore di pronunciare quel profondo e intimistico, perderanno l’opportunità di rivelarsi e disvelarsi innanzi alla realtà del loro Essere e dichiararsi se stessi.

Per tutto il tempo, lungo o breve, non importa, perché la vita si misura dall’intensità con cui si vive.
‘Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico’ – Luis Sepúlveda

Il tempo rappresenta soltanto l’involucro in cui imparare a custodire le cose più preziose e autentiche che l’Uomo riesce a concretizzare; non ha importanza il dove e il come; il se o il ma; il quando o il perché; ciò che realmente ha un senso è il raggiungimento reale ed effettivo della propria identità spirituale e umana. Essere se stessi è veramente il dono più grande che l’Uomo di questo tempo, come di ogni tempo, può fare a se stesso, concedendosi l’opportunità di restituirsi all’Amore.

Eppure, nonostante tale altezza e fecondità spirituale, l’uno chiese all’altro nel tempo del germoglio dei glicini:

Perché? Perché dovrei crederti? Perché credere proprio a te che hai fatto della menzogna un’arte?

Puro silenzio divise la domanda, inaspettata e provocatoria, dalla verità spirituale che lui racchiudeva in sé e custodiva da tempo oramai. Guardò i glicini, ne respirò l’essenza naturale; fece un respiro profondo, quasi stesse raccogliendo tutte le forze del cosmo in un solo anelito.

Poi guardò, con occhi profondi, unici e consapevoli e dichiarò:

Perché quando rinunci a possedere, è in quel momento che ottieni; perché se rinunci all’apparenza, inevitabilmente ti si rivela la reale sostanza delle cose e della naturale connessione fra le stesse; perché rinunciando a tutto, a ogni cosa, ritrovi l’essenza residuale della tua sola Vita che ha un senso profondo e inestimabile per te e per tutto il resto dell’Universo; perché non devi credere a me, ma a ciò che pulsa nel tuo cuore se inavvertitamente pensi a me e a ciò che realmente sono e genuinamente ti offro; perché il tuo non credere, non deve essere figlio della paura d’amare in quel preciso istante del tuo, del nostro tempo insieme; perché quando rinunci a te stesso, ti siedi, chiudi gli occhi e lasci che il tuo spirito ti trascenda, inondandoti di quell’Amore da cui provieni; perché hai il dono del libero arbitrio e hai sempre l’opportunità di scegliere e decidere; perché l’essenza della Vita la cogli nell’attimo in cui la vivi con pienezza e autenticità; perché non ti ho mai mentito, non a te.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo

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Antonio Masullo

Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".