Nel quartiere Fuorigrotta, ciò che oggi è un rudere un tempo ospitava incontri di pelota e di tamburello
Prima di imboccare la ‘grotta’, la galleria che collega i quartieri di Fuorigrotta e Mergellina, sulla destra scorgerete un rudere, ed è ciò che rimane dello Sferisterio partenopeo, danneggiato da un incendio nel 1986 e mai più riqualificato, nonostante numerosi progetti che, però, hanno visto scontri istituzionali tra il Comune e la Soprintendenza, nonché gli interessi privati di ‘qualcuno’.
Eppure, quel rudere, dagli anni cinquanta ospitava incontri di pelota basca e di tamburello, con enorme seguito di pubblico, anche per via delle scommesse.
La pelota è un gioco che nasce dai Paesi Baschi e deriva dalla pallacorda. Si pratica in un’area di gioco al coperto, con un rettangolo di solito lungo 64 metri, per 10,5 metri, il muro frontale, alto circa 9,5 metri, mentre quello posizionato alle spalle dei giocatori e i laterali sono utilizzati per far rimbalzare la palla.
I giocatori devono a ogni turno colpire la palla con una ‘chistera’ prima o dopo che tocchi terra, con lo scopo di lanciarla nuovamente contro il muro frontale. Il giocatore che non riesce a rilanciare la palla sul muro perde il punto.
I punti si calcolano in modo progressivo; più di rado col sistema tipico del tennis, 15 – 30 – 40 – gioco.
Il tamburello, diffuso già al tempo dei Romani, prende il nome dall’attrezzo che si usa per colpire la palla.
Il campo di gioco è a forma rettangolare, lungo 80 m e largo 20 m, diviso a metà da un cordino in ambedue le direzioni e vi è una linea di fondocampo. A 5 m da essa, verso il centro del campo, è situata la linea di battuta, dietro la quale deve stare il battitore nel lanciare la palla, che deve essere centrata al volo. A 3 m dalla linea del cordino è presente una linea in cui la palla non può essere colpita al volo.
Normalmente le squadre sono composte da 5. Il punteggio si calcola in giochi e un gioco ha la seguente successione: 0 – 15 – 30 – 40 – vittoria. La partita consiste in 13 giochi.
Negli ultimi anni si è adottato un punteggio di tipo tennistico suddiviso in due set su tre. A ogni punto si inverte la battuta e ogni 6 punti i due team cambiano campo. Vince la prima squadra che ottiene 8 punti con almeno 2 di vantaggio; se ciò non avviene, si gioca a oltranza, finché una delle due formazioni non otterrà un vantaggio minimo di due punti sull’avversaria.
Per segnare un punto è necessario far rimbalzare la palla almeno due volte nella metà campo avversaria: È comunque permesso ai giocatori uscire dalla zona di campo delimitata dalle linee.
Tutto ciò a Napoli, avveniva allo Sferisterio Partenopeo, che è stato protagonista di incontri internazionali. Poi, il declino. Fu inizialmente danneggiato dal terremoto del 1980, successivamente, nel 1982, un ordigno scoppiò davanti all’ingresso principale, mentre nella notte di San Silvestro fu appiccato un incendio doloso, che distrusse l’intera struttura, causando, altresì, il crollo del soffitto.
Le cronache dell’epoca riferirono che si era trattato di un ‘regolamento di conti’ del clan camorristico locale, che aveva chiesto un ingente pizzo sul concerto, dove si sarebbero dovuti esibire Riccardo Fogli e Franco Califano.
Nel 1999, la Sovrintendenza per i beni culturali ed artistici di Napoli pose la struttura sotto tutela, poiché l’edificio era ornato di numerosi bassorilievi, vietandone qualsiasi variazione di destinazione d’uso. Proprio la Soprintendenza bocciò un progetto di una società privata, che prevedeva una ristrutturazione su tre piani con cinema, ludoteca e centro commerciale.
Stessa sorte toccò anche al successivo progetto presentato dal Comune di Napoli, che contemplava la suddivisione del fabbricato su tre livelli: al piano terra una palestra ed un centro benessere, al piano superiore delle sale espositive con ristorante e, al secondo piano, una pista da pattinaggio, il tutto integrato da un parcheggio sotterraneo.
Quindi, non ci resta che un rudere, memore di antiche sfide, sperando che presto ritorni agli antichi fasti, magari con una joint venture tra Comune e CONI e mediante il credito sportivo o il PNRR ristrutturalo e adibirlo sia alla pelota che agli sport indoor.
Autore Mimmo Bafurno
Mimmo Bafurno, esperto di comunicazione e scrittore, ha collaborato con le maggiori case editrici. Ha pubblicato il volume "Datemi la Parola, Sono un Terrone". Attualmente collabora con terronitv.













