Premio Castello di Prata Sannita ‘L’iguana’, IV ed.

Premio Castello di Prata Sannita ‘L’iguana’, IV ed.

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Premio 'L'iguana'
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Il 25 giugno cerimonia di premiazione

Riceviamo e pubblichiamo da Esther Basile.

Domenica 25 giugno, ore 11:00, presso il Castello di Prata Sannita (CE), si terrà la cerimonia di premiazione della IV edizione del Premio Castello di Prata Sannita ‘L’Iguana’. 

Omaggio a Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto Italiano per Gli Studi Filosofici di Napoli, Bando di concorso Premio Castello di Prata Sannita
‘L’Iguana’ – Omaggio alla Scrittrice Anna Maria Ortese in Gemellaggio con Istituto di Cultura armena di Istanbul, Consolato Canada e Portogallo
Egida Istituto Italiano per Gli Studi Filosofici di Napoli.

Ideazione e progettazione: Lucia Daga, Esther Basile, Maria Stella Rossi, Rosy Rubulotta.

IV edizione 2017: narrativa-saggistica; poesia edita e poesia inedita; cortometraggio; fotografia; musica.

Sotto l’Egida del Parlamento Europeo
La rete delle Istituzioni creata dalla Associazione Eleonora Pimentel di Napoli e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli conosciuto nel mondo, celebrano l’importante scrittrice ANNA MARIA ORTESE, e ci conducono alla realizzazione del Premio letterario giunto alla IV Edizione nel Castello della famiglia Daga Scuncio, che custodisce e irradia storia, atto a coniugare l’importanza della Cultura e della Memoria.
Abbiamo per questo realizzato quella sinergia necessaria fra ospiti italiani e stranieri nella convinzione che il Dialogo sia l’unica possibilità per una vera democrazia.
Abbiamo scelto per questo progetto il titolo: L’iguana.

L’iguana, in natura, è un essere dall’aspetto assai poco attraente.
Nelle pagine di Anna Maria Ortese, invece, essa diventa ibridazione mitica e assume l’aspetto, umano e zoomorfo assieme, della protagonista dell’omonimo romanzo.

L’iguana è figura densa di pietà e di emozioni, che cela, tra le sue grinze e le sue squame assunte a valore di rughe di donna partecipe e dolente, tutto il pudore di teneri sentimenti e tutta la consapevolezza penosa della sofferenza della vita.

Questa nuova figura mitica diventa emblema di tutte “le creature belle che pure ci sono, (ma che) noi conosciamo poco, troppo poco”.
Queste “creature”, dunque, al di là del loro aspetto esteriore, sono l’unica difesa dell’umano contro un mondo disattento e superficiale, che si rivela essere sempre più, come ci indica ancora l’Ortese, “una forza ignota, tremenda, brutale.”

Per tale motivo ci piace assumere proprio l’iguana come simbolo cui intestare il nostro Premio di Arte e di Poesia.
Essa saprà accompagnarci nell’intento di contrastare l’agguato della nuova barbarie che mercifica la Parola, che la rende asservita all’amplificazione dei mass-media nell’assenza di un nuovo serio e libero statuto critico. Ci aiuterà, così, a vincere la disattenzione crescente per la riflessione del profondo, che tanto allontana dalla più autentica cifra dell’humanitas e dell’impegno civile.

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Associazione Culturale Eleonora Pimentel – Napoli Comune di Prata Sannita (CE)

In rete con:
Patrocinio della Presidenza della Regione Molise
Biblioteca Nazionale di Napoli
Archivio di Stato di Napoli
Soprintendenza Archivistica per la Campania
Teatro San Carlo- referente Emmanuela Spedaliere
Associazione Dimore Storiche Italiane,
Sez. Campania – Marina Colonna
Sezione UNESCO – Caserta – Jolanda Capriglione
FAI Campania – Presidente Maria Rosaria De Divitiis
Espansioni – Ester Pacor – Trieste
La Tela del Mediterraneo – Napoli Archivi Fotografici e Video dell’Istituto Italiano Studi Filosofici:Referente Rosy Rubulotta
Regione Molise Servizio Innovazione, Ricerca e Università
Biblioteca dell’Abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno – Isernia
Associazione culturale Promozione Donna – Isernia
Adiform Presidente Emilia Petrollini – Isernia
Lyons di Isernia
Rotary di Isernia
Cafè Philo – Napoli Rita Felerico
Fidapa Napoli – Presidente Cristina Cagnazzi
Centro Studi Alto Molise – Agnone
Pontificia Fonderia Marinelli – Agnone

Art.1)
Sezioni
Il concorso, si articola in sei sezioni:

La premiazione al castello di Prata Sannita domenica 25 giugno ore 11:00

Sezione Poesia edita e inedita
Presiedono

Elio Pecora e Roberto Deidier
Componenti la Giuria:
Lucia Stefanelli Cervelli, Bruno Galluccio, Rita Felerico, Esther Basile, Cinzia Dolci, Adriana La Volpe, Beatrice Tassara

Sezione narrativa e saggistica italiana ed estera

Componenti e Giudici della Giuria Saggistica:
Vittoria Franco, Margherita Pieracci Harwell, Massimiliano Marotta, Vice Presidente Istituto Filosofico e Arturo Martorelli, Istituto Filosofico

Componenti Giuria Narrativa
Presiedono: Marosia Castaldi, Gabriella Fiori e M. Bhogos Zekiyan
Componenti la Giuria Narrativa:
Rosy Rubulotta, Gioconda Marinelli, Maria Stella Rossi, Esther Basile, Maria Gaita, Rosy Selo, Maria Ester Mastrogiovanni.

Fotografia, a tema Tema Libero
Presiedono la Giuria: Luisa Festa- Rosy Rubulotta- Vittorio Scuncio
Componenti la giuria:
Roberta Isidori, Luciano Basagni, Eduardo de Vincenzi, Elio Scarciglia

Composizione musicale sul tema “Dialoghi in l’Europa”
Componenti Nicola Rando,Walter Santoro, Susanna Canessa,
Lino Blandizzi

Realizzazione di un corto-video
Presiede la giuria: Alfredo Baldi
Componenti Giuria: Antonio Picariello, Rosy Rubulotta, Arturo Martorelli, Vittorio Scuncio, Teresa Mangiacapra, Grazia Morace, Elio Scarciglia

Presenti le attrici e gli attori Anna Maria Ackermann
Arnolfo Petri
Caterina Pontrandolfo
Lucia Stefanelli Cervelli
Musicisti: M. Nicola Rando al sax
Chitarra M. Lino Blandizzi

La eccezionale presenza di Giuliana Sgrena e quella di Margherita Pieracci Harwell e della Sen. Vittoria Franco sottolineano la competenza in campo culturale-sociale e di giornalismo impegnato.

La presenza del grande Poeta Elio Pecora e del critico Roberto Deidier alimentano la nostra riflessione.

Un Premio Letterario ha ancora senso nella misura in cui crediamo di poter affiancare la cultura in un’operazione delicata come quella di osservare i cambiamenti della società e la Trasmissione del pensiero e la Pratica dei Saperi.

Lasch parte dalla constatazione della difficoltà a essere se stessi entro i parametri, ormai crollati, che danno identità sociale e personale. Paradossalmente, proprio mentre pare che l’io si manifesti con grande evidenza nella società contemporanea, con un egocentrismo e un individualismo accentuati, tali atteggiamenti sono in realtà motivati, a parere dello studioso americano, da necessità autodifensive, o meglio dalla sopravvivenza.

Ecco come la situazione è delineata da lui:

“In un’epoca di turbamenti la vita quotidiana diventa un esercizio di sopravvivenza. Gli uomini vivono alla giornata; raramente guardano al passato, perché temono d’essere sopraffatti da una debilitante ‘nostalgia’, e se volgono l’attenzione al futuro è soltanto per cercare di capire come scampare agli eventi disastrosi che ormai quasi tutti si attendono.

In queste condizioni l’identità personale è un lusso e, in un’epoca in cui incombe l’austerità, un lusso disdicevole. L’identità implica una storia personale, amici, una famiglia, il senso d’appartenenza a un luogo.
In stato d’assedio l’io si contrae, si riduce a un nucleo difensivo armato contro le avversità. L’equilibrio richiede un io minimo, non l’io sovrano di ieri.

[…] L’occuparsi di se stessi, tanto tipico ai giorni nostri, assume il significato di una sollecitudine per la propria sopravvivenza psichica” .

L’io minimo è narcisista non tanto per la sua invadenza quanto per il fatto che, “incerto dei propri contorni, aspira a riprodurre il mondo e a fondersi con esso in felice comunione”, abolendo la distanza e la separazione tra individualità e universo esteriore.

Ciò accade in relazione a quella che Beck ha definito la società del rischio e che Lasch vede come percorsa da pericoli quali la guerra, il terrorismo, la minaccia della stabilità quotidiana, il fatto che si vive circondati da un universo che ha perso solidità e ha prodotto un io “incerto e problematico”, per cui conviene un “disimpegno emotivo”, un distacco flessibile, una condizione appunto di sopravvivenza.

Sebbene chi scrive queste note abbia difficoltà a concordare con la diminuzione dell’io proposta da Lasch, e gli sembri anzi che si sia verificato un gigantismo dell’io, pare però vera la configurazione delle difficoltà identitarie come sono sopra delineate.

Si vedano le idee sul consumismo, in particolare l’ipotesi che l’io stesso sia un prodotto fantasmatico del mercato:

“La produzione di beni e il consumismo non alterano solo la percezione di sé, ma anche quella del mondo circostante. Creano un mondo di specchi, immagini inessenziali, illusioni sempre più inscindibili dalla realtà.

L’effetto di specchio trasforma il soggetto in oggetto; e, contemporaneamente, trasforma il mondo degli oggetti in un’estensione o in una proiezione dell’io. È fuorviante considerare la cultura del consumo come dominata dalle cose: il consumatore infatti vive circondato non tanto dalle cose, quanto da fantasie.

Vive in un mondo privo di un’esistenza oggettiva e indipendente, che sembra esistere soltanto allo scopo di appagare frustrare i suoi desideri” .

Si veda la concezione dei valori, la cui discussione pubblica, secondo Lasch, è messa in discussione da un pluralismo accentuato che, accettando ogni possibilità, azzera i parametri sulla base dei quali si emettono i giudizi, per cui “la libertà di scelta si riduce in pratica a un’astensione dalla scelta stessa” e “l’ideologia pluralista rispecchia con esattezza la situazione del mercato, dove prodotti in apparenza concorrenti diventano sempre più indistinguibili” .

Questo in un ambito in cui la tolleranza è importante, ma l’esasperazione dell’accettazione totale porta a una crisi della democrazia, come si nota nell’indebolimento del sistema partitico, dell’autogoverno locale e dell’iniziativa popolare.

La politica cede il passo all’amministrazione, col che si genera un senso di impotenza nei cittadini rispetto alla possibilità di influire partecipando.

La cultura del narcisismo, come lo intende Lasch, investe sfere disparate, tra queste l’arte, la letteratura, la memoria storica (c’è un capitolo anche sull’Olocausto).

L’Io minimo va letto in relazione a un precedente saggio di Lasch ‘The culture of narcissism: american life in an age of diminishing expectations’ (1979) – edizione italiana LA ‘Cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive’, Milano, Bompiani, 1981.

Noi con il Premio L’iguana usciamo fuori dalla considerazione collettiva e cerchiamo di creare una Cittadella che abbia un senso di condivisione, appartenenza di valori e solidi base di dialettica e dialogo con tutti.
Esther Basile