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Portale autunnale – Seconda parte

Portale autunnale

La musica dell’estate lontana vola intorno all’autunno cercando il suo nido perduto.
Rabindranath Tagore 

L’equinozio è anche un momento di connessione con gli antenati e con il mondo spirituale.

In molte culture, l’autunno è visto come un periodo in cui il velo tra i mondi si assottiglia, e l’equinozio, con il suo equilibrio tra luce e ombra, amplifica questa connessione.

Nelle tradizioni sciamaniche, è un tempo ideale per viaggiare tra i mondi, per comunicare con gli spiriti della natura o per ricevere visioni. Gli sciamani siberiani, ad esempio, considerano l’autunno un momento di grande potenza, quando le energie della terra si ritirano verso l’interno, creando un canale diretto con il mondo spirituale.

In modo simile, i druidi celtici vedevano l’equinozio come un momento per onorare gli alberi, in particolare la quercia, simbolo di forza e saggezza, e il nocciolo, associato alla conoscenza intuitiva.

Questi alberi, che in autunno iniziano a perdere le foglie, erano visti come portali verso l’Altromondo, luoghi dove si potevano ricevere messaggi dagli dèi o dagli spiriti. Da un punto di vista antropologico, l’equinozio d’autunno è un momento di celebrazione universale, che si manifesta in modi diversi ma con temi comuni.

In Giappone, l’equinozio d’autunno è celebrato come Higan, una festività buddhista che invita alla riflessione e al ricordo dei defunti. Durante Higan, le famiglie visitano le tombe, offrono cibo e incenso, e meditano sull’impermanenza della vita.

Tale pratica riflette l’idea che l’equinozio sia un momento di passaggio, un’occasione per onorare il passato mentre si guarda al futuro. In India, l’equinozio d’autunno coincide con il festival di Navratri, una celebrazione della dea Durga e del trionfo del bene sul male.

Sebbene il contesto sia diverso, il tema dell’equilibrio e della trasformazione rimane centrale: Navratri è un momento per purificarsi, per riallinearsi con le forze divine, per celebrare il potere della creazione e della distruzione.

Questi esempi dimostrano come l’equinozio d’autunno sia un archetipo universale, un momento che invita l’umanità a riflettere sul ciclo della vita e sul proprio posto nell’universo.

Il simbolismo dell’equinozio si estende anche alla psicologia e alla spiritualità moderna.

Carl Gustav Jung, con la sua teoria degli archetipi, vedeva nei cicli stagionali un riflesso del processo di individuazione, il cammino verso la totalità del Sé. L’equinozio d’autunno, con il suo equilibrio tra luce e ombra, rappresenta un momento per confrontarsi con l’Ombra, quella parte di noi stessi che tendiamo a nascondere o reprimere.

Tale confronto non è facile: richiede di guardare dentro di sé, di accettare le proprie paure, i propri fallimenti, le proprie vulnerabilità. Ma è anche un processo liberatorio, che permette di integrare queste parti nascoste e di trovare un equilibrio più autentico.

L’equinozio, in questo senso, è un invito a scendere nell’oscurità interiore, a esplorare le profondità della psiche, a scoprire la luce che si nasconde anche nei luoghi più bui.

Nella magia pratica, l’equinozio d’autunno è un momento per rituali che celebrano l’abbondanza e preparano per il futuro.

Le erbe autunnali, come la salvia, il rosmarino e l’artemisia, sono usate per creare incensi che purificano e proteggono. Le candele, accese in colori caldi come l’arancione, il rosso e il dorato, simboleggiano la luce che persiste anche nell’oscurità crescente.

I rituali spesso includono gesti simbolici di gratitudine, come offrire cibo alla terra o condividere un pasto con la comunità. Un rito comune è quello di creare un “cerchio di equilibrio”, in cui si medita sull’armonia tra gli opposti, visualizzando la luce e l’oscurità che si fondono in un tutto unificato.

I rituali non sono solo atti magici, ma momenti di connessione profonda con la natura e con se stessi, un modo per allinearsi con il ritmo dell’universo. Filosoficamente, l’equinozio d’autunno ci spinge a riflettere sulla relazione tra l’individuo e il cosmo.

In un mondo dominato dalla fretta e dalla linearità del progresso, l’equinozio ci ricorda che il tempo è ciclico, che ogni fine è un nuovo inizio. Questa idea, che risuona con il concetto nietzschiano dell’eterno ritorno, ci invita a vivere ogni momento con pienezza, sapendo che è unico ma parte di un ciclo più grande.

L’equinozio ci chiede di abbracciare il paradosso della vita: che la bellezza è transitoria, che la luce contiene l’ombra, che ogni caduta porta con sé il seme della rinascita. Questa accettazione non è passiva, ma attiva: richiede di vivere con consapevolezza, di trovare significato nel cambiamento, di celebrare la vita anche nella sua fragilità.

È anche un momento di connessione con la terra. In un’epoca in cui l’umanità sembra sempre più scollegata dalla natura, questa stagione ci richiama a un rapporto più intimo, più consapevole con il mondo naturale.

È un tempo per camminare nei boschi, per raccogliere foglie cadute, per ascoltare il vento che sussurra tra gli alberi. È un momento per riconoscere che siamo parte di un tutto più grande, che la nostra vita è intrecciata con i cicli della terra.

L’equinozio, con il suo equilibrio perfetto, ci invita a trovare armonia non solo dentro di noi, ma anche con il mondo che ci circonda. È un’occasione per rallentare, per respirare, per ricordare che ogni passo che compiamo è un passo nel grande cerchio della vita. In molte tradizioni, l’autunno è anche il tempo della memoria collettiva.

Sebbene non sia legato esplicitamente al culto degli antenati come altre celebrazioni autunnali, il suo invito all’introspezione lo rende un momento ideale per riflettere sul passato.

In alcune culture, come quella giapponese con Higan, l’equinozio è un’occasione per onorare i defunti, per ricordare le loro storie, per riconoscere il loro contributo alla nostra esistenza. Questa memoria non è solo un atto di nostalgia, ma un modo per radicarsi nel presente, per sentirsi parte di una continuità che trascende il tempo.

L’equinozio, con la sua energia di equilibrio, ci ricorda che siamo il prodotto di tutto ciò che è venuto prima di noi, e che le nostre azioni di oggi plasmano il futuro.

Da un punto di vista esoterico, l’equinozio d’autunno è un momento in cui la terra stessa diventa un tempio. I boschi autunnali, con i loro colori vividi e il loro silenzio solenne, sono luoghi di potere, spazi liminali dove il confine tra il materiale e lo spirituale si assottiglia.

Gli antichi druidi celebravano l’equinozio nei boschi sacri, sotto le querce o vicino a fonti d’acqua, luoghi che consideravano portali verso il divino. Anche oggi, molte tradizioni neopagane incoraggiano a celebrare l’equinozio all’aperto, in contatto diretto con la natura.

Camminare a piedi nudi sulla terra, raccogliere foglie o pietre, meditare sotto un albero: questi gesti semplici ma potenti ci aiutano a riconnetterci con l’energia della stagione, a sentire il battito della terra, a riconoscere la nostra appartenenza al cosmo.

L’equinozio d’autunno, con la sua promessa di equilibrio e trasformazione, ci invita a riflettere sul nostro ruolo nell’universo.

È un momento per chiederci: come possiamo vivere in armonia con noi stessi e con il mondo? Come possiamo abbracciare il cambiamento senza paura? Come possiamo trovare bellezza nella transitorietà?

Queste domande, che risuonano con le tradizioni esoteriche, antropologiche e filosofiche di tutto il mondo, ci spingono a guardare oltre la superficie, a cercare significato nel ciclo della vita.

L’equinozio non è solo un evento astronomico, ma un simbolo del viaggio umano, un promemoria che ogni fine è un nuovo inizio, che ogni ombra contiene una luce, che ogni caduta porta con sé la promessa di una rinascita.

L’autunno e il suo equinozio sono un canto alla bellezza della transizione, un invito a immergersi nel mistero della vita. Sono un momento di equilibrio, di riflessione, di connessione con la natura e con il divino.

Attraverso il loro simbolismo, la loro magia e la loro filosofia, ci insegnano che la vita è un ciclo eterno, un gioco di luce e ombra, di nascita e morte, di creazione e distruzione.

L’equinozio d’autunno ci chiede di essere presenti, di accettare il cambiamento, di trovare armonia anche nell’incertezza. È una stagione che ci ricorda che siamo parte di un tutto più grande, che ogni passo che compiamo è un passo nel grande cerchio della vita.

E in questo, forse, risiede la sua magia più profonda: l’autunno, con il suo equinozio, è un maestro silenzioso che ci guida verso la comprensione di noi stessi e del mondo, un portale verso il sacro che vive in ogni foglia che cade, in ogni vento che sussurra, in ogni momento di equilibrio perfetto.

“Perché io?” sembra dire cadendo la prima foglia che un albero abbandona nell’autunno. 
Grégoire Lacroix 

Autore Massimo Frenda

Massimo Frenda, nato a Napoli il 2 settembre 1974. Giornalista pubblicista. Opera come manager in una azienda delle TLC da oltre vent'anni, ama scrivere e leggere. Sposato, ha due bambine.