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Parliamo di patologia del seno

patologia del seno

La patologia della mammella è l’esempio di come un organo, considerato a torto indipendente dal resto dell’organismo, possa essere oggetto di attenzioni da parte di più branche della medicina specialistica.

Infatti, in Italia, l’attenzione verso questo organo appartenente al sistema genitale femminile, ma ricordiamo che esiste anche la patologia mammaria maschile, è stata competenza di chirurghi generali, oncologi, ginecologi, chirurghi plastici, relativamente alla correzione dei difetti estetici o agli interventi ricostruttivi dopo chirurgia demolitiva, e senologi.

La senologia, con una vera e propria scuola dedicata, è nata da un’idea del prof. Umberto Veronesi all’inizio degli anni Ottanta.

La donna attribuisce a questo organo una fondamentale importanza, poiché il seno è un profondo simbolo di femminilità e identità, la cui percezione estetica e psicologica è indissolubilmente e fortemente legata al benessere emotivo e all’autostima di una persona, grazie agli aspetti di proporzione, armonia, forma e volume.

Vanno considerate anche le profonde modificazioni di quest’organo relativamente ad alcuni periodi che attraversa la donna, quali la gestazione e la menopausa.

Dopo questa fondamentale introduzione vediamo da quali patologie può essere colpita la mammella.

Generalmente esse si dividono in:
– tumorali benigne e maligne;
– non tumorali, flogistiche.

Le condizioni non tumorali sono molto frequenti e spesso legate a variazioni cicliche ormonali e alla particolare recettività della donna nei confronti di questi.

Mastopatia fibrocistica: Caratterizzata da seno nodulare alla palpazione con cisti, gonfiore e dolore localizzato, specie nel periodo premestruale.

Fibroadenoma: nodulo solido benigno, comune nelle donne giovani.

Mastite e infezioni: infiammazioni del tessuto mammario, spesso collegate all’allattamento con ristagno del latte nei dotti che lo trasportano o a infezioni batteriche.

La patologia tumorale cosiddetta maligna, cioè il cancro al seno, rappresenta la forma tumorale più seria e richiede diagnosi tempestiva ed è rappresentata per linee generali da:

• carcinoma duttale infiltrante: la forma più comune di tumore maligno della mammella;

• carcinoma lobulare infiltrante: un altro istotipo frequente di tumore invasivo.

Le forme in situ sono tumori confinati nei dotti o nei lobuli che non hanno ancora invaso i tessuti circostanti e, ovviamente, avranno maggiore possibilità di guarigione e migliore prognosi.

Bisogna, quindi, stressare il concetto di diagnosi precoce, che prevede:

• autopalpazione: utile per conoscere il proprio seno e notare eventuali cambiamenti. La donna deve effettuarlo periodicamente, davanti ad uno specchio, preferibilmente con pelle bagnata come dopo una doccia e con movimenti che non devono essere “a pizzicotto”, ma che invece devono avere un carattere compressivo verso il torace e seguire una rotazione dei vari quadranti del seno come fosse un orologio. Tale palpazione va estesa anche a entrambi i cavi ascellari alla ricerca di eventuali nodulazioni linfonodali;

• visita senologica ed ecografia: consigliate come controllo periodico o di primo livello, soprattutto nelle donne sotto i 40 anni;

• mammografia: il principale esame di screening per la diagnosi precoce nelle donne sopra i 40 – 50 anni.

I sintomi correlati alla mammella sono comuni e sono causa di milioni di visite mediche ogni anno e comprendonio:
• dolore, spesso riferibile a processi infiammatori;
• comparsa di noduli alla palpazione;
• secrezione dal capezzolo sierosa, sieroematica;
• cambiamenti della cute della mammella, ad esempio la cute della mammella può apparire butterata, raggrinzita, arrossata, ispessita o con infossature.

Le donne dovrebbero rivolgersi al medico se osservano qualsiasi cambiamento in una delle mammelle, e in particolare:

• un nodulo o una zona ispessita che risulta chiaramente diversa alla palpazione rispetto al rimanente tessuto mammario;

• un nodulo attaccato alla cute o alla parete toracica;

• un nodulo che non scompare o un gonfiore che non scompaiono in qualche giorno;

• cute a buccia d’arancia, raggrinzita, arrossata, ispessita o rugosa;

• cute a scaglie attorno al capezzolo;

• cambiamenti nella forma della mammella;

• cambiamenti nel capezzolo, ad esempio introversione cioè un suo “affossamento”;

• secrezioni dal capezzolo, in particolare se contenenti sangue.

Una volta che si è presentato uno tra i segni o sintomi descritti, occorre deve rivolgersi allo specialista, il quale procederà con l’esame clinico della mammella e indicherà gli eventuali accertamenti strumentali di approfondimento.

Questi ultimi comprendono:

1. ecografia, preferibile in giovani donne e per la patologia cistica oltre che per guidare agoaspirato su lesioni sospette già note, FNAB. Può essere utile per discriminare anche nodulazioni linfonodali distinguendo le forme flogistiche da quelle cancerose;

2. mammografia, una radiografia di entrambe le mammelle eseguita per rilevare eventuali anomalie con una dose minima di radiazioni, preferibilmente per screening tra i 40 e i 50 anni ogni 1 o 2 anni. Le raccomandazioni degli esperti non concordano su quando iniziare le mammografie di routine. Alcuni esperti raccomandano di cominciare a 50 anni, perché la mammografia di screening è più accurata nelle donne di età superiore ai 50 anni.

Oggi è possibile effettuare la mammografia digitale con tomosintesi che, grazie a processi di natura digitale, consente una maggiore definizione degli strati da esaminare e non necessita della fastidiosa compressione della ghiandola sui piani radiologici tipica della mammografia tradizionale;

3. risonanza magnetica, RMN, può essere utilizzata per i seguenti scopi:

• valutare risultati anomali emersi dalla palpazione della mammella o da altri esami di diagnostica per immagini;

• dopo la diagnosi di cancro della mammella, determinare le dimensioni e il numero dei tumori, specialmente nelle donne con tessuto mammario denso;

• identificare i linfonodi anomali.

Per concludere. Il messaggio più importante riguarda certamente l’aspetto relativo alla prevenzione.

Attualmente in Italia si ammalano circa 560.000 donne ogni anno ma la sopravvivenza a 5 anni raggiunge circa l’88% e la percentuale sale a oltre il 90 – 95% se la malattia viene scoperta nei suoi stadi iniziali.