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‘Oriana Fallaci indomabile’ alla Biblioteca Comunale di Venafro (IS)

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'Oriana Fallaci indomabile' alla Biblioteca Comunale di Venafro (IS)


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Il 10 ottobre la presentazione del libro di Esther Basile

Riceviamo e pubblichiamo.

Sabato 10 ottobre 2020, ore 16:00, presso la Biblioteca Comunale ‘De Bellis – Pilla’ di Venafro (IS) con egida del prestigioso Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si terrà la presentazione del libro ‘Oriana Fallaci indomabile’ di Esther Basile edizioni Homo Scrivens.
Interventi delle scrittrici e saggiste Gioconda Marinelli, Maria Stella Rossi, Maria Antonietta Selvaggio e Rosy Rubulotta.

Introduce Anna Maria Buono, Responsabile di Pari Opportunità.

Un volume che indaga, a distanza di tempo, gli articoli, i libri, la storia e la fatica di Oriana intenta a combattere la sua battaglia per la verità, interrogando i più grandi personaggi del ‘900 che hanno determinato cambiamenti e interrogando se stessa, partecipe anche di persona, della guerra, della valutazione dei confini, della consapevolezza che essere giornaliste e scrittrici significa commentare, sempre eticamente, il vissuto della contemporaneità.

Alcune sue parole che riguardano la sua giovinezza:

Sono nata a Firenze, da genitori fiorentini, il 29 6 1929: Tosca ed Edoardo Fallaci. Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali.

Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa.

Sono la primogenita di quattro figlie: nessun maschio in famiglia. Mia sorella Néera, la secondogenita, è giornalista come me: a Oggi. E mia sorella Paola, la terzogenita, pure. Lavora a Tempo. La quarta, Elisabetta, ancora no. È una bambina, frequenta le scuole elementari. Ma tutto fa credere, e specialmente lo fa credere il suo modo di scrivere, che anche lei farà il nostro mestiere. La responsabilità, inutile aggiungerlo, ricade su di me.

Io fui la prima a lavorare nei giornali. Tuttavia, lo feci influenzata dall’esempio di uno zio, Bruno Fallaci, noto giornalista e fondatore di quotidiani in Italia. Lo zio Bruno era contrario. Per i primi cinque anni fu addirittura ostile. Il caso, poi, mi portò un giorno a lavorare nello stesso settimanale: Epoca.

Fu un periodo duro per me, professionalmente parlando. Onde evitare accuse di nepotismo, lo zio, che di Epoca era direttore, mi relegava ai servizi più infami. Strano a dirsi, ciò cementò la nostra amicizia che oggi è grandissima. Lo zio Bruno ama narrare che un tempo mi si chiedeva se “ero nipote di Bruno”, oggi gli chiedono se “è zio dell’Oriana”.

A Firenze sono cresciuta e ho studiato. Vi ho trascorso insomma l’infanzia e l’adolescenza. La mia infanzia non è stata allegra, i miei genitori erano abbastanza poveri. Mio padre possedeva una piccola “bottega artigiana” fiorentina, con tre o quattro operai che gli costavano tutto il guadagno.

Quale antifascista militante, era anche un perseguitato politico e ciò non aiutò certo a farmi vivere agi fisici e morali. Mi servì tuttavia come ottima educazione alla disciplina e alla consapevolezza che la vita non è una facile avventura.

Studiai all’Istituto magistrale fino al giorno in cui passai al ginnasio, facendo un salto di due anni. Il ginnasio era il Galileo Galilei. Di qui passai al Liceo Galileo Galilei: Liceo Classico. Per quei due anni di salto, presi la maturità a 16 anni anziché a 18. A 16, dunque, mi iscrissi all’Università.

A scuola fui sempre brava nelle materie umanistiche. Particolarmente brava in italiano, in filosofia, in latino e in greco. Adoravo la storia. Pochissimo brava, invece, nelle materie scientifiche. (Non ho mai capito nulla, o quasi, di matematica e fisica). La media dei voti risultava tuttavia ottima per i nove che riportavo nelle materie umanistiche. Ebbi un esame di maturità particolarmente felice. Lo svolsi un anno (mi pare il 1948 o il 1949) (Sic! Dovrebbe essere stato il 1945, ndr) particolarmente duro, una vera strage con bocciature, ma riportai la media maggiore a otto (ci tenevo molto perché, in tal modo, non pagavo le tasse scolastiche).

Particolare successo ebbe il mio tema di italiano: “Il concetto di patria dalla Polis greca a oggi”. Oggi lo si definirebbe un tema contestatario. Provocò polemiche e incertezze tra i professori, i più conservatori dei quali volevano giudicarlo con l’insufficienza. Vinsero i più intelligenti e il tema ebbe, per voto, un dieci meno. Il meno era dovuto a un errore di ortografia che nella fretta m’era sfuggito.

Devo aggiungere che prendevo la scuola terribilmente sul serio. Studiavo pazzamente, con piacere e con convinzione. In condotta però davo problemi. Non perché mancassi di rispetto verso i professori ma perché polemizzavo spesso con loro. In terza liceo fondai e capeggiai un movimento studentesco chiamato “Unione Studenti”, US. Attraverso amici tipografi della Nazione di Firenze pubblicai anche il Manifesto degli Studenti: che ebbe un miserabile successo. Volevamo, infatti, fare un sindacato degli studenti.

Gli allievi del Galilei mi ascoltarono solo per organizzare uno sciopero nel quale non credevo. Lo sciopero aveva come scopo quello di fare un giorno di vacanza abusiva. Mi opposi inutilmente e poi, insieme ai due amici coi quali avevo fondato l’US, Giò Ramat e Piero Ugolini, andai regolarmente a lezione. I miei professori non me lo perdonarono mai: furono i soli a dover lavorare, al Galilei, quella mattina.

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