Perché esoterica?
Perché ho cercato di studiare la ricetta cercando di utilizzare il Metodo iniziatico, approfondendo esotericamente l’argomento fino a trovare una possibile linea simbolica dei passaggi di realizzazione, non solo tentando di analizzare razionalmente, ma sforzandomi anche di trovare una comprensione più profonda attraverso la simbologia, appunto, nella tentativo di avvicinarmi un po’ di più alla vera essenza.
All’articolo dell’equinozio primaverile Vi esortavo al risveglio dal periodo di ‘dormienza’ invernale; pure in lingua partenopea:
Guagliu’ scetateve! Casomai pigliateve nu cafè!
E, dunque, trovandoci in periodo di rinascita primaverile e di resurrezione, per gli ultimi ancora un po’ sonnolenti, mi sembra il caso di affrontare un tema caldo per gli italiani e in particolar modo per me che al caffè ci tengo assai.
Io me lo sto già pregustando oggi come regalo di onomastico, in viaggio in direzione sud col pensiero alla fermata d’arrivo lì dove ‘o caffè me chiamma. E je risponne: Aspettame, stongo arrevanne!
Il caffè è un’arma di resurrezione di massa.
Il caffè è gesto, segno, veicolo di comunicazione, rito. E il punto esclamativo del titolo in questo caso dice tutto: emozioni intense, entusiasmo, forti sensazioni. È sacro! È culto! È dogma!
…Ah! che bello ‘o ccafe’!
Sulo a Napule ‘o ssanno fa’
Domenico Modugno e Riccardo Pazzaglia
Una leggenda risalente al IX secolo, non documentata in modo certo, narra di un pastore della provincia etiopica del Kaffa, che notando una particolare vivacità nelle sue capre, decise di osservarle e le scoprì cibarsi di bacche rossastre di un cespuglio.
La sua curiosità lo spinse ad assaggiare: seppur di sapore amaro, denotò abbastanza presto che faceva lo stesso effetto anche su di lui, rendendolo vivace ed energico.
Come è facilmente immaginabile, ritenne immediatamente quelle bacche un dono divino dalle proprietà miracolose.
Il pastore cominciò col farlo provare alla moglie e ad altri, verificando che l’esito era il medesimo. Condividendo la scoperta con dei monaci, provarono assieme a fare un decotto delle bacche e delle foglie, ma il prodotto risultò troppo amaro per ritenerlo divino e si convinsero che fosse un prodotto diabolico.
Le bacche rimanenti le gettarono nel fuoco. Così facendo si sprigionò un profumo intenso e gradevole. Da questo alcune prove si susseguirono e fecero degli infusi delle bacche arrostite.
La bevanda divenne piacevole e la sua capacità di far perdere il sonno, consentì a quei monaci un lungo stato di veglia per pregare per molte più ore consecutive.
Oltre all’Africa Settentrionale e Orientale, la diffusione della bevanda avvenne verso alla fine del XVI secolo nella cultura araba e poi anche in Europa e nelle Americhe, nel 1727 iniziò la coltivazione in Brasile.
La Chiesa cattolica diffidò inizialmente di questa bevanda ‘musulmana’. Ma l’apprezzamento del caffè non tardò ad essere incluso fra le cose consentite dopo l’assaggio di Papa Clemente VIII, che lo benedisse e lo battezzò ‘cristiano’, consentendone, perciò, la diffusione in tutta Europa che vede Georg Kolschitzky una spia protagonista della battaglia di Vienna del 1683 e che lega il caffè anche al croissant, ancora oggi coniugi mattutini.
Per il fiorente commercio con l’Oriente dal 1570, Venezia fu dove apri il primo “caffè” nel la metà del 1600. Gli intellettuali del diciottesimo amandolo moltissimo lo definirono “intellettuale”.
Insomma, il caffè approdando in Italia è stato sviluppato, sia sull’arte del processo sia sull’aspetto del servizio, diventando una specialità italiana.
Suscitò interesse anche come curativo per le sue peculiarità terapeutiche.
Infatti, il segreto della rinfrescante infusione è la ricchezza di antiossidanti in grado di stimolare il sistema nervoso centrale, con proprietà antinfiammatorie e funzioni analgesiche a livello del sistema nervoso centrale dovuto alla caffeina.
In un espresso sono stati identificati ben 1500 molecole differenti.
L’origine del nome, oltre alla denominazione della provincia del pastore scopritore, Kaffa, potrebbe essere derivata dalla parola araba “kawek” o “qahwa” che significherebbe “ciò che ti porta in alto” e “kawa” sarebbe legato alla pietra sacra della Mecca.
Le principali varietà sono L’Arabica, la più pregiata e diffusa – contiene il doppio della caffeina circa – mentre la Robusta è usata per caffè più intensi e con maggiore crema.
Le varietà Liberica ed Excelsa sono meno comuni, ma contribuiscono alla diversità del mercato del caffè.
Il caffè deve essere: caldo come l’inferno, nero come il diavolo, puro come un angelo, dolce come l’amore.
Charles-Maurice de Talleyrand
La grande invenzione, basata sull’arte del processo e del servizio, vede nuovi punti di aggregazione inizialmente e Costantinopoli vengono soprannominate “scuole di sapienza” perché il caffè era consumo tipico di mercanti e uomini di scienza.
Successivamente con l’espansione in Europa in botteghe del caffè e caffè letterari, cafè chantant e coffee house che hanno contribuito ad elevare la bevanda a riti di socialità.
Luoghi di scambio di idee e di confronti politici e intellettuali dove il caffè ha contribuito alle le idee più innovative dell’Illuminismo. Prova ne è il nome di una nota rivista del periodo.
La commedia di Goldoni ne fa, infatti, il teatro della vita sociale dove far intrecciare personaggi di varia estrazione con le relative dinamiche.
Caffè sospeso…
Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire il caffè al resto del mondo…
Luciano De Crescenzo
I templi dell’espresso sono i bar, in napoletano ‘o cafè – con una sola c, dove il tempo diventa fluido e dove persone si incontrano.
E il banco quell’invalicabile limite tra l’avventore e il barista, entrambi rigorosamente in piedi, che divide fisicamente ma congiunge i concentrati istanti dedicati al caffè.
Breve ma intenso piacere, come caratterialmente è la buona tazzina di caffè espresso all’italiana, ‘o ccafè, con due c, la bevanda, appunto.
Il telaio, l’automobile, la macchina da scrivere, l’ascensore, il telegrafo, mezzi di accelerazione dell’esistenza dove la velocità è il fulcro dell’innovazione, con l’intento di ridurre drasticamente i tempi umani.
A pari passo, la diffusione della macchina a vapore ha unito idealmente il treno e il caffè per un consumo rapido, espresso appunto, condividendone modalità, vapore e i relativi titoli.
Il caffè condivide l’idea dell’istantaneo pure con la neonata fotografia.
Ed espresso esattamente come le relative chiacchere da bar, veloci e poco impegnative come forma e tempi delle nuove dinamiche delle relazioni personali.
Quel ritmo più veloce della modernità e le proprietà eccitanti del caffè hanno una correlazione?
Gli esiti della rivoluzione industriale possono essere dovuti anche un po’ al caffè? serviva a mantenere sveglia la mente, a lavorare, a produrre, no?!
Tutto a manifestazione di un mondo in corsa, dove sveltezza e efficienza cominciano a diventare sinonimi di progresso.
La prima macchina espresso a pressione, fu sviluppato a Milano nel 1901, creando una bevanda diversa – con la caratteristica crema color nocciola allo strato superficiale della tazzina – più densa, vellutata e ricca, dal sapore più concentrato rispetto al caffè tradizionale.
Prima, il caffè veniva preparato in modo più lento e tradizionale, spesso usando metodi di filtrazione o bollitura. Poi nella prima metà dell’Ottocento sostituiti dalla percolazione a caduta di un flusso di acqua bollente attraverso il caffè macinato a grana grossa, grazie al peso di gravità dell’acqua nel capovolgimento della cafetière Morize, cogoma o cucummella ossia la “caffettiera napoletana”, con l’indimenticabile cuppetiello e successivamente a cavallo della Seconda Guerra Mondiale con la Moka Express per azione del vapore sospinto in alto dalla pressione.
Nel tempo in caffè ha subito trasformazioni dovute alle mode e alle innovazioni tecnologie di tostatura, macinatura e conservazione. La fantasia ha fatto il resto.
Siani: un caffè per favore.
Barista milanese: come lo vuole?Siani: come lo posso volere un caffè?
Barista milanese: Mocaccino, Marocchino, Mocacioc, macchiato caldo, macchiato freddo, americano con acqua calda parte, doppio…
Bisio: nocciolino, valdostano, shakerato, col ginseng, corretto grappa, Kafka – la sua specialità un po’ più di un caffè macchiato un po’ meno di un cappuccio.
Siani: nu bicchiere d’acqua.
Barista milanese: gas, nat, fuori frigo?
Siani: nurmale cu l’acqua.
Film Benvenuti al Nord
Caffè nocciola, pistacchio, brasiliano, strapazzato, shakerato, barbajata… si potrebbe continuare per un bel po’.
Al bar il fast drink più famoso del pianeta è una trasformazione di acqua bollente e polvere di caffè compiuta dalla prodigiosa mano del barista, che è l’ultima delle 5 M della regola che mio padre per primo me ne parlò, il quale era disposto a fare km per un buon caffè; cosa che ho preso in eredità.
1. Miscela – alchimia distintiva del bar di combinazione di varietà differenti. Personalmente prediligo il composto di diverse specie arabica coltivate sopra i 1600 m.;
2. Macinatura – deve essere appena fatta la polverizzazione: 7g per ogni battuta, che per i maniaci varia secondo umidità esterna e le particelle del composto dovrebbero avere pezzatura diversa;
3. Macchina – che regola le variabili fondamentali di temperatura (> 90°C) e pressione dell’acqua (> 13 atm);
4. Manutenzione – di guarnizioni, filtri ecc., e aggiungerei pulizia, influisce pesantemente sul risultato;
5. Mano – ma anche l’occhio, e i sensi del barista, vero e proprio maestro cerimoniere del rito che sceglie le miscele e dosi, che s’accerta la qualità dell’acqua, che definisce preparazioni e organizzazioni, pressa il caffè al punto giusto. Ogni suo gesto rende l’esperienza dell’espresso semplicemente giusto e perfetto!
Comme cazze coce!
Le necessarie preparazioni hanno delle conseguenze: le tre ‘C’ è la classica espressione che si sente al banco dei bar dove lo sanno fare, dopo che le labbra si sono scottate al bordo della tazzina, così il caffè non subisce uno shock termico che altererebbe aroma e gusto, che si erano raffrescate poco prima d’acqua fresca atta a sciacquare la bocca immediatamente prima della degustazione.
Per me un bicchiere di acqua frizzante prepara meglio e solo nei bar dove vale la pena, ed esclusivamente di mattina, un doppio ristretto in tazza grande, quella del cappuccino, di porcellana spessa.
E, per cortesia, carta e plastica no! Il vetro pure, lasciamolo ai romani per la motivazione per cui è nata quest’eresia.
Faccio un’unica eccezione: lo shakerato – meglio ancora nella coppa martini.
Ma vi siete mai chiesti cos’è il caffè? Il caffè è una scusa. Una scusa per dire a qualcuno che gli vuoi bene.
Luciano De Crescenzo
A casa un altro rituale, privato, nel quale porre attenzione personalmente alla qualità e pressatura del caffè, alla purezza dell’acqua, sorvegliando il fuoco lento, prenderne le prime gocce per chi ritiene imperativo fare la cremina, come a casa mia con il mix segreto di ingredienti fuori moka ereditato da mia moglie, campana.
Per me è un rito di iniziazione dedicare qualche minuto la mattina alla preparazione del caffè con la moka, quella “egoista”, da due tazze, per introspezione, riconnessione e riattivazione.
Peraltro, celebro un atto d’amore verso mia moglie con cui condivido la tazza grande, sempre quella da cappuccino, di porcellana spessa, che sono solito prediligere anche nell’intimità casalinga.
A volte penso che mi abbia condiviso il segreto succitato solo per assicurarsi di ricevere puntualmente il caffè fatto per bene. In realtà me lo ha passato definitivamente, giacché di rado compie la cerimonia.
Tanti dicono che sia meglio amaro, senza zucchero, altro che cremina…
E mi chiedevo perché lo preferisco con un po’ di zucchero: il gusto possiede i nocicettori o noxicettori, dal latino noxa = danno, terminazioni nervose sensoriali che sono attivate dall’amaro e che inviano un segnale di attenzione al cervello per evitare l’ingestione di sostanze dannose, velenose o tossiche dal tipico sapore amaro.
Comunque, un buon caffè si vede subito e la prima conferma avviene proprio con lo zucchero, da come viene accolto e abbracciato.
Tutti abbiamo più o meno un rapporto col caffè, peccato che il prezzo del caffè all’ingrosso sia triplicato – ricordo che il caffè è quotato in borsa – e il caffè al bar arriverà presto a 2€. Vi sembra giusto?
E poi non vedo la velleità di arrivare a bere al kopi luwak, il caffè indonesiano più costoso del mondo, che peraltro è parzialmente digerito ed espulso dagli zibetti delle palme, che per questo sono imprigionati e maltrattati in allevamenti intensivi.
il caffè mette in movimento il sangue, ne fa sgorgare gli spiriti motori, eccitazione che precipita la digestione, caccia il sonno e permette di utilizzare un po’ più a lungo le facoltà cerebrali.
Honoré de Balzac – Trattato sugli eccitanti moderni
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Il caffè, la bevanda dell’intelligenza e dell’efficienza, inizialmente considerata “eversivo”, ha avuto poi l’approvazione sia della religione, per gli aspetti del penitenzialismo e valorizzazione della sobrietà e del lavoro come modo per essere più vicini a Dio, sia e medicina per la scarsità di calorie a differenza di vino e birra, contribuendo al rovesciamento dei più diffusi canoni estetici, assieme al puritanesimo ottocentesco, riproporre l’immagine di un corpo borghese: magro, snello e scattante produttivo.
E come al solito siamo arrivati al punto dove mi chiedo: quali interpretazioni e significati esotericamente?
Casomai aiutatemi
ma primma beviteve ‘nu cafè!
Non troppi, se no fate la fine di quel Lino Banfi mitico in ‘Vieni avanti cretino’ che nella scena del cameriere al bar finisce a bersene troppi.
io mi chiamo Salvatore Gargiulo, e se ti sbagli una comanda io ti rompo…
Un Caffe con humor… Con utopia… Freddo freddissimo… Caldo dolcissimo…
Come dicevo all’inizio il caffè ha dei significati profondi che hanno un’influenza personale e sociale. È un rituale quotidiano di risveglio, conforto e calore oltreché pratico invito all’incontro e alla conversazione, gesto d’ospitalità e accoglienza e integrazione sociale.
Condividerlo diventa simbolica unione, conoscenza e scambio.
Abbiamo visto che le caffetterie sono state luoghi storici di dibattito filosofico dove ci si incontra per scambiarsi idee, favorendo lo sviluppo della comprensione.
E una Loggia cos’è?
Tra i tanti pensiamo al caffè Pedrocchi a Padova. Il caffè rende lucidi, dinamici e favorisce il controllo della ragione sulle passioni.
Paradossalmente il caffè, alimento eccitante, simbolo dell’etica del lavoro e della velocità, assume un valore sociale opposto quando si fa pretesto di distrazione e pratica di relax, pausa fra due tempi di lavoro.
Un codice linguistico messaggero di valori aggiunti, dove la carica simbolica del caffè è più forte essendo percepito come strumento di sopravvivenza quotidiana, al di là delle sue proprietà nutritive.
Il caffè ispiratore e stimolante d’energie fisiche e mentali è concentrazione e creatività, introspezione, dialogo e progresso.
Le stimolazioni del caffè hanno ispirato le più disparate opere artistiche e ciò è interpretabile nel collegamento che il caffè compie tra la dimensione fisica a quella mentale, ma spingerei anche nella direzione spirituale.
Già ripensando al significato dell’antico nome arabo “ciò che ti porta in alto”…
Il caffè, Magnum Opus, di Nigredo, Albedo e Rubedo.
Il chicco raccolto ha un passaggio di tostatura paragonabile alla Nigredo, rappresentanza della morte e putrefazione. La miscelazione è Albedo laddove l’illuminazione è rappresentata nel momento di armonizzazione e bilanciamento dei sapori.
Infine, l’estrazione, culmine del processo di trasformazione, riproduce la perfezione della Rubedo. Dal chicco, il seme, a una bevanda misteriosa, aromatica e complessa che genera l’esperienza e l’emozione che offre una prospettiva simbolica della trasformazione e del perfezionamento.
Con il suo colore scuro e aroma intenso, mi ricorda il concetto di ombra, arcano e inconscio, come se celasse nel buio un segreto, una verità nascosta; ciò in apparente dicotomia e contrasto con la tazzina bianca pura e immacolata, che unita al piattino e cucchiaino formano il ternario perfetto all’esperimento.
Infine, il gesto di preparare e bere il caffè è assaporare un elemento simbolico, è un atto sacro che avvia un processo di trasformazione e illuminazione: su di me ha il potere di trasformarmi da piombo in oro.
Invece della caffeomanzia magari parliamo un’altra volta. Intanto… il caffè potrà anche non farVi scorgere lampi accecanti da apertura del terzo occhio e non Vi farò successivamente vedere aure psichiche, ma… che la caffeoveggenza sia con voi!
Il percorso dove ci porterà?
Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!
Autore Investigatore Culinario
Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.













