Cinquantesimo anniversario della collaborazione tra Unione Astrofili Napoletani e Osservatorio Astronomico di Capodimonte
Napoli è una città gelosa che cela i propri gioielli e uno di questi è l’Unione Astrofili Napoletani, UAN, un gruppo eterogeneo di appassionati e professionisti molto attivo sia nello studio dei fenomeni celesti e delle scienze a essi collegate, sia nella divulgazione di quell’affascinante materia che è l’astronomia in tutte le sue declinazioni.
Ovviamente, non è la sola presente sul territorio nazionale, ve ne sono altre che fanno anche un ottimo lavoro, ma, forse, è l’unica ad avere una collaborazione così stretta con un vero Osservatorio Astronomico, tanto che non solo la sede sociale è una delle torri presenti nel complesso, ma alcuni membri selezionati hanno letteralmente le chiavi del centro scientifico.

Questo viaggio insieme, cominciato il 29 aprile del 1976, oggi ha compiuto cinquant’anni e, per l’occasione, l’UAN e l’Osservatorio si sono insieme vestiti a festa per celebrare queste vere e proprie nozze d’oro, ripercorrendo la storia che ha visto nascere la cooperazione piena di stima e fiducia reciproca.
Facciamo alcuni passi indietro, a quasi cinquantadue anni fa: il 28 dicembre del 1974 nasceva l’Unione Astrofili Napoletani.
Nei mesi successivi, dopo le prime e necessarie fasi organizzative, cominciarono i contatti con l’Osservatorio, in particolare con l’allora Direttore Prof. Mario Rigutti.
L’illustre studioso, scomparso il 12 gennaio di quest’anno alla veneranda età di 99 anni, non solo era un uomo di scienza di caratura internazionale, ma possedeva anche un’apertura mentale rara per quell’epoca e, probabilmente, anche per oggi, ed ebbe l’inestimabile merito di intuire il valore aggiunto che la neonata associazione avrebbe potuto apportare alla divulgazione della materia, mostrandosi, così, disponibilissimo in nome di una visione del futuro che solo persone eccezionali possono vantare di avere.
Precedentemente vi erano già state collaborazioni tra l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, OAC, e dei gruppi di astrofili, tuttavia queste non avevano portato alla reciproca soddisfazione, quindi, per il novello sodalizio la strada in principio è stata in salita; per fortuna, se dal lato dell’Osservatorio vi era il già citato Rigutti, da quello associativo erano presenti figure di spessore con il giovane Franco Ruggieri ed Edgardo Filippone all’epoca ventenne.
Da quel 29 aprile di cinquant’anni fa, e grazie a questi personaggi che nel tempo hanno fatto la storia di tale consesso, l’attività di studio e divulgazione non si è mai interrotta e la stima e la fiducia reciproca si è conservata intatta fino ai giorni nostri.
La celebrazione è cominciata nell’auditorium ‘Ernesto Capocci’, un bellissimo spazio in cui si tengono non solo importanti incontri accademici, ma anche attività culturali come il concerto ‘Sinfonie di Luce e di Stelle’ tenuto lo scorso periodo Natalizio; qui hanno parlato sia il Direttore del centro, Prof. Pietro Schipani, sia il Prof. Edgardo Filippone, in qualità di Presidente dell’UAN.
La narrazione della storia di tale collaborazione è stata affidata per lo più ad Edgardo, nelle vesti non solo di massimo rappresentante associativo, ma, soprattutto, nell’importante ruolo di memoria storica di ogni evento di questo mezzo secolo insieme, un’accorata e commovente narrazione che ha toccato l’animo di tutti, compreso quello dello scrivente, un tuffo in un passato che è iniziato in bianco e nero per arrivare ad avere i colori delle stelle.
Doverosi e sinceri gli applausi nei momenti in cui la voce del relatore veniva rotta dalla marea di sentimenti che sicuramente accompagnavano mille ricordi, una vita passata insieme a tante persone che, purtroppo, non ci sono più, tutti con i piedi per terra ma lo sguardo rivolto verso l’infinito cielo stellato.
Una storia lunga, contraddistinta sempre da serietà, fiducia e stima reciproca tra l’UAN e l’OAC, tantissimi eventi di divulgazione anche a livello internazionale, attività culturali di spessore, ma, specialmente, un impegno in prima linea sia per le tantissime attività destinate ai soci che quelle aperte al pubblico, tutto con l’unico obiettivo di far conoscere qualcosa in più di quella polvere di stelle di cui siamo fatti.
Finita la conferenza nell’auditorium, i partecipanti si sono spostati all’esterno, dove è stata inaugurata una meridiana dedicata alla memoria del Rigutti.

Anche qui sentiti e scroscianti applausi verso il ricordo di una persona che ha fatto tantissimo sia per l’Osservatorio che per l’UAN, rendendo possibile quella fraterna collaborazione tra le due istituzioni, e che, fino alla fine ,ha rivolto parole affettuose verso l’operato di noi astrofili, onorandoci sempre con la sua sincera amicizia.
Successivamente, è stato offerto un rinfresco all’interno del complesso monumentale.

L’OAC non è solo un nobilissimo centro scientifico, ma è anche un pezzo di storia la cui architettura e fregi raccontano l’ancestrale bisogno dell’uomo di abbandonare questa terra per viaggiare, almeno col pensiero, nell’infinita luce del cosmo.
Quando fu per la prima volta che una scimmia nuda alzò gli occhi verso quelle strane luci che dipingono il cielo?
Non lo sappiamo, ma ciò che è sicuro è che da quel momento in poi l’uomo non è stato più solo di questa terra e, per quanto abbia impegnato millenni, alla fine è riuscito a raggiungere e diventare parte di quella tela nera dipinta con i colori della creazione.
Successivamente a questo lungo momento conviviale, perfettamente a tema con lo spirito dell’associazione, ci siamo spostati proprio nel giardino antistante la sede dell’UAN. Qui abbiamo assistito alla piantumazione di un corbezzolo dedicato alla memoria di Franco Ruggieri, scomparso lo scorso 3 dicembre.

L’albero ha un grande significato: oltre che essere simbolo patrio per i suoi colori, frutti rossi, fiori bianco e foglie verdi, dai tempi più antichi rappresenta i concetti di immortalità, rinascita e protezione.
Ammetto che la cerimonia è stata commovente e partecipata: Franco, oltre che essere un fondatore e un pilastro dell’UAN, anche da ultraottantenne, è stato per molti un amico e maestro.
Con quell’albero, posto a sua imperitura memoria, proprio a fianco alla sede dell’associazione a cui ha dedicato gran parte della sua vita, è come averlo vicino, come se il suo spirito fosse oggi in quella pianta, vigile e solido come sempre è stato.
Finito questo momento toccante, ognuno ha cominciato a tornarsene a casa.
L’augurio più bello tra tutti quelli rivolti è stato “ci vediamo nel 2076”, un po’ scherzoso, un po’ rito apotropaico, ma in fondo con la consapevolezza che siamo tutti figli delle stelle e che sia in esse o in un albero di corbezzolo, il nostro spirito, la nostra memoria, ha di fronte l’eternità.

Autore Ambrogio Di Renzo
Ambrogio Di Renzo, Biologo per errore. Strassivendolo per necessità. Per diletto giocatore. Tutto curiosità.













