In quella che un tempo era una via di luce, oggi si intravede un percorso in ombra: la coercizione di Fratelli e Sorelle nell’atto di cambiare Obbedienza.
Dietro sorrisi compiacenti e parole eleganti, talvolta si nascondono pressioni, inviti travestiti da consigli, promesse velate, tutto per incrementare numeri, aumentare “quotizzanti”, rimpinguare logge spente.
Non è un segno di forza: è chiara evidenza della debolezza.
Quando una Loggia “è viva”, non ha bisogno di forza bruta per attrarre. Quando una comunità massonica è davvero radicata, non cerca “trasferimenti” di membri: li attira.
Eppure, ciò a cui assistiamo oggi è il triste spettacolo di Obbedienze costrette a pescare nel bacino già iniziato, convinte che la sopravvivenza dipenda dalla quantità, non dalla qualità.
Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam.
Deve risuonare così: non per noi stessi, ma per il Grande Architetto dell’Universo.
Quando si cambia Obbedienza per opportunità, per “avanzamento”, per comodo, la glorificazione della Luce diventa sinonimo di mercimonio.
Nel cuore di questo malessere c’è la mancanza di nuova linfa.
Le logge languono, i lavori diminuiscono, l’interesse si affievolisce. Così, invece di puntare sulla ricerca di autentici cercatori, si tenta di cooptare iniziati già formati.
Un Fratello che ha bussato altrove non dimostra grandezza: dimostra che una porta non era abbastanza forte o bella. In ogni caso, è un segnale che qualcosa non va.
La coercizione avviene in modo subdolo: un contatto casuale che non lo è, una “visita fraterna” che diventa un invito a cambiare, un elogio a chi passa piuttosto che un apprezzamento a chi resta.
Per l’Apprendista o per il Compagno, soggetti vulnerabili nel cammino, la tentazione è grande. O perché manca la guida, o perché lo specchio non riflette in loro quella luce promessa.
E allora le sirene del “ti valorizzo meglio altrove”, o “qui potresti fare di più”, trionfano.
Eppure, la Massoneria non è un programma di mobilità aziendale. Non è una squadra con panchina lunga. È una fucina di spiriti, è un tempio del lavoro interiore.
Quando si offre un “salto” facile, senza fatica, senza trasmutazione, si inganna il cercatore. Il simbolo resta vuoto se non è abitato da mente, volontà e silenzio.
Ai giovani Massoni dico: non fatevi sedurre dal cambio veloce, dai “benefici” materiali o da un grado promesso come scontato.
Domandate: che cosa significa davvero questa Obbedienza?
Quale lavoro mi chiede?
Quale impegno interiore mi propone?
Il vostro cammino non è da barattare.
Virtus in arduis.
La virtù si riconosce nelle difficoltà, non nei numeri facili.
Ed esorto gli anziani Fratelli, che hanno memoria e autorità, a non diventare strumento della coercizione. Non fate delle logge degli scrigni da riempire con chiunque entri pur di “far numero”.
Ricordate che la grandezza non è nei trofei, ma nella qualità di chi lavora la pietra. Se la Loggia è vuota è perché, forse, non ha saputo sedurre la mente e il cuore, non perché ha bisogno di “rinforzi”.
Immaginate per un attimo, se ogni energia spesa per convincere iniziati già formati fosse investita per attrarre nuovi Fratelli o Sorelle, per raccontare ai profani il senso profondo dell’Arte, per dimostrare che non siamo circoli elitari ma Officine di trasformazione, quanto sarebbe differente la scena massonica?
Le logge sarebbero piene non di iscritti, ma di spiriti vivi; non di numeri, ma di testimonianze. Non di titoli, ma di operatività.
La coercizione tradisce il patto iniziatico. Tradisce la promessa del silenzio, della riflessione, della pietra che lentamente prende forma.
Chi diventa strumento di mobilità interna perde la dignità del Tempio.
Et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.
La Luce splende nelle tenebre, ma se l’energia è usata per sottrarre e non per donare, l’ombra avvolge.
Se agisci per il bene del numero, non per il bene del simbolo, sei fuori strada.
Se pieghi la libera volontà di un Fratello o di una Sorella con lusinghe, domandati chiaramente: sto ancora camminando nell’Arte o sto solo contando iscritti?
Se la tua loggia non attrae perché non ispira è più facile prendersela con l’altro che guardare dentro.
Il Tempio non è completo senza voci, senza silenzi vivi, senza presenza vera. Ogni colonna eretta è preziosa. Il lavoro è appena cominciato. Il simbolo resta utile solo se popolare, vivo, incarnato.
In un mondo che corre, la Massoneria deve mettere la metronomia dell’anima prima del cronometro dell’efficienza.
Possano le parole di chi costruisce ponti e non steccati guidare il cammino.
Possano i giovani Massoni riconoscere che il bene comune non si conquista con pressione, ma con libertà.
E possano i vecchi Fratelli ricordare che la vera forza non risiede nei numeri, ma nella qualità e nella dignità del cammino.
Costruiamo ponti, non alimentiamo muri.
E perché tutto questo abbia senso, facciamo che la Luce non cerchi il consenso, ma la coerenza.
Sapere Aude.
Abbi il coraggio di sapere.
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













