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Nicolas Poussin, il pittore filosofo

Nicolas Poussin - Autoritratto



Cenni della vita, Arte, Filosofia e Dimensione Iniziatica dell’Artista francese, nella Roma dei Papi

Gli artisti… in ogni tempo… e parlo naturalmente di quelli non solo celebrati dalla “Ufficiale Pompa”, ma anche quelli rimasti in ombra per disattenzione o incapacità a riconoscerne i pregi da parte dei critici e storici dell’Arte tutti presi ad incensare le “correnti”… oppure di quelli che sono stati “inventariati” tra i Grandi… ma soltanto per alcuni aspetti facilmente riconoscibili dalla Cultura Accademica e che, invece, meriterebbero una più attenta lettura, dunque… proprio costoro sono spesso portatori di un messaggio che trascende il Tempo e che, nell’aspetto rivelante dell’Arte nascondono un nuovo “Mistero” destinato ai posteri e… fatto di animismi.

Sarebbe quindi facile “pescare” un nome qualsiasi, in ogni epoca, che sia stato artista, pittore e adepto, di qualsivoglia “società” iniziatica o misterica, riconoscibile per chiari segni di interessi esoterici.

Prima dell’avvento, o forse sarebbe meglio dire del coinvolgimento degli artisti che comunque e sempre si sono interessati della Vita dell’Uomo, in una visione ideologica e divisoria degli eventi della cronaca e non della storia nella visione più critica e matura, il discorso dell’Arte in tempi più remoti sembra essere così perfettamente innervato nelle stesse origini delle società iniziatiche che, non risulta possibile scindere le discipline, le filosofie e i concetti delle arti visive e plastiche, dell’Architettura, da quello che è  l’esercizio ed il perseguimento di un’Arte Reale anche in senso di appartenenza misterica. E ciò si vede e si “sente” aleggiare nelle simbologie e nelle iconografie messe in campo nelle varie Arti.

Un Maestro d’Arte è, in tutte le discipline, colui che sa leggere i segni e che traduce ed elabora con le proprie capacità… assimila e trasmette l’Ars Combinatoria, le analogie, le soluzioni che rapportano l’uomo alla sua realtà sensibile e ultra-sensibile.

Spesso si diffonde nel mondo un moto di infantilismo e… dilettantismo… unito all’ebbrezza che sempre dà la presunzione… ed un malinteso senso della Libertà… sembra autorizzare “tutti a tutto” ma, in realtà, non si fa altro che sancire legittimità alla successiva violenza di un Potere basato ancor di più sull’accumulo dei privilegi e di tutti quei simboli “totemici” che si usano per tutto ciò che attiene alla Materia.

L’incapacità a nobilitarsi con ragioni più auree, trova la sua ragione d’essere nella massificazione più sfrenata ed assoluta.

Non è così invece, nei “disegni” delle più “ortodosse” istituzioni misteriche ed iniziatiche… perché la tutela dell’espressione di Libero Pensiero è nella Ragion d’Essere di chi consegue la Maestria e… si nobilita nella ricerca di un’Etica che trascenda il Tempo e la Storia. Ed il confrontarsi con le figure dei Grandi ed i loro insegnamenti e concetti significa ricongiungersi a più nobili radici.

Intorno a codesto tipo di operazione spesso si determina la nascita di un’élìte o di una “consorteria”… uomini, come in questo caso, uomini d’Arte che si incontrano sul piano delle affinità elettive.

L’Artista sarà Maestro… il Maestro sarà Artista!

Ed ambedue le realtà sono termini… definizioni dell’Arte e… dell’Ars Regia in senso ermetico!

Così l’Artista in epoche passate… si riunisce in corporazioni, in botteghe, in fratellanze di mestiere o in ristretti cenacoli filosofici in cui “speculare” il Pensiero da trasmettere nelle loro opere. E… bisogna anche riflettere sul concetto di Disciplina, intendendola nel senso più completo del termine e non solo come specifico campo di interesse professionale…

L’Artista sarà Maestro… il Maestro sarà Artista

nel senso dell’Essere e del Fare.

Se un “sentire” ebbro e profano autorizza “tutti a tutto”, quell’Etica non ritiene sia il caso di spingere i bruti all’assalto di una dimensione misterica dell’Arte ed incoraggiarli al saccheggio di un Mondo di nobili idee… perché, in tal modo, si verificherebbe l’ingombro continuo del non nobilitato e del non qualificato nel senso più ufficiale della Cultura e in maniera speculare nell’Arte Reale… ed in codesta generale caduta di livello..

il finto artista sarà un finto maestro…il finto maestro sarà un finto artista…

ma passerà per autentico, così come vuole la regola dell’apparire!

Certo non fu così per Nicolas Poussin che, fu definito già ai suoi tempi, il Pittore Filosofo… perché la Sostanza, lo Spirito e Conoscenza… uniscono Uomo, Artista e Maestro; l’intera sua Opera, indica e canalizza concetti di Virtù a noi ben note.

Alcune sue opere in particolare sono delle autentiche porte cosmiche di cui egli sembra possedere le chiavi. Il suo ruolo sembra essersi determinato nell’ereditare i misteri della classicità e consegnarli adeguatamente ermetizzati ai suoi posteri.

L’opera intera è l’espressione della Sapienza del Grande Pittore Iniziato. In una delle pergamene ritrovate nella Cappella della Maddalena di Rennes-le-Château, si fa preciso riferimento ai pittori Nicolas Poussin e Teniers, come detentori di una Chiave e depositari di un Segreto.

Nel 1656, Nicolas Poussin che, in quel tempo viveva ed operava a Roma sotto l’Egida dell’Ambasciata francese alla Corte Pontificia, aveva ricevuto la visita dell’abate Fouquet, fratello di Nicolas Fouquet, sovraintendente delle Finanze di Luigi XIV, re di Francia.
Da Roma, il priore inviò una lettera al fratello raccontando il suo incontro con Poussin.

Una parte di quella epistola, merita di essere citata:

Egli ed io discutemmo di certe cose che con comodo potrò spiegarvi in dettaglio, cose che vi diranno tramite monsieur Poussin, vantaggi quali persino i Re stenterebbero grandemente ad ottenere da lui e che, secondo la sua opinione, forse nessun altro riscoprirà mai più nei secoli futuri. E ciò che, più conta, sono cose tanto difficili da scoprire che, null’altro ora esistente su questa terra può essere più avventurata o pari ad esse.

Gli storici e i biografi di Poussin o di Fouquet non sono mai riusciti a spiegare in modo convincente questa missiva che chiaramente allude ad un mistero d’enorme importanza.

Vado avanti, evitando di fare la solita biografia del personaggio. Vado avanti, leggendo fatti e testimonianze.

Tra le opere pittoriche del Poussin, ve ne sono molte che, sotto il velame della religiosità o della rappresentazione mitologica, come era in uso in quei tempi, rivelano la sua conoscenza dei fatti di carattere esoterico e, quindi, se vogliamo, la sua appartenenza alle cerchie misteriche di quei tempi.

I ‘Pastori d’Arcadia’ è un’opera celebratissima e, allo stesso tempo, pochissimo pubblicata. A parte il valore artistico, il quadro sembra piuttosto innocuo. In primo piano, tre pastori e una figura femminile, radunati intorno ad una grande tomba antica, contemplano l’iscrizione incisa sulla pietra corrosa: “Et in Arcadia ego“. Sullo sfondo, un tormentato paesaggio montuoso, del genere spesso dipinto dallo stesso Poussin.

‘Pastori d’Arcadia’ – Nicolas Poussin

Fino al 1970, quel paesaggio era ritenuto dagli storici dell’Arte, del tutto mitico; creato dalla fantasia dell’Autore. Dopo il 1970, però, fu scoperta una tomba del tutto identica a quella raffigurata nel quadro, identica per posizione, dimensioni, proporzioni, forma,  vegetazione che la circonda; c’è persino lo spuntone circolare di roccia sul quale uno dei pastori di Poussin appoggia il piede. La tomba si trova alla periferia del villaggio di Arques, a cinque chilometri dalla cittadina di Blanchefort.

Quindi i ‘Pastori d’Arcadia’ appare come una raffigurazione fedele a quei luoghi. Il sepolcro pare essere stato sempre lì. Sembra che sia stato menzionato specificatamente anche in una memoria del 1709.  Se mai ci sia stata veramente un’iscrizione sulla tomba, le intemperie l’hanno ormai cancellata da molto tempo… ma appare nel quadro di Poussin.

La Morte annuncia la sua lugubre presenza anche in Arcadia, l’idillico Paradiso pastorale della mitologia classica. Tuttavia, l’iscrizione è strana, perché manca il verbo. Tradotta letteralmente significa: “E in Arcadia io”.

Perché manca il verbo? Forse per una ragione filosofica? Per eliminare ogni tempo grammaticale, ogni indicazione di Passato, Presente, Futuro e quindi per sottolineare qualcosa di eterno? O forse per una ragione più pratica?

Il concetto è fermo nel tempo, manca il motore che muove. Il verbo inteso come parola d’avvio è mancante; ci troviamo forse di fronte all’esempio pratico della Parola Perduta.

Con Poussin, ci si muove su di un terreno veramente iniziatico e… non potremo esaurire il discorso in una sola volta. Il tema dell’Arcadia e dei ‘Pastori’ pare essere un sentiero obbligato per Artisti iniziati; prima di Poussin la stessa opera con la stessa iscrizione viene affrontata dal Guercino, del quale si potrà parlare in altro momento.

Et in Arcadia Ego – Guercino

Il tema dell’Arcadia è legato all’Alfeo, il fiume primigenio e sotterraneo che simboleggia il filo nascosto che unisce tutti i veri iniziati. Il fiume Alfeo, deriva da Alfa, e significa primo, inizio, fonte.

L’opera di Poussin è un Corpus di insegnamenti segreti, nel senso del Secretum… il secernere di generazione in generazione. Egli sembra sancire con la sua opera tutto il plauso e l’autorevolezza intellettuale all’entusiastico interesse che in quei tempi si andava formando intorno al tema dell’Arcadia e del fiume sotterraneo. Insieme a lui ci sono nomi illustri; Jacopo Sannazaro e lo stesso Torquato Tasso si appassionarono al tema.

Dovremmo ampliare in seguito questa ricerca su Poussin per una dettagliata descrizione dei caratteri del personaggio e della sua opera in generale. Di lui si sa attraverso le indiscrezioni di altri come Louis Fouquet.

Poussin non lasciò mai trapelare nulla. Il suo sigillo personale portava il motto “Tenet Confidentiam”.

Devo confessare di aver avuto sempre un debole per questo Artista, provando qualcosa di più di un semplice interesse artistico per questo personaggio schivo e silenzioso, una sorta di affetto umano per questo normanno imbevuto di classicità, stoico e amaro nel descrivere i fasti del mondo che passa.

Nato nel 1594, in un paesetto in Normandia, Les Andelys, da giovane lasciò la Francia e si stabilì a Roma, dove trascorse tutta la sua vita, ritornando una sola volta nella sua terra natale, su richiesta del Cardinale Richelieu.

Sebbene non fosse coinvolto attivamente nella politica, Poussin era strettamente legato alla Fronda del movimento anti-Mazzarino ed era in rapporti sorprendentemente amichevoli con un gran numero di frondisti influenti, al punto che, parlando di loro usa più volte il pronome “noi” includendo, quindi, anche se stesso.

Giovanni Pietro Bellori, in ‘Vite de’ Pittori e Scultori e Architetti moderni’ del 1672 ci dà una descrizione della persona e delle sue abitudini:

… era perspicace nell’intendere, scelto nell’eleggere, ritentivo nel conservare a mente… si trattava egli onestamente; il suo vestire non era splendido, ma grave et onorato; ne si vergognava fuori di casa, quando occorreva dar di mano da se stesso alle sue faccende. In casa poi non voleva ostentazione alcuna, usando la stessa libertà con gli amici ancorché di alta condizione…

Visitato un giorno nel suo studio da Mons. Camillo Massimi, oggi degnissimo cardinale che per le sublimi qualità sue, egli sommamente amava e riveriva, nel trattenersi a discorrere insieme, avanzatasi la notte, Poussin, nel partire l’accompagnò con la lucerna in mano per le scale, fino alla carrozza, dove per disagio di portare illume, dicendogli quel signore: “Io vi compatisco che non abbiate un servitore – rispose Nicolas – Et io compatisco più vostra Eminenza Illustrissima che ne ha molti”.                                       

Con questo signore e con altri suoi amici non trattò mai il prezzo dei suoi quadri, ma quando li aveva forniti annotava dietro la tela e senza detrarsi punto, gli era subito mandato a casa.

Trovandomi io seco, un giorno a vedere alcune ruine di Roma, con un forestiere curiosissimo di portare alla patria qualche rarità antica, dissegli Nicolas: “Io vi voglio donare la più bella antichità che sappiate desiderare; et inclinando la mano, raccolse tra l’erba un poco di terra e calcigni, con minuzzoli di porfidi e marmi quasi in polvere, poi disse: – “Eccovi signore, portate nel vostro museo e dite… questa è Roma Antica!”

Questo era il personaggio nel suo fare quotidiano. Il personaggio nella sua dimensione misterica è quello che appare dalle opere. Poussin si lega in continuità all’Arcadia con le opere allegoriche; si lega all’opera di chi, come il Guercino – prima citato – non soltanto era versato nella tradizione esoterica, ma sembra anche conoscere bene quella delle accademie segrete, ed alcuni suoi dipinti hanno temi chiaramente misterici.

Le opere allegoriche come ‘Il Risveglio del Maestro’ hanno questo vantaggio, una sola parola basta a illuminare connessioni che la moltitudine non può afferrare. Tali opere sono accessibili a tutti, ma il loro significato si rivolge ad una élite.

Al di sopra e al di là delle masse, mittente e destinatario si comprendono. Il successo inspiegabile di certe opere, deriva da questa qualità di allegoria, che costituisce non già una semplice moda ma una forma di comunicazione esoterica.

Che dire poi dell’opera ‘Teseo che ritrova le armi del padre’?
L’episodio raffigurato è quello di Teseo che, guidato dalla madre Etra, ritrova, tra le rovine di un tempio scoperchiato, presso due colonne, sotto una pietra squadrata, le armi ed i sandali del padre. La vedova, cioè la madre di Teseo, moglie di Egeo, indica e il figlio ritrova, insieme agli strumenti, la memoria della sua condizione e la conoscenza del compito che dovrà assolvere.

Teseo che ritrova le armi del padre – Nicolas Poussin

Così anche nelle altre opere, in esse si dipana un discorso forte, una coscienza convinta.

La conoscenza, la forte costruzione, la bellezza dell’Arte nella concezione classica, sono tutto il mondo di Nicolas Poussin, artista e iniziato.

Si potrebbero prendere tutte le opere sue ad una ad una e leggervi come in un libro muto, passato e futuro.

Un altro artista iniziato, Giorgio de Chirico, da un tempo più vicino al nostro, prende a modello Nicolas Poussin che, indica i modelli della classicità.

Il fiume sotterraneo continua a scorrere; l’Arte come ultimo e possibile spazio da conquistare e capire è l’anima viva e autentica del mondo, per l’iniziato, sia esso operativo o speculativo.

E… anche per l’Arte Reale è importante la maestria integrale.

Ed è infatti recitato nelle sue regole:

… ciò che, distingue un’Arte, nel senso più alto del termine, è che il primo venuto non è in grado di esercitarla. Per diventare artista è necessario acquisire una speciale attività, sviluppando capacità che non tutti hanno. Coloro che pervengono con il proprio ingegno ad elevarsi al di sopra della maggior parte degli uomini, provano un senso di legittimo orgoglio; si considerano come un’élite, nei confronti del mondo materialista.

Un artista per quanto sia modesta la sua Arte non è più un uomo qualsiasi. È diventato artista solo trasformando, adattando se stesso alle esigenze dell’Arte. Ma questo processo è necessario che si verifichi effettivamente.

Nicolas Poussin sarebbe stato comunque artista, dotato dalla Natura… ma segue il sentiero della Conoscenza, si distingue così dalla maggior parte degli uomini anche per altri motivi. Si distacca per allacciarsi ad una particolare collettività, i cui membri sono uniti da particolari legami di solidarietà.

Seguendo la via iniziatica, come uomo e come artista, leggendo le pagine del Liber Mundus come del Liber Mutus, decifrando i segni, le innumerevoli immagini degli artisti, antichi fratelli con legami che esistevano fuori da ogni organizzazione pratica, che, stabilivano anche da soli, non fosse altro per la necessità di amare la propria Arte, come si impone sempre a tutti gli artisti e… in ogni tempo; ma bisogna comunque domandarsi, quanto tempo ci vuole, con gli attuali livelli di dispersione, della vita contemporanea.

Per riuscire in un’Arte è necessario, infatti, dedicarsi ad essa con passione. Nessuno infatti, potrebbe partecipare ai privilegi del vero artista, se indietreggiando di fronte ai sacrifici richiesti si contenta di praticare l’Arte freddamente, da spettatore, ma senza metterci tutta l’Anima e senza votarsi al culto che esige persino il dono integrale di se stesso.

Riceviamo in proporzione a ciò che, sappiamo dare. Nulla è poeticamente ed esotericamente più vero di quelle leggende dall’apparenza ingenua che, ci fanno vedere, gli artisti come Nicolas Poussin che, sottoscrivono un patto nell’interesse dell’opera intrapresa.

Ora comprendiamo come tutti gli artisti, iniziati che, impegnandosi nella via dell’Arte si legano, stipulano delle obbligazioni gravi pur sapendo che, molto sarà loro chiesto, siano stati premiati col dono dell’Eternità.

Ora sappiamo, in cambio, se la nostra abnegazione a sì che, ci dedichiamo senza riserva, abbiamo la prospettiva di diventare veri figli dell’Arte e quindi… c’è di che soddisfarci pienamente.

Chissà se l’artista ai suoi tempi, ottenendo l’ammissione nella Grande Famiglia o nelle cerchie esoteriche che allora la rappresentavano, ma i cui membri sono da sempre uniti da un comune sentimento di amore fervente e di devozione assoluta verso l’Arte, abbia raccolto i benefici di una effettiva fratellanza.

Io sono convinto di sì.

Chissà se noi, lontani eredi, sapremo reggere il confronto.

Di certo, per chi ancora crede in quel lascito, in quel testamento di Vita e di Arte, per chi, seguendo le rive del fiume sotterraneo, intende pervenire ai “pascoli” della mitica e perduta Arcadia, può sentire di non essere più isolato, un’assistenza misteriosa incoraggia i nostri sforzi, guida la nostra attività, ispira i nostri tentativi.

La collettività fraterna, attraverso la catena che unisce, esercita la sua benefica azione psichica su ogni individuo in essa incorporato.

Chi bene sa intendere l’Arte Reale, sa quanto questo risponda a Verità.

Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.

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