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Nel cuore del mare

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Nel cuore del mare

Ho ascoltato, ho visto, ho udito; e ancora, ho sentito, ho intuito, ho percepito.

In quei momenti senza tempo, tutto si riconduce al “Tutto”; ogni sensazione emerge dal caos del mondo fisico, e trova, “inspiegabilmente” la sua giusta collocazione fra gli infiniti veli dello spirito originario.
È il momento dell’Anima: il corpo non ha più senso, se non per chi vive di un ricordo bagnato da calde lacrime di puro dolore.

Ho sentito qualcuno che ha detto:

il fuoco e l’acqua non distruggeranno l’amore e il tuo sorriso sarà la sua pace.

Poche parole, eppure ricche di codici naturali, che soltanto il dialogo fra spirito e anima possono comprendere e accrescere, nella grandezza del Piano Infinito.
Ad ognuno è concessa la facoltà di sapere; soltanto a pochi è dato comprendere, fino in fondo, il mistero della vita e della morte.

L’eterna dualità, in cui l’uomo è rinchiuso nel tempo ingannevole, soffia il respiro del suo esistere nel mondo, al di qua delle stelle, dove l’Invisibile si cela dietro un sottile velo, simile ad una membrana che raccoglie e protegge il seme dell’Umanità.

Laddove si congiungono i corpi gli spiriti si fondono e le anime si scambiano sentimenti ed emozioni che soltanto attraverso la vita è possibile saggiare.

Non il passato, non il futuro, ma soltanto il presente è la chiave del “giusto tempo”, di cui è conica la forma e certamente non lineare.

Un abbraccio di luce scioglie i ghiacci del dolore e ne costituisce, impetuoso, un fiume in piena, diretto verso il mare della conoscenza e della consapevolezza: lì, l’uomo, riscopre il cuore e la sua interminabile e inesauribile potenza.

Così il fuoco, come l’acqua, apparentemente diversi, ma sostanzialmente simili, se non identici, sostengono il flusso emozionale del cuore, lasciandolo viaggiare negli spazi dell’Universo alla ricerca di verità originarie, non conosciute, ma sottilmente intuite.

Nella percezione spirituale, l’uomo rivela a se stesso i propri limiti, ma al contempo, con l’ausilio dello spirito, ne travalica i confini verso la propria origine, che riscopre e ricerca soltanto in se stesso.

È un viaggio a ritroso, ma che paradossalmente, lo porta in avanti: figlio di una legge, o di un’infinità di innumerevoli leggi, è nel proprio intuitivo pensiero che l’uomo si aggancia alla sua natura divina e inizia a comprendere la relazione degli eventi e delle epoche vissute nel corso della sua esperienza.

Possano i tuoi occhi guardarti come io ti vedo e darti modo di comprendere che nel cuore del mare, risplende la maestosità della bellezza del tuo essere spirituale.

Nulla termina con la morte umana, se non il battito fisico pulsante del cuore: eppure egli, il cuore, muta in forma e in sostanza e il suo battito di materia è sostituito da un “tinnito

spirituale” che accerta e testimonia la presenza animica del nuovo spirito.
Non sulla vita, non sulla morte deve propendere l’attenzione dell’uomo, ma sul ciclo perpetuo della fecondità inarrestabile della “vita spirituale” che “buca l’oscurità della morte e si innesta nuovamente nell’essenza vitale”!

Siamo chiamati al “risveglio” e non all’assopimento; all’affermazione determinata e genuina del proprio pensiero in ogni ambito, e alla fermezza della nostra mente che ci richiama al “Divino”.

Nel “cuore del mare” spirituale, né il bene, né il male hanno più senso: essi ne hanno fino all’ultimo minuto in cui l’uomo è legato alla materia: da adesso in poi, tutto si riconduce al “Tutto”, e nel silenzio dell’anima, prende forza e sostanza, la voce del “vibrato universale”.

Ho ascoltato, ho visto, ho udito; e ancora, ho sentito, ho intuito, ho percepito.

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