C’è un segreto che le pietre delle cattedrali sussurrano a chi sa poggiare l’orecchio nel punto giusto: il mondo non è fatto di materia, ma di un’eco che ha deciso di fermarsi.
Scrivere di Musica e Massoneria non significa solo elencare spartiti o celebrare l’ingegno di Mozart o altri grandi musicisti; significa comprendere come il suono sia la scala che abbiamo usato per scendere nel mondo e l’unica che possiamo percorrere per risalire.
È un’ascia che spezza il mare ghiacciato dentro di noi.
La creazione come condensazione: dallo Spirito alla Pietra
Dobbiamo immaginare l’origine non come un’esplosione, ma come una vibrazione purissima, un punto di luce sonora così sottile da essere inudibile.
L’etnomusicologo Marius Schneider, nel suo immenso lavoro sul “Significato della Musica”, ci insegna che la creazione è un processo di condensazione sonora. Il suono si propaga e, allontanandosi dalla sorgente, “rallenta”. Diventa più denso, più pesante, più grossolano attraverso stadi successivi:
Lo stato sottile: è il puro ritmo, l’idea, il soffio che ancora non ha forma.•
Lo stato fluido: è la melodia che inizia a scorrere, l’energia che prende direzione.•
Lo stato solido: è la materia.
La pietra che tocchiamo, il corpo che abitiamo, non sono altro che “musica pietrificata”.
In questa visione, l’universo è un immenso spartito dove ogni oggetto è una nota che ha perso il suo movimento originario. Il lavoro nella Libera Muratoria consiste nel ridare movimento a ciò che è statico, nel ritrovare la vibrazione vitale dentro la pietra grezza.
Il soffio della vacca cosmica: da MUA ad AUM
Schneider esplora un passaggio fonetico e spirituale che è la chiave di ogni rito di passaggio: il passaggio dal MUA all’AUM. Il MUA è il muggito della “Vacca Cosmica”, simbolo arcaico della Grande Madre, della Natura che genera.
È un’emissione sonora che va verso l’esterno. È il suono dell’involuzione: lo spirito che si proietta nella materia, il soffio che si disperde nel mondo manifesto per dargli vita. È la vita che accade, la forza bruta che crea le forme.
L’iniziazione, però, è un processo a ritroso. È qui che il MUA si capovolge e diventa AUM. Il passaggio rappresenta la consapevolezza che torna alla sorgente.
Se il MUA è l’emissione, l’AUM è il riassorbimento: A-U-M:
È il processo vocale che parte dalla gola (A), attraversa il palato (U) e si chiude sulle labbra e nel naso (M), riportando il suono all’interno, verso il silenzio della mente.
È il viaggio dell’iniziato: smettere di essere solo un prodotto della natura per diventare un costruttore consapevole che risale la corrente del suono fino al Silenzio Originario.
L’Acqua corrosiva: il potere ermetico del suono
In questo contesto, la musica non è solo un piacere estetico, ma un’operazione di alchimia interiore. Gli antichi testi ermetici parlano dell’Acqua Corrosiva, quel solvente capace di sciogliere anche i metalli più duri.
La musica agisce esattamente così sulle “concrezioni dell’ego”. L’ego è una stratificazione di abitudini, paure e difese che si sono depositate sulla nostra essenza come calcare. La musica rituale,con la sua precisione geometrica, penetra queste difese:
1. Infiltra: entra dove la parola razionale non può arrivare.
2. Corrode: vibra alla stessa frequenza delle nostre rigidità, frantumandole.
3. Scioglie (Solve): riduce l’ego allo stato liquido, permettendo alla coscienza di fluire di nuovo.
Il rinnovamento costante: nuove musiche per l’Essere eterno
Ma la musica non è un reperto da conservare sotto teca. Essa è viva, come è vivo l’Essere che è stato, è e sarà. Per questo motivo, l’armonia va sempre rinnovata. Non possiamo pretendere di sciogliere le durezze del cuore contemporaneo usando solo i linguaggi del passato.
L’essere umano muta, e con esso deve evolvere lo strumento sonoro che lo attraversa. Cercare nuove musiche, adatte al linguaggio del nostro tempo, non è un tradimento, ma un dovere: significa mantenere il rito pulsante, capace di parlare all’uomo di oggi con la stessa forza dei costruttori di cattedrali.
Il pavimento che si fa tastiera: diesis e bemolli
C’è un’ultima immagine che trasforma il simbolo in azione. Se abbassiamo lo sguardo, vediamo il pavimento a scacchi: quel dualismo di bianco e nero su cui poggiamo i piedi, il campo di battaglia della nostra esistenza tra luce e ombra.
Un dualismo solo apparentemente statico. Infatti, se guardiamo la tastiera di un pianoforte, quel pavimento si è alzato, si è fatto strumento. Il massone non è solo colui che impara a camminare in equilibrio sul mosaico. È colui che impara a suonarlo.
La tastiera ci insegna che non si può comporre musica usando solo i tasti bianchi. Una melodia di soli bianchi è piatta, infantile. Abbiamo bisogno dei diesis e dei bemolli – quei tasti neri che rappresentano le nostre “alterazioni”, i nostri dolori, le nostre ombre – per creare una vera Armonia. Il segreto non è scegliere un colore, ma possedere il tocco capace di unirli in un accordo che vibra.
Ogni volta che in una tornata risuona la Colonna d’Armonia, assistiamo a una nuova genesi. Siamo esseri fatti di suono che hanno dimenticato la propria melodia. La musica è il richiamo che ci ricorda che la nostra vera patria non è solo la pietra fatta di materia che calpestiamo, ma il soffio che la abita.
Autore Hermes
Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.













