L’antieroe come paradigma dell’iniziato
Nella storia come nella letteratura, accanto alla figura dell’eroe, meno spesso troviamo quella dell’antieroe.
Mentre l’eroe è bello, giusto, senza macchia e senza paura, animato da un alto senso morale, l’antieroe ne è la versione speculare.
Spesso brutto se non deforme, individualista, ribelle, dilaniato da dubbi e che non sempre riesce a fare la cosa giusta.
Troviamo quello che è forse l’esempio più antico nell’Iliade, in Tersite, brutto, storpio, codardo.
Ma anche se sbaglia i modi, se non sa usare le parole come farebbe un oratore, Tersite dice la verità, dileggia i potenti, diventando la voce di quel popolo che dai potenti è vessato, che rigetta la guerra ma ne subisce le conseguenze.
Naturalmente, le caratteristiche citate non sempre compaiono tutte, tanto da portare a creare una definizione di confine, come quella dell’eroe tragico.
Anche se, l’antieroe ha sempre in sé delle caratteristiche che lo rendono una figura tragica, per cui una distinzione non è sempre possibile.
In questo solco si inserisce un’opera, che sebbene sia poco citata, non possiamo dimenticare, ovvero il capolavoro di John Milton, Paradise Lost.
Testo che racchiude molte suggestioni esoteriche, in una simbologia molto complessa. Il protagonista è Lucifero, poi chiamato anche Satana, che si ribella a Dio.
Cominciamo dall’etimo.
Lucifero significa letteralmente portatore di luce, del latino lux, ovvero luce, e ferre, portare, che deriva a sua volta dal greco ϕωσϕόρος.
Così come possiamo fare riferimento al nome Ἑωσφόρος come personificazione dell’aggettivo ἑωσφόρος, portatore di aurora o portatore del mattino.
Molti sono gli accostamenti tra Lucifero e Venere o Stella del Mattino.
La tradizione esoterica, del resto, separa nettamente le figure di Lucifero e Satana.
Secondo una narrazione poco nota, Dio, nel dare un compito a ogni angelo, ad un certo punto chiese chi volesse prendere sulle sue spalle tutte le colpe degli uomini, rinunciando alle proprie virtù, fino a che le persone non avessero compreso che il loro egoismo è l’origine del male.
Nel silenzio di tutti gli altri, ad offrirsi fu proprio Lucifero, quello più bello, virtuoso e vicino a Dio.
Simbologia che ribalta quella classica e cattolica.
Lucifero che sceglie di cadere per salvare gli uomini.
Questo ci porta a un’ulteriore correlazione, quella tra Lucifero e Cristo.
Entrambi si sacrificano per la salvezza degli uomini.
E, non a caso, nell’Apocalisse di Giovanni, uno dei testi con un significato esoterico più profondo, Cristo si definisce come portatore di luce, come stella del mattino.
Con la stessa autorità che ho ricevuto dal Padre mio;
e a lui darò la stella del mattino. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.
Giovanni – Apocalisse 2, 28 – 29
Lo stesso Dio è luce.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
Le nazioni cammineranno alla sua luce,
e i re della terra a lei porteranno il loro splendore.
Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
perché non vi sarà più notte.
Giovanni – Apocalisse 21, 23 – 25
Tornando a Milton, Lucifero sceglie di cadere per incarnare la possibilità degli uomini di esercitare il libero arbitrio, la possibilità e capacità di scegliere tra bene e male.
Ma introduce anche un altro elemento, l’uomo non avrà più l’esperienza diretta di Dio da trovare al suo esterno.
Dio, dalla cacciata dal paradiso terrestre, va cercato dentro di sé, attingendo alla scintilla divina che è nel creato.
Eppure, Lucifero, incarnando l’egoismo umano, è a tutti gli effetti un antieroe.
Nel famoso passo del Satan’s Speech scrive:
Hell
Receive thy new Possessor: One who brings
A mind not to be chang’d by Place or Time.
The mind is its own place, and in itself
Can make a Heav’n of Hell, a Hell of Heav’n.
John Milton – Paradise Lost
L’uomo come misura delle cose, che può trasformare l’inferno in un paradiso o viceversa.
E, poco dopo:
Better to reign in hell than serve in Heaven
John Milton – Paradise Lost
Una delle più potenti affermazioni dell’individuo.
Ma cosa dona Lucifero ad Adamo ed Eva?
Anche nella Bibbia, il frutto proibito è quello della Conoscenza del bene e del male.
Lo stato di beatitudine di Adamo ed Eva nella Gerusalemme Terrestre è ingenuo.
Non hanno scelto il bene, sono stati ‘creati’ nel bene, non avendone consapevolezza.
Perdono questo stato di beatitudine quando la acquisiscono.
Ma, da questo momento, la scelta tra bene e male è delegata al libero arbitrio.
C’è la cacciata e la caduta, ma la risalita potrà portare ad una beatitudine finalmente consapevole, che darà all’uomo l’accesso alla Gerusalemme Celeste.
In questo senso la figura di Lucifero, in qualche modo, è equiparabile a quella di Prometeo, anch’egli da considerare un portatore di Luce; il ribelle che sfida gli dèi, dunque l’autorità, per il bene dell’umanità.
Che ruba il Fuoco per darlo all’uomo, per dargli la possibilità di giungere alla Conoscenza.
Il Fuoco che è creazione e che può essere associato a quel Logos che dal Vangelo di Giovanni è stato tradotto in modo riduttivo come verbo.
Ma anche il Fuoco di cui è custode il Maestro Venerabile, che lo preserva e trasmette.
Ad accomunare Lucifero e Prometeo è dunque il concetto di sacrificio.
Entrambi scelgono di cadere per donare la Consapevolezza agli uomini e ne subiscono le conseguenze.
Prometeo se non antieroe almeno eroe tragico, le cui gesta lo portano a subire la punizione di una sofferenza estrema.
Due figure che abbandonano l’io per un perseguire un bene percepito come più grande.
Un capitolo a parte meriterebbe il byronic hero, centrale nella poetica di Lord Byron, le cui caratteristiche sono la passione, il talento, l’avversione per il potere, per le convenzioni sociali, ma anche tratti come il cinismo, l’arroganza, la tendenza all’autodistruzione.
Memorabile la figura di Childe Harold, protagonista del poema autobiografico Childe Harold’s Pilgrimage dello stesso Byron, la cui vita si ispira proprio al modello eroico da lui cantato.
L’intera letteratura inglese, e non solo, è stata influenzata dall’eroe romantico byroniano, come non si può trascurare il ruolo dei cosiddetti poeti maledetti: Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, che reificano con la loro stessa condotta di vita lo stilema byroniano.
Due personaggi che possiamo considerare emblematici e che a pieno titolo possono essere considerati antieroi sono Don Chisciotte e Cirano, le cui storie hanno anche un chiaro connotato esoterico, vedi Quijote che in Sierra Morena si denuda, spogliandosi dei metalli, oltre che moltissimi punti di contatto.
Quijote, dalle prime battute è descritto come
[…] seco de carnes, enjuto de rostro […]
Miguel De Cervantes Saavedra – Don Quijote de la Mancha
Cyrano appena entra in scena viene presentato così:
surgissant du parterre, debout sur une chaise, les bras croisés, le feutre en bataille, la moustache hérissée, le nez terrible.
Edmond Rostand – Cyrano de Bergerac
Due amori vagheggiati quanto idealizzati, Dulcinea e Rossana.
Cupo e sempre di malumore il primo, guascone e arrogante il secondo, ma accomunati da un destino di insuccessi.
Quijote sì che lotta contro i mulini a vento.
Cyrano, nell’ultima scena, agita la spada a vuoto.
Ah! je vous reconnais, tous mes vieux ennemis!
Le Mensonge?
(Il frappe de son épée le vide.)
Tiens, tiens! – Ha! ha! les Compromis,
Les Préjugés, les Lâchetés!…
(Il frappe.)
Edmond Rostand – Ibidem
Entrambi alla fine rinnegano la propria esistenza.
Autolesionista Cyrano, che giustifica i successi degli altri, seppur ottenuti anche grazie a quelli che sono i suoi talenti.
Vous souvient-il du soir où Christian vous parla
Sous le balcon? Eh bien toute ma vie est là:
Pendant que je restais en bas, dans l’ombre noire,
D’autres montaient cueillir le baiser de la gloire!
C’est justice, et j’approuve au seuil de mon tombeau:
Molière a du génie et Christian était beau!
Edmond Rostand – Ibidem
Quijote rinnega la sua stessa pazzia, la sua essenza.
Perdóname, amigo, de la ocasión que te he dado de parecer loco como yo, haciéndote caer en el error en que yo he caído de que hubo y hay caballeros andantes en el mundo.
Miguel De Cervantes Saavedra – Ibidem
Pazzia intesa nel senso di Erasmo, altro Iniziato.
Fallimento che per un antieroe non ha possibilità di riscatto.
Non ! car c’est dans le conte
Que lorsqu’on dit: Je t’aime! au prince plein de honte,
Il sent sa laideur fondre à ces mots de soleil…
Mais tu t’apercevrais que je reste pareil.
Edmond Rostand – Ibidem
Singolarmente simili altri due passaggi.
En fin, llegó el último de don Quijote, después de recebidos todos los sacramentos, y después de haber abominado con muchas y eficaces razones de los libros de caballerías. Hallóse el escribano presente, y dijo que nUnca había leído en ningún libro de caballerías que algún caballero andante hubiese muerto en su lecho tan sosegadamente y tan cristiano como don Quijote; e! cual, entre compasiones y lágrimas de los que alli se hallaron dió su espíritu: quiero decir que se murió.
Miguel De Cervantes Saavedra – IbidemD’un coup d’épée, Frappé par un héros, tomber la pointe au coeur!»… – Oui, je disais cela!… Le destin est railleur!… Et voilà que je suis tué dans une embûche, Par-derrière, par un laquais, d’un coup de bûche! C’est très bien. J’aurai tout manqué, même ma mort.
Edmond Rostand – Ibidem
La conclusione, per entrambi, di aver sbagliato tutto, anche la morte.
C’è da chiedersi se, alla fine, il vero eroe non sia poi l’antieroe.
Quelli che non sono belli, vincenti.
Che non hanno superpoteri, che non volano, almeno fisicamente.
Quelli che non hanno l’armatura scintillante e non cavalcano un purosangue che sprizza fumo dalle narici.
Che non hanno scudieri inappuntabili e non fanno cadere le donne ai loro piedi.
Che sono abbastanza forti da non dover piacere a tutti i costi.
Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Francesco Guccini – Cirano
Non è forse l’Iniziato che deve uccidere l’io?
I veri eroi, gli Iniziati, non sono quelli che non si battono solamente perché sono sicuri di vincere, ma per cause in cui credono fino al sacrificio?
Que dites-vous?… C’est inutile?… Je le sais!
Mais on ne se bat pas dans l’espoir du succès!
Non! non, c’est bien plus beau lorsque c’est inutile!
Edmond Rostand – Ibidem
Il vero eroe non è incarnato da Giordano Bruno, che muore sul rogo e con la mordacchia per restare fedele ai suoi ideali?
Il vero Iniziato non è forse quello che si batte, accettando di farsi portar via il lauro e la rosa?
Oui, vous m’arrachez tout, le laurier et la rose!
Edmond Rostand – Ibidem
Il vero iniziato non è quello che si batte fino alla fine?
N’importe: je me bats! je me bats! je me bats!
Edmond Rostand – Ibidem
Anche da solo. Anche al singolare, perché è meglio essere soli che confidare in chi magari diserta.
N’importe: je me bats! je me bats! je me bats!
Edmond Rostand – Ibidem
E alla fine?
Alla fine
Mon panache.
Edmond Rostand – Ibidem
Autore Pietro Riccio
Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.













