Incipit, personaggi e prologo
Incipit
Caro lettore o spettatore, con l’anima in punta di penna, intinta nel sugo delle mie vene, scribacchio questo elaborato, diviso in atti – troppo brevi per essere capitoli – come una commedia. Per questo non mi è possibile chiamarli articoli.
Un canto festoso e vivace diviso in portate in realtà, dove ogni punzecchio è uno sprone verso l’altro, dove ogni battuta è un brindisi all’amicizia condivisa, nelle rispettive identità, su un treno che corre verso chissà dove.
Tutto per sugellare un incontro fondamentale, uno di quelli che il caso – che non esiste – ti regala quando è il momento giusto. Un incontro tra due mondi diversi che, come scoprirai, non erano mai stati veramente divisi.
Un dialogo tra il sacro e il profano, perché a tavola, come nella vita, nulla è davvero separato: il profumo del ragù, che ossessiona i vicoli napoletani, ha la stessa potenza di un’invocazione e la geometria perfetta di un risotto alla milanese può essere un mandala di meditazione.
Un viaggio che non è solo tra Milano e Napoli, ma dentro il cuore, ostinato e generoso di questa Italia che, nonostante tutto, sa ancora incontrarsi e riconoscersi.
Personaggi
– Pietro Esposito, napoletano verace, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile di un quotidiano online. La sua scrivania è un terremoto, ma la sua mente – da 190 di QI – è un radar che estrae segnali dal rumore di quelle degli altri.
È appassionato di lingua e tradizioni napoletane nonché di codici culturali, sommelier di emozioni e palato infatuato di cucina locale, come linguaggio d’amore non verbale.
Un’anima creativa in un caos che funziona, una scelta strategica, in negazione perenne della precisione, di orari, ma non di tempistica. Pietro è un uragano nel golfo di Napoli, con il cuore di sfogliatella.
Per lui un programma è un suggerimento di massima, un appuntamento è un ideale romantico e una ricetta, il punto di partenza per una magnifica deviazione artistica. E quando finalmente si siede a tavola, quella genialità indomita si trasforma in sapienza antica e trasporto estatico. Il suo cuore palpita per rosse bistecche e amici veri.
– Marco Brambilla, milanese, ingegnere per formazione, dedito da trent’anni all’intelligence privata per professione, da sempre amante della lettura (non solo di etichette), che si diletta talvolta a scrivere e a fare l’architetto di degustazioni.
Ha una spiccata passione per la cucina e ha speso anni a setacciare meticolosamente l’Italia per rintracciare qualità genuine nelle materie prime e sapori autentici nei prodotti, andando a scoprire anche artigiani e luoghi laddove potesse essere custodito il fuoco sacro della passione e poter degustare bontà supreme e ingegni culinari. Ne ha una mappa segreta e preziosa, che dispensa a richiesta.
Un’anima precisa, levigata dal rigore, con un’inconfessabile nostalgia per il caos. Marco è un orologio svizzero-lombardo, con la forma di Panettone Milanese, ma lo hanno disegnato male: non una buona forchetta, ma più un gourmet!
Per vocazione Investigatore Culinario®: per lui, una pietanza non è solo alimento, è un caso investigativo da risolvere per decifrare simbologie e significati nascosti! La sua ricerca della perfezione è scopo di vita e anche forma d’amore.
– Il Bigliettaio, il guardiano della soglia e decisore di destini. La sua finestrella è il proscenio da cui osserva l’eterno andirivieni di chi ha una destinazione o pensa di averla.
– Il Cameriere, uomo in crisi di mezza età, svuotato dai turni estenuanti. Un fiume di citazioni dialettali differenti con una saggezza amara che alberga in lui. Ascoltando confessioni e servendo portate è memoria vivente del vissuto su quelle rotaie, ma forse ha dimenticato cosa ci fa lì lui stesso.
– Il Capotreno, l’eleganza fatta uomo, di età media senza crolli o indecisioni. Un raffinato dandy dei binari, padrone di uno splendido salotto viaggiante. Lui è l’ordine che si muove, garantendo che il caos non intacchi mai la tendenza alla perfezione dei viaggi e dei viaggiatori.
– Lo Chef, nella cucina claustrofobica del treno regna una duplice mente gastronomica di una cucina in movimento con un unico fine: unire gli opposti in un miracolo di equilibrio d’armonia segreta. Il tocco creativo e solare e la tecnica precisa e rigorosa trasformano il vagone ristorante in un tempio sacro della gastronomia e delle visioni umane.
– Un effimero capostazione urlante, che conclama l’inizio dell’avventura.
– 3 Voci Fuori campo, una filosofica e solenne, femminile, una più scanzonata e allegra, maschile, e l’ultima con tono, volume e timbro da cronista della storia. Le voci finiscono a comporre quella magia che permette di caratterizzare qualcosa che non sempre è possibile vedere.
Prologo
Hai mai sentito parlare del fatto che la vita relazionale può essere paragonata a un vagone del treno? Ci sono persone che salgono e rimangono per un tratto e poi scendono via.
Alcune stanno con te per poche fermate, altre invece accompagnano il tuo viaggio per tutte le fermate, ci sono quelle che perfino scendono prima che ti sia stato possibile salutarle.
Poi ci sono quelle che sentivi vicinissime e in sintonia, ma senza un chiaro motivo si allontanano, lasciando un vuoto improvviso e incomprensibile.
Ma ogni incontro, breve o lungo che sia, porta con sé una profonda lezione: non tutti sono destinati a restare fino al capolinea, la vera forza sta nel riconoscere chi e perché occupa un posto accanto a te e chi e perché è anche giusto lasciare andare verso un altro vagone o addirittura un treno diverso.
Ci sono volte in cui preziosi ricordi si sono costruiti con persone che non fanno più parte della carrozza della nostra vita, e questa è una particolarità dell’esistenza. Alcuni tratti sono intensi di emozioni, notti interminabili di conversazioni, ma finiscono senza un finale.
Le persone a volte svaniscono, e nemmeno li hai visti scendere dal treno, lasciando solo l’eco dei momenti che un tempo erano tutto e poi scopri che fa male: si condividono sogni, promesse e futuri che non vedranno mai luce.
Ma non c’è nulla da cancellare o dimenticare, da recriminare o crucciarsi, perché in quei momenti si è stati esattamente ciò che si doveva essere gli uni per gli altri.
Il treno della vita insegna che non tutti sono destinati a restare: alcuni arrivano come lezioni, altri come benedizioni e la loro assenza non significa per forza dimenticanza o amarezza, significa solo che il viaggio continua e ogni emozione resta un dono che ci accompagna anche quando chi lo ha fatto generare non viaggia più al nostro fianco.
Ciò non toglie che ci sono coloro i quali ti auguri che finiscano il viaggio assieme a te.
***
E ora, a bordo! Il treno sta per partire.
Sbottonate le giacche, allargate le cinture e preparatevi ad un sontuoso viaggio culinario tra nord e sud.
Se Dio vuole e con l’intercessione e l’aiuto di Gualtiero Marchesi e Luciano De Crescenzo, arriveremo da qualche parte.
Il percorso dove ci porterà?
Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!
PS. Si chiede gentilmente di non procurarsi ortaggi da lancio e soprattutto di dispensarsi di uova marce. Dato che non siano certamente né al Teatro San Carlo né tanto meno alla Scala, stiamo valutando la possibilità di istallare una rete protettiva, stile scena dei Blues Brothers al Bob’s Country Bunker per parare eventualmente gli oggetti lanciati dal pregiatissimo pubblico.
Autore Investigatore Culinario
Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.













