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Milano – Napoli: cena teatrale a 7 portate – Interludio II

Interludio II

Pausa bagno

Sipario

Il cameriere Ambrogennaro sta riordinando un tavolo vicino.

Marco:

Scusi, Ambrogennaro… i servizi?

Ambrogennaro, gentilmente:

Ah, signore… lei chiede come se fosse una semplice domanda… Segua il vagone in quella direzione fino in fondo e alla fine scelga quello a destra o quello a sinistra.

Marco perplessamente:

Scelga?

Ambrogennaro:

Sono gemelli diversi!

Marco perplessamente:

Pure loro?

Ambrogennaro:

Personalmente non li ho mai visti: per lo staff di ristorante quelli sono proibiti. Ma nel tempo ho raccolto i commenti più disparati da parte dei fruitori.

Quello di destra dicono sia un capolavoro di ingegneria, perlopiù essenziale, spartano, austero. Un gioiello di cromatura con innumerevoli funzioni e sensori all’ultimo grido: la pulsantiera è a sfioro, il getto d’aria è un soffio di Zefiro, la serratura della porta è a tecnologia biometrica. Durante le funzioni fisiologiche, fa l’analisi e dice anche lo stato di salute. Taaac…

Marco, visibilmente in trepida aspettativa:

E l’altro, quello di sinistra?

Ambrogennaro, con un’aria da cospiratore, a bassa la voce e una mano di fianco alla bocca:

L’altro è un mistero! Ho sempre avuto svariati riscontri, soggettivi, imprecisi e mai uguali. Sembra sia un’interpretazione d’ermeneutica filosofica.

È come il pisto napoletano: difficile capire che c’è dentro. L’interno è stato descritto come romantico, un po’ in stile barocco, forse più roccocò.

Una bomboniera capricciosa: il rubinetto pare che sospiri, il deodorante si attiva a mano e lo sciacquone è un terno al lotto.

È una lezione sulla pazienza e sulla fede. Ma tutto ciò per voi è un segreto di Pulcinella: basta che ci entriate e via…

Marco lo fissa, basito:

Veramente? Ho capito.

E si allontana. Passano alcuni minuti. Pietro, intanto, si guarda intorno e, vedendo che Marco non torna, decide di andare a sua volta. Pietro ferma Ambrogennaro che sta passando con una mano sul suo braccio.

Pietro:

Uè, Genna’, addò stava ‘o bagne?

Ambrogennaro gesticolando:

A lei la mando dall’altra parte in modo che possa a sua volta scegliere: vada sempre dritto di là. Trova una porticina, superatela. Incontrerà una scala a chiocciola di cinque scalini.

Segua la curva e, mi raccomando, scenda penitente e piano piano, che qualcuno ha lamentato colpi e giramenti di testa. Poi un corridoio, da percorrere in tre passi e troverà due marcantoni che sembrano due bronzi, non le chiederanno nulla, passi senza timore, ma comunque senza bussare.

Attraversi una sala grande piena di gente che mormora, non ci faccia caso, ma veda di non perdersi. Dall’altra parte c’è la camera denominata ‘del silenzio tra gli specchi’, fermatevi: lì troverete i due bagni identici a quelli che ho descritto prima al sig. Marco, così anche lei potrà scegliere, sig. Pietro.

Pietro, che non immaginava ci fossero tutte quei locali su un treno, incamminandosi, prova a darsi coraggio:

‘A Maronna m’accumpagna.

E s’allontana tomo tomo, cuoncio cuoncio.

Dopo un minuto dalla partenza di Pietro, Marco arriva con l’espressione di chi ha visto cose… che voi umani non potete nemmeno immaginare. I capelli sono arruffati. Si sistema il bavero con mano tremula. Rimane zitto e immobile.

Dopo un po’, accompagnato dalle note di Torna a Surriento dei fratelli De Curtis, Pietro rientra dal lato opposto, tranquillo e soddisfatto, con l’espressione di chi ha visto l’aldilà, anche se un po’ stanco.

Guarda Marco e gli dice:

Aggio camminato tanto da attraversare Gerusalemme. Ue, marò! Che è? Pare che ‘o treno ha fatto ‘na curva brutta e tu hai perso ‘a guerra co’ ‘o specchio. Che t’è successo in bagno?

Marco, fissando ancora una volta il vuoto, con voce cavernosa, dice:

Non chiedere… Le mie speranze son andate a rotoli.

Ho incontrato la mia nemesi: ho lottato con un aggeggio che aveva più funzioni del mio smartphone pieghevole, sembrava il pannello di controllo della Stazione Spaziale Internazionale.

Per l’acqua, ho premuto qualcosa che si è illuminata in azzurro. Per l’asciugatura, è partito un getto d’aria che mi ha quasi spinto nel lavandino.

E per l’atto finale… ho cercato il pulsante per un minuto. Alla fine, ne ho premuto uno a caso. È partita la funzione massaggio riscaldato. Una sudata…

Ambrogennaro:

Ah, signor Marco! Il bagno di destra, suppongo: il ‘tritacarne nordico’. I più forti ne escono cambiati nell’animo e nel fisico. I più deboli… a volte li sentivo ancora cantare lamenti dopo ore.

Pietro, ridacchiando:

‘A funzione massaggio!? E, te mancava pure ‘a sauna!

Ambrogennaro:

Ah, signor Pietro… c’è anche quella, se si sa farla partire… Ma forse meglio così!

Marco, tragico:

Ho passato minuti di panico lì, mentre questa… infernale… cercava di farmi un trattamento shiatsu. Poi, per uscire, ho dovuto risolvere un enigma sulla maniglia che non era chiaro se andasse sollevata, spinta o esorcizzata da Padre Amorth.

Ho pensato: «Questa è la fine. Mi troveranno qui domani, intrappolato da un water tecnologico troppo intelligente, rispetto a me.» Un’esperienza che non auguro al mio peggior nemico.

Pietro, asciugandosi una lacrima dalla risata:

Io, invece, aggio dato ‘na capocciata, comme m’aveva detto isso’

indicando Ambrogennaro.

Dentro era indescrivibile… e funzionava tutto. ‘O segreto è nun fà domande. Comme ‘a fede: ‘e cose funzionano si tu ci cride.

Marco, riprendendo il controllo:

Mai. Mai più. D’ora in poi, terrò duro fino al capolinea. Troppa tecnologia nel luogo più intimo…

Pietro, fraternamente:

‘A prossima vota, t’accumpagne e t’aspetto fuori ‘e guardia

ridendo ancora con la lacrima.

Ambrogennaro:

Signori, la verità è che i bagni sono una mia piccola, personale, regia della commedia dell’arte.

Ciascuno è libero di scegliere il bagno di cui ha bisogno. E forse che merita: a lei, ingegnere, un test di sopravvivenza tecnologica; a Voi, professore, un rifugio dell’anima un po’… vintage. Così, quando uscite, vi sentite più…

E se ne va, senza completare la frase.

Poi un po’ più serio, Pietro:

Luciano De Crescenzo divideva gli uomini in quelli di Libertà e quelli d’amore: i primi, come i milanesi, preferiscono farsi la doccia, come preferiscono l’albero di Natale. I secondi, come i napoletani, preferiscono farsi il bagno, come il presepe è considerato un’istituzione.

Marco:

La doccia sarà anche milanese, ma è un protocollo di efficienza – massima resa, minima spesa: ci si lava meglio, consuma meno acqua e fa perdere meno tempo, si esce puliti in 5 minuti, purificati e produttivi.  Un reset igienico, non una vacanza!

Pietro:

Nun pazziammo, ‘o bagno napoletano è nu rituale ‘e ll’anema: n’incontro coi penzieri ‘nfunno ‘a capa. N’appuntamento a colori con l’immaginazione.

È nu regno personale, dove puoi legge, chiagnere, cantà, risolvere tutti i problemi del mondo e fare pure nu spuntino, o te può bevere ‘nu bicchiere ‘e vino’. A doccia è un dovere. ‘A vasca è un diritto!

Ambrogennaro arriva e con fare saggio pronuncia il suo epitaffio:

Visto, signori? Anche il viaggio più breve può riservare grandi avventure. E ora, per ristabilire l’ordine cosmico… Vi porterò la prossima portata.

Sipario

Il percorso dove ci porterà?

Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!

Autore Investigatore Culinario

Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.