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Milano – Napoli: cena teatrale a 7 portate – Interludio I

Interludio I

Controllo biglietti e saluto agli Chef

Sipario

I due parlano del disordine e dell’attesa nelle rispettive visioni.

Marco:

Il disordine in milanese è un rumore visivo da eliminare, come se creasse stress. L’ordine è un dovere civico.

Pietro:

Il disordine ha una sua grammatica segreta. I panni stesi, le vespe in tripla fila, i vasi di basilico in bilico sui balconi non sono caos, ma un linguaggio di vita vissuta. È un ordine di tipo organico, non geometrico.

Marco:

L’attesa a Milano è valutato tempo morto. Uno spreco da ottimizzare. Si deve riempire in sequenza ordinata! Esistono anomalie viste come deviazioni alla norma efficiente.

Pietro:

L’attesa a Napoli è tempo d’opportunità: in una chiacchiera si scambiano opinioni e si crea qualcosa… La fila, ad esempio, è un organismo sociale temporaneo. L’anomalia non è follia, ma sfumatura di carattere che è considerata ricchezza.

Marco:

E della superstizione che dici? Per noi è retaggio folkloristico, quasi argomento di barzellette.

Pietro:

La superstizione è un fatto culturale condiviso nel Sud Italia in particolare e a Napoli in modo specifico. Il malocchio è un’ipotesi diagnostica plausibile per una serie di eventi come linguaggio sociale per codificare la sfortuna di eventi avversi o imprevedibili.

Improvvisamente, compare con grazia e compostezza il Capotreno: un uomo di classe di mezza età, cortese e raffinato, in stile dandy, con la sua uniforme impeccabile e accompagnata da accessori personalizzati. È così perfetta da sembrare dipinta. Ha un’espressione da cartonato, scongelato da un orologio da taschino che guarda ogni 30 secondi come un tic.

Capotreno:

Buonasera. Controllo biglietti. Mostrare il documento di viaggio e un documento d’identità. Grazie.

Marco è il primo: da perfetto milanese di generazione X, estrae immediatamente, il suo telefono pieghevole, lo apre e mostra il grande schermo al Capotreno per farlo barcodare, senza dire null’altro che:

Ecco a lei.

Capotreno, annuendo con un cenno quasi impercettibile, dice:

Tutto giusto e perfetto. Grazie.

Pietro, nel frattempo, inizia una pantomima epica: alzandosi, cerca nelle tasche dei pantaloni, poi in quelle del soprabito, poi frugando nel borsone a tracolla, pare Mary Poppins, da cui tira fuori due libri, di Castaneda e di Borges, un portacenere tascabile e un pacchetto di sigarette, un limone (alberello).

Benché stupefacente, il Bigliettaio lo fissa immobile, senza un battito di ciglia.

Finalmente, nel taschino della camicia, trova trionfante il biglietto stampato, un po’ stropicciato e macchiato di olio nuovo e di vecchio caffè:

Eccolo, eccolo. Spero si legga… Purtroppo… ‘a carta d’identità… barcollando mi deve essere volata da qualche parte salendo.

Il Capotreno fissa il biglietto di Pietro e lo prende tra pollice e indice, come se stesse maneggiando una prova biologica pericolosa e con delicatezza come se fosse un fragilissimo cimelio archeologico; lo studia con attenzione, in silenzio.

Estrae dal taschino perfino una lente d’ingrandimento, stile Sherlock Holmes. Un silenzio carico di tensione. Poi alza lo sguardo su Pietro. Un momento rivolge gli occhi a Marco e al telefono pieghevole ancora nella sua mano. Poi gira lo sguardo ad Ambrogennaro, sopraggiunto nel mentre, manco fosse Watson.

Il Capotreno, senza cambiare espressione, punta uno sguardo fisso su Pietro e dice:

Esposito. Sul mio registro è scritto ‘Esposito Petra’.

Pietro autoprotettivo:

Eh, è ‘o stesso! È ‘na licenza poetica!

Il Capotreno, ignorando la spiegazione, chiede con tono da inquisitore:

Il codice di prenotazione? Dov’è il codice o il QR?

A mancata risposta, con un’espressione atarassica, sentenzia:

Senza documento, multa di 50 euro. Senza Codice altri 50.

E inizia a scrivere sul suo taccuino.

Pietro, con l’espressione da ‘io bimbo buono’, con gli angoli della bocca che più giù non potrebbero andare, guarda il Capotreno con occhi da gattino percosso e con le orecchie piegate esprime due vocalizzazioni:

Eh ja…

Marco, seppur severo, cerca in difesa un’alleanza conciliativa col Capotreno:

Probabilmente è stato distratto e disordinato, ma c’è un modo per ovviare? Posso contribuire all’inconveniente?

Pietro gli rivolge un’espressione prima di frustrazione scolpita e poi di colpita commozione, innalzando il palmo della mano per fermare il suo tentativo.

Il Capotreno, dopo un eterno silenzio di alcuni secondi, stacca il foglietto che stava scrivendo dal taccuino, lo piega in due e lo consegna con uno scatto deciso del braccio a Pietro, sempre più abbacchiato.

E, senza dire una parola, si volta e se ne va di scatto assieme al cameriere, con lo stesso passo silenzioso con cui è arrivato.

A Marco sembra quasi che i due ridacchino allontanandosi assieme e dice a Pietro:

Son intervenuto perché a Milano si sarebbe proceduto all’arresto e alla confisca immediata dei bagagli e congelamento dei beni materiali.

Pietro risponde passandosi la mano piatta col palmo all’ingiù a destra e sinistra sotto il cuore:

E invece a Napoli te fanno ‘o mezzobusto! Nun si vede ‘o codice, ma ‘sto biglietto è macchiato come ‘n’anima peccatrice!

Poi lo apre e legge.

Sul foglietto c’è scritto:

Mi chiamo Gennambrogio, il Vostro Capotreno,

e sono il fratello di sangue del cameriere, Ambrogennaro.

Multa annullata!

Motivo: divertimento del personale di bordo.

Buona continuazione!

La carta d’identità provvediamo noi a trovarla e restituirgliela.

Pietro, con un’espressione indefinibile, lo porge a Marco da leggere, trattenendosi a stento tra stizza e divertimento.

Marco legge, solleva i sopraccigli, sbarra gli occhi e poi, alzandoli dal biglietto, lo guarda e… scoppiano simultaneamente in una fragorosa risata.

Ambrogennaro passa dopo pochi minuti con dei vassoi in mano e, ancora sogghignando e tirando occhiate malandrine, dice:

Dopo l’intermezzo burlon-ferroviario, assaggiate i secondi. A volte basta un pasto condiviso per accorciare secoli di distanza.

Marco:

Ambrogennaro, posso togliermi una curiosità? Anche di là ci sono due fratelli congiunti in cucina che preparano separatamente i due menu?

Ambrogennaro, impercettibile:

Aspetti un momento.

Dopo alcuni minuti, torna indietro con un uomo glabro vestito di nero col tipico cappello. Indubbiamente lo chef.

Lo chef in nero, rivolgendosi sia a Marco che a Pietro:

Avete chiesto di me, signori?

Marco, imbarazzato, prende l’iniziativa e risponde:

Ho chiesto se eravate uno o due chef in cucina, in considerazione dei menu completamente diversi e non mescolabili. Volevo complimentarmi per l’idea e la squisitezza dei piatti che abbiamo degustato finora.

Pietro annuisce concorde in silenzio.

Lo chef in nero dopo una specie di inchino saluta e ritorna da dove era arrivato, scortato dal cameriere.

Dopo tre minuti, esce di nuovo, sempre scortato dal cameriere, vestito completamente di bianco, pure il cappello identico, ma tutto cromaticamente opposto, e dice guardando entrambi:

Avete chiesto di me, signori?

Pietro, visibilmente sconvolto, risponde:

Nata vota… Simme jute in loop? Ma pecché ve site cagnato ‘o vestito?

Lo chef in bianco:

Avete salutato mio fratello congiunto di cucina e ho pensato di palesarmi anche io.

Marco, di nuovo sconcertato ed entrato in quasi loop verbale:

Volevamo complimentarci per l’idea del menu e la squisitezza dei piatti che abbiamo apprezzato finora.

Lo chef in bianco dopo una specie di inchino silentemente saluta e ritorna da dove era arrivato, sempre sotto la scorta del cameriere.

Pietro:

Ma che specie ‘e treno è chisto!?

Marco:

Ma son tutti fratelli qui dentro?

Marco sbarra gli occhi e sussurra:

El manca solo Barbapedana!

VCF (cronista sportivo):

Barbapedana?

VFC (maschile):

Sì, dai… il suonatore ambulante, armato di chitarra. Espressione milanese del Seicento per indicare un giovanotto sprezzante dotato di spada.

Sipario

Il percorso dove ci porterà?

Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!

Autore Investigatore Culinario

Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.