Sipario
Terminato l’effetto arrendevole e d’anestesia alla contrapposizione tra i due generato dal miracolo della mozzarella, Marco e Pietro riattaccano.
Marco guarda fuori i rivoli di pioggia sul finestrino accanto a lui e dice:
La pioggia è un inconveniente logistico e i milanesi hanno sempre un ombrello functional e di design pronto all’uso, appena controllano l’app meteo per organizzare gli spostamenti.
Pietro guarda la pioggia e stimolato risponde:
Non puoi fermare la pioggia, ma come starci sotto e a Napoli è un evento social-teatrale.
Ci si bagna e ci si lamenta, ma è parte dello spettacolo, si aspetta che passi e magari è motivo d’inizio di una conversazione con un estraneo sotto un balcone o dentro un portone.
Marco rimarcando:
Non puoi sempre governare il caos fuori di te, ma puoi controllare i tuoi pensieri. Questa è la forza più grande di un uomo: trasformare ciò che lo colpisce in ciò che lo rende indomabile.
Il cameriere ritorna servendo un risotto allo zafferano con foglia d’oro quadrata alla Marchesi da un lato e altri due piatti dall’altro: uno di spaghetti a vongole e l’altro di zite alla genovese.
Ambrogennaro con fare teatrale e perfetta dizione dialettale:
Chiste è ‘nu rraù ca te fa perdere ‘a capa, ma te fa truvà ‘a felicità. Pe’ cheste, ‘a pasta nun s’è appiccicate cu’ l’acqua.
E se ne va lesto, con l’aria di chi ha appena servito la chiave dell’universo in un piatto di pasta.
Basito dalla performance del cameriere – filosofo giargiana e per l’esuberanza dei piatti napoletani, il milanese, osservando Pietro, dice:
Ma aspetta qualcuno?
Pur tenendo l’espressione compiaciuta della battuta nella sua lingua, Pietro seccamente risponde a Marco:
No. Perché?
Silenzio tombale, infinito gelido.
Marco cazzimmoso:
Lì dentro, allora siete già in due?
Pietro stizzito:
In tre! ‘A vote pure quatte. Nun me fa ‘ntustà ‘a nervatura! ’O milanè, che pienze ‘e tenè ‘a cazzimma?
VCF (cronista sportivo):
Che ha detto?
VFC (maschile):
Nun t’u dico!
Marco:
Ue ti, sta sü de doss, fa minga il baüscia!
VCF (cronista sportivo):
Che pensi di avere pure tu ‘a cazzimma? Ora che ha detto?
VFC (maschile):
Non starmi addosso, non fare lo sborone?!
Giorgio Gaber con La Balilla in sottofondo, sequestra la mente del milanese, che perde lo sguardo nel risotto e viene assorbito dall’osservazione del piatto.
Pietro, dopo alcuni istanti, preoccupandosi, inizia a guardarlo e allungandosi agitargli una mano tra la faccia e il risotto.
Marco con aria da critico d’arte rapito e ipnotizzato dal piatto con chiari sintomi da una commistione tra la sindrome di Stendhal e quella di Stoccolma, esclama:
El risott a la Milanesa, l’eleganza in un piatto! El noster manifest!
Poi, quasi stregato, continua in osservazione di un quadro che sembra di Kandinskij:
La quadratura del cerchio solare in 18 minuti dorati, brodo misurato al millilitro…
La precisione sta anche nel calore, nel movimento di pazienza attiva, di vigilanza, nella mantecatura, che poi abbraccia e invita alla meditazione.
È un atto d’amore, non di controllo.
A ogni cosa il suo tempo, a ogni minuto il suo merito. Un minuto di meno, è tradimento, un minuto di più diventa crudeltà!
Ogni chicco di riso ha la sua storia, come i mattoni del Duomo!
Voi invece il ragù lo lasciate cantare per giorni: praticamente una sceneggiatura di Pirandello: uno, nessuno e centomila, pentole!
Il napoletano, dal canto suo, ammirando gli spaghetti come fosse un’immagine santa in un tabernacolo, con un sorriso che sa di mare e prezzemolo e una postura che vorrebbe calarsi a genuflessione, elogia, anche lui quasi in trance:
‘Sti spaghetti so’ ‘na matassa ‘mbrugliata d’oro e ‘e vongole sono gemme preziose, la musa Partenope se n’è spogliata per noi.
Il milenese, ripresosi e imitando lo slang napoletano, brinda col suo Lugana Riserva DOC:
Almeno a te non so’ fujute.
Poi più seriamente continua il brindisi sempre in slang:
Chille so’ ‘na tarantella e ‘sto risotto è ‘na sinfonia.
Pietro:
‘A genovese poi… a fuoco basso, con la benedizione di San Gennaro. Nun coce, prega senza ‘rilorgio e aspetta ‘o miracolo!
Assaggiando, Pietro scherzando finge uno svenimento.
Buoni eh?
chiede il milanese.
Pietro risponde stringendosi nelle spalle, con tono da padre confessore:
Uanema, è n’abbraccio caldo e salmastro uno e ‘na cannonata che spara allegria l’altro!
Marco:
Il buon gusto non ha confini… anche se il burro per voi è un insulto all’olio! Ma, el burr e i öeuj, han l’aneem de la stess Italia.
Pietro, con voce nuova e più calda, prende il bicchiere col suo Fiano di Avellino:
Alla fine, il risotto alla milanese come gli altri due, pur diversi, rimangono tutti fatti col cuore!
E, dopo aver bevuto, prosegue lentamente:
Potrebbe sembrare un ragù po’ traditore: si chiama ‘Genovese’, ma è napoletanissimo. Cipolle, carne e poco d’altro quanto niente.
Ma guarda che miracolo di cottura lentissima. È il trionfo della trasformazione attraverso il tempo e la calma. La cipolla, che fa piangere, si sacrifica, si dissolve, diventa dolcissima, si fonde con il succo della carne fino a diventare una cosa sola, un profondo commovente connubio.
Comme l’anema cu’ Ddio.
Riduzione all’essenza. La manifestazione che torna alluno. È una lezione di pazienza di abbandono e fiducia e di umiltà. È il profumo della domenica, della famiglia riunita, delle nonne che custodiscono il segreto della tradizione.
Finendo di mangiare con un’energia teatrale da metodo Stanislavskij, nell’avvolgere gli spaghetti, manca il colpo d’ultimo giro e, in un gesto incontrollato d’esaltazione, si sporca.
VFC (cronista sportivo):
Prima medaglia alla camicia.
Marco guarda la macchia, come fosse peste bubbonica.
Pietro:
Non è ‘na macchia, ma reminiscenza. Immacolata è ‘a cammisa d’ommo che nun ha campato!
Marco tentando di stirare la brutta piega:
Ona lavada ona sügada e la par nanca duprada.
Pietro, estraendo dalla tasca un mini-kit per le macchie, come una PPK con una prontezza da agente segreto:
Un intervento tempestivo a tripla azione evita il ricorso immediato alla lavanderia.
Po’ ‘na scutuliata e jesce nova.
VFC (cronista sportivo):
Due a zero, palla al centro, via al secondo tempo.
I due si stringono la mano, per la quarta volta.
Il treno corre e il paesaggio esterno è in costante mutamento, come un quadro impressionista che si scioglie. Gli alberi si trasformano in pennellate di colori vivaci o prendono forme impossibili, le montagne si inclinano a un angolo strano e i fiumi sembrano scorrere all’inverso.
Sipario
Il percorso dove ci porterà?
Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!
Autore Investigatore Culinario
Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.













